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Difesa

Supercaccia anglo-nippo-italiano: Londra studia i costi e la forza lavoro

Regno Unito, le sfide per il super-caccia con l'Italia: costi e forza lavoro. Ecco come rompere i colli di bottiglia.

Il Global Combat Air Program (Gcap), il progetto per il caccia di sesta generazione “Tempest” sviluppato da Italia, Giappone e Regno Unito, è partito, e a Londra si sta iniziando a analizzare la prospettiva industriale e produttiva del programma trilaterale che, come abbiamo sottolineato su queste colonne, rappresenta un’eccellenza tecnologica di rango globale.

L’analisi del comitato del Parlamento sul Gcap

Il Comitato per la Difesa del Parlamento di Londra ha pubblicato un rapporto completo sulle prospettive del programma Gcap, che prevede di portare i caccia a volare entro il 2035 e dovrà essere sviluppato sulla scia di una sinergia tra i prime contractor, la britannica Bae, l’italiana Leonardo e la nipponica Japan Aircraft Industrial Enhancement, necessitante un ampio coordinamento tanto internazionale quanto dentro le singole filiere.

Il Regno Unito ha avviato questa indagine per primo, ed è comprensibile: parte da un contesto economico-industriale in cui le aziende di prima taglia funzionano e sono ben operanti, compresa Bae, ma sulla cui tenuta alla base Westminster ha ritenuto doveroso indagare.

Per la precisione, il rapporto degli onorevoli del Comitato per la Difesa ricorda che “oltre alla partnership trilaterale tra i tre governi, ci sarà anche una rete di relazioni industriali da gestire attraverso e all’interno delle nazioni partner. Quasi 600 organizzazioni, che vanno dalle grandi aziende alle piccole e medie imprese e al mondo accademico, sono coinvolte nella sola supply chain del Regno Unito”. Si ricorda che “Bae Systems è il “lead systems integrator” (Lsi) nazionale e lavora insieme al Ministero della Difesa con altri partner industriali chiave su Gcap in un consorzio noto come Team Tempest”, in maniera analoga a quanto fa Leonardo in Italia e Mitsubishi Heavy Industries in Giappone.

Gli investimenti del Governo e il nodo forza lavoro sul Gcap

Il Governo britannico ha stanziato 14 miliardi di sterline dal 2021 e 600 milioni sono venuti dal mondo industriale per promuovere l’accelerazione di un progetto definito “critico con importanti alleati”, nota il rapporto, che paragona le conseguenze globali del Gcap a quelle dell’accordo Aukus con Usa e Australia per la sicurezza nel Pacifico e la cooperazione navale e spaziale. Il nodo dei costi andrà, secondo Londra, analizzato con attenzione per evitare sprechi come in altri programmi aeronautici.

Il secondo punto critico evidenziato dal report è il nodo della forza lavoro, con le competenze tecniche, dai manutentori ai sistemisti passando per gli ingegneri informatici che appaiono ampiamente assorbiti dal programma dell’Eurofighter Typhoon: “Con le principali fasi di progettazione e produzione del Typhoon completate e la decisione presa nella Strategic Defence and Security Review del 2015 di estendere il servizio dell’aereo, c’era preoccupazione che la capacità industriale di progettare e produrre aerei da combattimento nel Regno Unito fosse a rischio”, si legge nel rapporto.

Sir Richard Knighton, capo di stato maggiore della Royal Air Force (Raf), ha definito la questione della forza lavoro come “la maggiore criticità” nella sua audizione al comitato. Sono stati sentiti anche i sindacati che hanno ipotizzato una logica di dialogo tra committenti e fornitori nella supply chain e di coordinamento sulle assunzioni.

Le trade unions “hanno sostenuto che si dovrebbero fare maggiori sforzi per garantire che i candidati altamente qualificati che hanno perso l’opportunità di assicurarsi apprendistati altamente competitivi all’interno delle aziende primarie del settore fossero in grado di trovare un impiego altrove all’interno della catena di fornitura”. Insomma, dal rapporto arriva un invito al Governo di Sir Keir Starmer: guardare al Gcap come a uno sforzo di sistema. Più che un aereo, più che una piattaforma militare, più che una frontiera tecnologica, potrà essere un laboratorio per un nuovo modo di fare industria ai tempi del primato della sicurezza pubblica. Ammesso di risolvere a monte le criticità evidenziate. Una lezione che vale anche per Italia e Giappone.

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