Nel 2013, Xi Jinping si congratulava con il team di oltre cento scienziati che aveva sviluppato il Tianhe-2, all’epoca il supercomputer più veloce al mondo. Questo evento rappresentava non solo un trionfo tecnologico, ma anche un simbolo della nuova direzione del Partito Comunista Cinese (PCC) sotto la leadership di Xi. Il presidente cinese, noto per il suo approccio sistematico all’ideologia e per la creazione di un forte senso di appartenenza al PCC, aveva fin da subito posto un’enfasi speciale sulla tecnologia come strumento di crescita economica e legittimazione politica. Questo focus si inseriva in una tradizione consolidata: tutti i leader cinesi, dai tempi di Mao, avevano considerato lo sviluppo tecnologico una priorità strategica.
Il successo del Tianhe-2 fu eclissato nel giugno 2016 quando il Sunway TaihuLight, un altro supercomputer cinese, conquistò il primo posto nella classifica internazionale delle macchine ad alte prestazioni. Questo computer, il cui nome cinese “Taihu zhiguang” significa “Luce sul Lago Tai”, non solo era il più potente del mondo, ma utilizzava un processore interamente progettato e prodotto in Cina. Fino ad allora, la maggior parte dei supercomputer cinesi si basava su processori statunitensi. La capacità della Cina di costruire un supercomputer completamente indipendente segnava un punto di svolta, mostrando al mondo che Pechino stava avanzando in modo autonomo e determinato verso la supremazia tecnologica.
La corsa ai supercomputer: la sfida della Cina
Il risultato del TaihuLight rappresentò un doppio shock per l’Occidente, come oggi DeepSeek. Da un lato, l’ascesa della Cina nella classifica dei supercomputer fu una sorpresa per chi non aveva colto la rapidità del suo sviluppo tecnologico; dall’altro, l’uso di processori cinesi dimostrava un’autosufficienza tecnologica inaspettata. Tuttavia, per la comunità scientifica internazionale, questi successi erano meno sorprendenti. La Cina aveva investito per decenni in ricerca e sviluppo, mirando a ridurre la sua dipendenza da tecnologie straniere.
Già negli anni Settanta, durante il periodo di relativo isolamento scientifico successivo alla scissione sino-sovietica, gli ingegneri cinesi avevano compiuto significativi progressi nel calcolo avanzato. Un episodio emblematico fu la visita del 1979 di una delegazione americana guidata dall’ingegnere Severo Ornstein, che riunì un team di scienziati di fama mondiale come Herbert Simon e Alan Perlis. Gli americani rimasero sorpresi dall’avanzamento tecnologico cinese, documentando in un report per la rivista Science come la Cina avesse costruito una base scientifica forte nonostante il suo isolamento. La politica cinese dell’epoca, incentrata sull’autosufficienza, aveva portato alla nascita di progetti pionieristici, come i primi computer digitali a circuito integrato prodotti nei centri di ricerca di Pechino e Shanghai.
Potenza quantistica: la nuova frontiera cinese
Nel giugno 2023, la Cina ha annunciato un ulteriore passo avanti nell’informatica quantistica, presentando il Jiuzhang, un prototipo di computer quantistico capace di svolgere calcoli 180 milioni di volte più velocemente del supercomputer più potente al mondo. Il Jiuzhang, che prende il nome da un antico testo matematico cinese, dimostrava il potenziale della Cina di dominare anche questo settore emergente. Le applicazioni del Jiuzhang, tra cui data mining, biologia computazionale e ricerca chimica, promettevano di rivoluzionare molteplici discipline.
La Cina aveva iniziato a investire nelle tecnologie quantistiche già negli anni Ottanta, ma è con l’avvento di Xi Jinping che questi sforzi si sono intensificati. Nel 2016, il presidente cinese premiò un team di fisici quantistici guidato da Pan Jianwei, che aveva stabilito un record mondiale nell’invio di informazioni quantistiche. Pan, formatosi presso l’Università di Vienna sotto la guida del celebre fisico Anton Zeilinger, tornò in Cina nel 2001 per fondare un laboratorio di fisica quantistica presso l’Università della Scienza e Tecnologia della Cina. Da allora, il laboratorio è diventato uno dei migliori centri di ricerca del Paese, attirando giovani scienziati e portando a risultati rivoluzionari.
Tra mito e innovazione: il cammino cinese
Il successo di Pan Jianwei e della sua squadra si inserisce in una tradizione di miti e sacrifici che hanno caratterizzato la scienza cinese. Figure come Guo Yonghuai, che morì proteggendo documenti strategici, rappresentano l’impegno e la dedizione che hanno alimentato il progresso tecnologico del Paese. Pan stesso proviene da umili origini: cresciuto nella provincia dello Zhejiang, in un periodo di estrema povertà, trovò ispirazione nei grandi della scienza cinese come Yan Jici, fondatore della fisica moderna in Cina.
Pan e il suo team hanno raggiunto traguardi che hanno cambiato la percezione globale delle capacità scientifiche cinesi. Nel 2017, guidarono il lancio del satellite quantistico Micius, utilizzato per realizzare la prima videochiamata crittografata quantisticamente al mondo. Questo evento fu descritto dal MIT Technology Review come una pietra miliare, grazie alla capacità del satellite di trasmettere chiavi di crittografia sicure basate su stati quantistici. Qualsiasi tentativo di intercettazione avrebbe distrutto le informazioni, garantendo un livello di sicurezza senza precedenti.
Un futuro quantistico per la Cina
L’ambizione della Cina di diventare una potenza quantistica si riflette nella creazione della rete terrestre di distribuzione di chiavi quantistiche più lunga al mondo, tra Pechino e Shanghai. Questa infrastruttura non solo garantisce la sicurezza dei dati, ma pone le basi per un Internet quantistico ultra-sicuro. Il successo cinese in questo settore ha sollevato preoccupazioni internazionali, in particolare negli Stati Uniti, che temono che queste tecnologie possano essere utilizzate a fini militari o strategici.
Il dominio tecnologico cinese non è stato privo di ostacoli. Nel 2018, Pan Jianwei vinse il prestigioso Newcomb Cleveland Prize per le sue ricerche, ma non poté ritirare il premio a causa di ritardi nel rilascio del visto da parte degli Stati Uniti. Questo episodio riflette le tensioni geopolitiche legate al timore del furto di proprietà intellettuale e alla competizione tra le due superpotenze.
Tecnologia e geopolitica
La storia della Cina come potenza tecnologica è una testimonianza della sua determinazione a guidare il futuro. Dall’autosufficienza nei supercomputer all’avanguardia nell’informatica quantistica, Pechino ha dimostrato di essere pronta a sfidare il dominio tecnologico occidentale. Tuttavia, questi successi non sono solo un trionfo scientifico, ma anche un messaggio geopolitico: la tecnologia è diventata il nuovo campo di battaglia per il potere globale, e la Cina è determinata a giocare un ruolo da protagonista.
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