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Media e Potere

Aiuto, Trump ci spia! Ma Greenwald svela la grande ipocrisia dei media americani

Il ritorno di Donald Trump spaventa i media americani, che adottano comunicazioni criptate per tutelarsi. Ma Greenwald denuncia l’ipocrisia.

L’imminente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca pare abbia gettato nel panico i principali media statunitensi. Un recente articolo del New York Times, firmato da David Enrich e Katie Robertson, ha rivelato che giornalisti e redazioni stanno intensificando l’uso di comunicazioni criptate per proteggere sé stessi e le loro fonti da potenziali indagini federali e convocazioni giudiziarie. Una narrazione, quella secondo cui queste precauzioni sarebbero una risposta specifica a Trump, che ignora però un dato di fatto: ovvero che l’infrastruttura di sorveglianza di massa, capace di monitorare cittadini, giornalisti e oppositori politici, non è certo un’invenzione di The Donald ma è stata creata anni fa e ampiamente utilizzata sotto l’amministrazione Obama.

Secondo il New York Times, avvocati ed editori di importanti testate come il Washington Post, il Wall Street Journal, l’Associated Press, il New Yorker e ProPublica hanno “incoraggiato i reporter a prendere misure per ridurre il rischio che le fonti o informazioni confidenziali possano essere esposte da convocazioni giudiziarie”.

“Comunicazioni criptate”

Le raccomandazioni delle testate includono un maggiore uso di programmi di messaggistica criptata come Signal, sia per comunicare con le fonti sia, in alcuni casi, con colleghi delle redazioni. “Alcune grandi redazioni hanno recentemente sollecitato i reporter a non memorizzare documenti sensibili o appunti sul cloud digitale, perché aziende come Apple, Google e Amazon potrebbero essere citate in giudizio dalle autorità federali”, prosegue l’articolo. Altre testate hanno suggerito di “eliminare appunti e documenti più rapidamente dopo la pubblicazione degli articoli”. La stessa linea è stata adottata anche da piccole testate locali, come il Jersey Vindicator, un sito investigativo del New Jersey. La fondatrice del giornale, Krystal Knapp, ha spiegato di aver cominciato a usare Signal e ProtonMail per proteggere le comunicazioni e ridurre il rischio di essere citati in giudizio. Knapp ha persino acquistato “una SIM a pagamento al minuto che può facilmente eliminare in caso di necessità”.

Greenwald, la critica di un veterano del giornalismo

La pubblicazione dell’articolo ha scatenato una reazione immediata da parte del Premio Pulitzer Glenn Greenwald, il giornalista investigativo che, nel 2013, ha collaborato con Edward Snowden per rivelare i programmi di sorveglianza di massa della NSA. Greenwald ha criticato aspramente la narrazione del New York Times, definendola ingannevole e ipocrita: “Questo è un articolo del NYT assolutamente incredibile. Afferma che i media inizieranno a usare la crittografia per proteggersi dallo spionaggio di Trump. Come se Obama non avesse creato un sistema di sorveglianza di massa utilizzato contro tutti, compresi i media”.

Il commento di Greenwald mette in evidenza la grande ipocrisia dei media americani: presentare Trump come una minaccia unica alla libertà di stampa, ignorando che le basi di un sistema di sorveglianza invasivo sono state consolidate da precedenti amministrazioni democratiche. Barack Obama, in particolare.

Sorveglianza e controllo nella democrazia a stelle e strisce

Le denunce di Snowden e Greenwald, nel 2013, avevano già fatto emergere l’entità della sorveglianza di massa negli Stati Uniti, dimostrando come l’NSA raccogliesse dati privati in modo sistematico e senza discriminazione. Oggi, con l’allarme lanciato dai media contro Trump, si ripropone il tema di una stampa che ignora i precedenti, concentrandosi esclusivamente su minacce politiche attuali per scopi narrativi, piuttosto che affrontare il problema strutturale della sorveglianza di massa esercitato attraverso leggi come il Patriot Act o il controverso Foreign Intelligence Surveillance Act, o FISA, che consente al governo di raccogliere, senza alcun mandato, milioni di dati americani. Il tutto accade nella nazione che dovrebbe rappresentare un modello di democrazia e libertà per tutto l’occidente.

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