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Società

Non propaganda ma suggestione: videogiochi, nuova frontiera del soft power cinese

Per costruire soft power la Cina è entrata in modo massiccio, sottile e inesorabile, facendo dei videogiochi la sua arma più raffinata.
Cina

La Cina ha imparato in fretta. Per decenni il soft power è stato il regno incontrastato degli Stati Uniti e dei loro alleati, con Hollywood, la musica pop e l’industria dell’intrattenimento capaci di plasmare l’immaginario collettivo su scala globale. Ma i tempi cambiano, e se ieri erano il cinema e la TV a veicolare i miti dell’America, oggi è il mondo digitale il nuovo campo di battaglia. E in questo campo la Cina è entrata in modo massiccio, sottile e inesorabile, facendo dei videogiochi la sua arma più raffinata.

Non è più solo una questione di prodotti esportati o di film a tema storico. Pechino ha capito che il modo migliore per diffondere la propria influenza non è imporre, ma avvolgere, infiltrare, plasmare lentamente. E così il colosso Tencent, gigante dell’intrattenimento digitale, ha costruito un impero capace di parlare a centinaia di milioni di giovani in tutto il mondo senza bisogno di proclami politici o ideologici. Possiede Riot Games, sviluppatore di League of Legends, uno dei giochi più seguiti al mondo, e detiene una fetta importante di Epic Games, la società dietro Fortnite, con i suoi oltre 400 milioni di utenti. Un impero invisibile, ma potentissimo, che non impone la cultura cinese ma la rende parte dell’esperienza quotidiana di gioco, iniettandola senza che nessuno se ne accorga.

La Via della Seta digitale

Il metodo è sottile: non propaganda, ma suggestione. In Honor of Kings, i giocatori si trovano ad affrontare personaggi ispirati alla mitologia cinese, dal leggendario artigiano Lu Ban al Re Scimmia di Viaggio in Occidente. In Black Myth: Wukong, sviluppato dalla cinese Game Science, il fascino della grafica e della narrazione introduce milioni di giocatori a un’estetica e a una mitologia lontana dalle tradizionali narrazioni occidentali. Il risultato è che, senza nemmeno rendersene conto, i giocatori assorbono la cultura cinese, familiarizzano con simboli, miti e riferimenti che un tempo erano esclusiva di Pechino. E quando queste immagini diventano familiari, il passaggio dall’intrattenimento all’accettazione di una nuova visione del mondo è più breve di quanto si pensi.

Non è un caso che tutto questo si inserisca nella strategia della Digital Silk Road, il braccio tecnologico della Nuova Via della Seta. La Cina non sta solo costruendo infrastrutture materiali, come porti e ferrovie, ma sta anche plasmando un ecosistema digitale che porta il suo marchio ovunque. I videogiochi, in questo senso, non sono un semplice passatempo, ma strumenti di influenza, veicoli di un nuovo soft power che si insinua dove il potere militare e commerciale non può arrivare.

Ma l’espansione digitale di Pechino non è vista da tutti con favore. Il Pentagono, consapevole della posta in gioco, ha incluso Tencent nella lista delle aziende legate all’industria militare cinese, decisione che ha scatenato la reazione furiosa della società, pronta a difendersi per vie legali. La questione non è tanto se Tencent fornisca realmente supporto alle forze armate cinesi, ma il fatto che il suo immenso potere di influenza sia ormai una questione di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti. La stessa accusa che un tempo veniva rivolta ai colossi dell’informazione russi ora si sposta su un fronte più pericoloso, più insidioso, perché legato non alla disinformazione ma alla costruzione silenziosa di un immaginario alternativo.

Per ora, i videogiochi restano solo un mezzo di intrattenimento per milioni di giovani. Ma domani? La Cina non si limita più a vendere prodotti o a finanziare infrastrutture, sta plasmando i sogni e le ambizioni di una generazione intera. Se il soft power è la capacità di attrarre e influenzare senza costrizioni, allora Pechino sta giocando la sua partita migliore. E il resto del mondo, tra una partita di League of Legends e una sfida su Fortnite, sta forse abbassando la guardia proprio mentre la Cina avanza, un livello alla volta.

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