Skip to content

Nella crisi tedesca vince l’Italia: Unicredit al 28% in Commerzbank

La marcia di Unicredit in Commerzbank non si ferma. Nella mattinata odierna il gruppo di Piazza Gae Aulenti ha annunciato di esser salito dal 21 al 28% della seconda banca tedesca, coerentemente con le dichiarazioni che indicano nel 29,9% della...

La marcia di Unicredit in Commerzbank non si ferma. Nella mattinata odierna il gruppo di Piazza Gae Aulenti ha annunciato di esser salito dal 21 al 28% della seconda banca tedesca, coerentemente con le dichiarazioni che indicano nel 29,9% della quota l’obiettivo finale del Ceo Andrea Orcel.

A settembre Unicredit aveva fatto la sua mossa per il 9,5% del gruppo di Francoforte, in cerca di azionisti forti nel contesto della fragilità economica dello Stato tedesco, pagandolo 1,5 miliardi di euro. Aveva poi opzionato il 18,5% delle azioni, scegliendo di salire al 21%. Il percorso si è consolidato col terzo scatto che segue di poco la crisi del governo tedesco di Olaf Scholz, che in un primo momento aveva provato a porre barriere alla scalata del gruppo italiano in Commerzbank. “Il bisogno di crescita e di investire la liquidità disponibile si scontra con le resistenze locali, ma non si può ignorare come la crisi politica in Germania potrebbe aver aperto nuove opportunità per Unicredit, rimescolando le carte in un contesto finora caratterizzato da resistenze”, commenta Gabriel Debach, Market Analyst di eToro.

Una mossa giusta al momento giusto

Non c’è dubbio che il tempismo sia stato positivo. “Il prezzo medio di ingresso di Unicredit per l’intera posizione è inferiore alle attuali quotazioni (15,38 euro il prezzo di chiusura di Commerzbank del 17 dicembre alla borsa di Francoforte per una capitalizzazione di mercato di 18,2 miliardi di euro) e soddisfa tutti i parametri finanziari che la banca è si impegnata rispettare nei confronti degli azionisti”, nota Milano Finanza.

La manovra apre alla prospettiva che Unicredit valuti tutte le opzioni realistiche sul tavolo per il gruppo tedesco: da una ramificazione nel consiglio direttivo a una spinta crescente all’integrazione per creare un player di taglia europea. Il recente rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea chiede una spinta al consolidamento nella finanza e nell’industria di punte europee, rilanciando un discorso promosso dal paper Bank mergers and acquisitions in the euro area: drivers and implications for bank performance, pubblicato dalla Banca centrale europea nel 2021.

Ma al contempo non manca tra le ipotesi anche quella del “mordi e fuggi“, ben enunciata da Orcel in un’intervista alla stessa Mf: “Se ci sono le possibilità per un’operazione andremo avanti, altrimenti saremo un investitore che ha fatto un buon investimento. E ci ritireremo”, ha detto il banchiere romano, forte del fatto che Piazza Gae Aulenti ha comprato poco meno di un terzo di Commerzbank tramite operazioni mirate e a prezzo di favore mentre nel frattempo il titolo del gruppo tedesco si rivalutava del 30%. Insomma, c’è un’Italia che vince nella crisi tedesca ed è l’Italia della finanza, a lungo poco avvezza alla crescita di sistema in Europa.

Commerzbank e Bpm, le sfide incrociate di Unicredit

Per Orcel la grande sfida sarà quella di calibrare la partita Commerzbank con l’integrazione proposta di Banco Bpm all’interno di Unicredit tramite Offerta pubblica di scambio (Ops). Sempre più appare palese che quest’ultima operazione sia la priorità in termini di espansione fisica del gruppo, mentre in Commerzbank l’obiettivo è alzare l’asticella di utili, dividendi e stabilità finanziaria del gruppo, sapendo di essere in una posizione win-win. Mal che vada, arriverà una ricca plusvalenza. Ben che vada, Unicredit si ramificherà come colosso di taglia europea. Comunque andrà, Orcel è in corsa per superare a pieni voti l’esame per portare il gruppo nella prima fila della finanza europea. Qualcosa di impensabile nel gennaio 2021, quando è stato nominato ad di Unicredit.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.