Pete Hegseth, il segretario alla Difesa dell’amministrazione di Donald Trump, è pronto a imporre al Pentagono la politica di tagli alla spesa pubblica perseguita dalla Casa Bianca con il sostegno della task force per l’efficienza governativa (Doge) presieduta da Elon Musk. In tre anni il budget del Pentagono si è dilatato nell’ultimo triennio, salendo da 700 miliardi di dollari a un livello record di 850 miliardi di dollari su iniziativa dell’ultima amministrazione di Joe Biden per l’anno in corso.
Hegseth ha, su indicazione di Trump, proposto di partire dall’obiettivo di risparmiare 50 miliardi di dollari per tagliare linearmente la spesa per la Difesa dell’8% ogni anno. Se applicata, questa direttiva porterebbe alla fine del mandato di Trump la spesa a poco più di 608 miliardi di dollari, quasi il 29% in meno rispetto al valore attuale. Una svolta che si può legare a diverse motivazioni.
Le priorità di Trump e Hegseth per il Pentagono
In primo luogo, l’amministrazione Trump parte da una sfida oggettiva: i tagli erano già stati pensati dall’amministrazione Biden, che ha dilatato negli anni scorsi le capacità di spesa dell’apparato militare Usa per rispondere alla necessità di blindare la sicurezza di alleati come Ucraina, Israele e Taiwan, profondamente armati da Washington. Il 2024 ha portato le spese per l’assistenza finanziate dalla difesa Usa al massimo.
In quest’ottica, Trump e Hegseth intendono dirottare le priorità di spesa verso le scelte politiche ritenute maggiormente impellenti dal nuovo governo. Secondo Politico, l’elenco dei programmi che potrebbero essere tagliati include “i sistemi d’arma che il Pentagono aveva precedentemente designato come tra i più critici, tra cui i sottomarini di classe Columbia che dovrebbero entrare in servizio entro il prossimo decennio, i sistemi spaziali, una gamma di velivoli con equipaggio, nonché gli schieramenti di truppe in diverse regioni, tra cui Europa e Medio Oriente”.
Non inclusi, invece, “i sottomarini di classe Virginia, i sistemi senza equipaggio e il programma emergente di caccia senza equipaggio dell’Aeronautica Militare, le navi di superficie, la sicurezza informatica, le munizioni e l’energia, nonché la difesa missilistica nazionale”, che Trump vuole modellare su quella israeliana (Iron Dome).
Più controllo all’amministrazione sulle spese
C’è poi da sottolineare un secondo elemento. Il nuovo corso a Washington intende centralizzare sull’amministrazione molte scelte strategiche che afferiscono al Congresso, in cui i repubblicani peraltro stavano pensando un’aggiunta di ben 50 miliardi di dollari al budget per la Difesa. Trump intende evitare che i singoli deputati, democratici o repubblicani, spingano programmi di spesa che appaiono orientati più alla difesa di rendite elettorali nei propri collegi che a un vero e proprio interesse nazionale.
A gennaio Bloomberg Government News, in particolare, faceva notare che Hegseth stesse “tutte le nuove assegnazioni di contratti dell’Esercito, nonché le richieste di nuovi programmi, provocando uno shock nel settore della difesa”. Nel 2024, ha ricordato Bgn, “la spesa dell’Esercito per gli appalti è ammontata a 113,8 miliardi di dollari“.
Questo si somma alla spinta da parte dell’amministrazione e dei suoi sostenitori legati al mondo delle tecno-oligarchie e del complesso militare-tecnologico per sostituire molti dei contractor tradizionali con nuove, più dinamiche aziende orientate al business della sicurezza nazionale. In particolare, oltre a Musk e alla sua SpaceX, da tenere d’occhio sono le due aziende dal nome tolkieniano che hanno come loro padrino Peter Thiel, Palantir e Anduril. Da inizio anno, non a caso, i conglomerati tradizionali, come Lockheed Martin e Rayethon, registrano una vera e propria crisi in borsa.
Una graduale privatizzazione della sicurezza nazionale?
Infine, l’agenda di Trump e Hegseth risponde a una generale ondata favorevole alla graduale privatizzazione delle funzioni pubbliche e, di conseguenza, allo smantellamento dello Stato che nelle intenzioni del movimento populista oggi dominante nel Partito Repubblicano, il Maga, deve arrivare fino agli apparati della sicurezza nazionale. La scure della nuova amministrazione intende colpire anche l’assistenza medico-militare, i servizi per i veterani, tutto il welfare, visto come spesa improduttiva e potenzialmente dannosa.
Sommata ai tagli dell’operatività e alle proposte fatte da altri apparati, come i vertici della Cia e della Fbi, la campagna di risparmio forzato che la nuova amministrazione intende imporre al Pentagono apre a enormi praterie per il settore privato per ampliare i suoi profitti nell’appoggio all’espletamento di funzioni vitali per la sicurezza nazionale, come del resto nelle forze armate Usa avviene già da decenni in campi come la logistica o la gestione dei big data.
Si apre un’epoca in cui i vuoti potranno essere colmati, soprattutto nelle missioni all’estero, con forze armate non regolari ma appaltate da compagnie militari private e in cui i centri decisionali della Difesa Usa saranno sempre più vicini ai magnati, ai tecno-oligarchi e ad apparati non controllabili dal potere istituzionale? In politica il vuoto non esiste. E dunque Trump e Hegseth nella loro spinta a tagliare il budget del Pentagono devono pensare a un’eventualità del genere. A meno che non sia loro esplicita volontà perseguirla.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

