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Difesa

L’Europa corre senza una strategia verso il riarmo

L’ultima riunione informale del Consiglio europeo ha confermato ciò che ormai è evidente: l’Europa sta accelerando sul riarmo, ma senza una vera strategia comune. L’unico punto su cui tutti i leader sembrano concordare è che bisogna spendere di più per...

L’ultima riunione informale del Consiglio europeo ha confermato ciò che ormai è evidente: l’Europa sta accelerando sul riarmo, ma senza una vera strategia comune. L’unico punto su cui tutti i leader sembrano concordare è che bisogna spendere di più per la difesa, ma il “come” rimane un nodo irrisolto che divide i governi.

Da una parte, la Francia e i sostenitori della strategia “Buy European”, che vedono nel riarmo un’occasione per rafforzare l’industria bellica del continente e, magari, sganciarsi almeno parzialmente dalla dipendenza dagli armamenti statunitensi. Dall’altra, la Polonia e i Paesi più atlantisti, con Donald Tusk in prima fila, che rifiutano qualsiasi limitazione all’acquisto di armi americane. La sua posizione è chiara: il riarmo europeo deve essere strettamente legato alla NATO e agli Stati Uniti.

La Germania di Scholz, come sempre, cerca una posizione intermedia: niente debito comune per finanziare le spese militari, ma maggiore cooperazione tra gli Stati membri, magari aggirando le regole sulla concorrenza per favorire i grandi gruppi industriali del settore. E poi c’è l’Italia, che sotto la guida di Giorgia Meloni ha accettato senza troppe resistenze l’idea di portare la spesa per la difesa al 2% del PIL, senza però spingersi oltre.

Ma il punto più interessante del vertice è l’intervento di Mark Rutte, il nuovo Segretario generale della NATO, che ha tolto ogni ambiguità sul tema: “Il 2% non sarà sufficiente”, ha detto senza mezzi termini. Tradotto: i governi europei dovranno spendere ancora di più e, se necessario, tagliare altrove, anche nel welfare. L’idea che i cittadini europei siano pronti ad accettare sacrifici in nome della sicurezza è una lettura ottimistica, se non ingenua, ma riflette bene il clima politico: la guerra in Ucraina e l’instabilità globale hanno reso il riarmo una priorità, e gli Stati Uniti vogliono che l’Europa faccia la sua parte, senza troppi dubbi esistenziali su “autonomia strategica” o “difesa comune”.

Il compromesso raggiunto è quindi il più prevedibile: si spenderà di più, senza restrizioni sugli acquisti, e si cercherà di favorire la produzione europea senza danneggiare gli interessi americani. Ma il vero problema rimane politico: l’Europa vuole davvero diventare un attore indipendente in campo militare o continuerà a essere, di fatto, un’appendice della NATO? Per ora, la risposta sembra essere la seconda.

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