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Termoli? No grazie, meglio Saragozza. L’alleanza Stellantis-Cina si fa in Spagna

La Spagna prima del Molise: la via cinese di Stellantis per la gigafactory non dà spazio all'Italia per il futuro.

La prima gigafactory in joint venture tra Stellantis e il colosso cinese delle batterie elettriche Catl vedrà la luce presso Saragozza, in Spagna, mentre per la proposta d’investimento per Termoli, in Molise, ci sarà da aspettare. Il gruppo guidato fino a pochi giorni fa da Carlos Tavares spera nel rilancio dopo un 2024 da incubo segnato dal tracollo delle vendite in Europa, da una sofferenza globale del mercato auto e dal netto calo in Borsa del titolo dell’erede di Fiat Chrysler Automobiles e del gruppo francese Usa.

Un asse industriale in una fase critica

Il gruppo con alla presidenza John Elkann ha scelto l’alleanza con uno degli oligopolisti del mercato delle batterie elettriche in un contesto delicatissimo per l’auto europea. Il recente fallimento della svedese Northvolt ha segnato un netto arretramento della strategia europea di realizzazione di un polo alternativo a quello cinese e all’americana Tesla nella filiera dell’auto elettrica. Questo ha dato sponda alla sinergia tra Stellantis e Catl, azienda con sede a Ningde, nella Cina orientale che, come ricorda il Financial Times, nel campo delle batterie elettriche “ha avuto una quota di mercato globale di circa il 38% nella prima metà dell’anno” e nel settore “vanta economie di scala e spese di ricerca leader nel settore”, in un contesto in cui “le sue vendite sono state sostenute dal mercato cinese, in mezzo a una domanda di veicoli elettrici altalenante in Europa e negli Stati Uniti”.  

I generosi sussidi di Sanchez lanciano l’asse Stellantis-Catl

Non è un caso che la mossa arrivi dopo l’uscita di Tavares da Stellantis; non lo è che segua la fine dell’esperienza Northvolt; e nemmeno la localizzazione dell’impianto in Spagna è scelta a cuor leggero. Tavares, la cui strategia di investimento da 30 miliardi nelle auto elettriche faticava a prendere piede, aveva preferito accordi come la ricerca di joint venture con case cinesi per produrre su licenza le auto non endotermiche in Europa piuttosto che accordi di sistema sulle gigafactory. Il fallimento di Northvolt ha mostrato che l’Unione Europea potrà promuovere la svolta al 100% elettrico al 2035 solo con l’abbraccio con la Cina che – piaccia o meno – è il Paese di riferimento del settore, fatto che ha suscitato in materia asperrime polemiche. E infine la Spagna è il Paese il cui settore auto sta vivendo la condizione più florida in Europa.

Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, non fa mistero di non vedere la Cina come un rivale come fanno, invece, gli Stati Uniti e sempre più Paesi Ue, a partire dalla Germania. Il clima favorevole agli investimenti nella filiera automobilistica spagnola si somma a quello benevolo del rapporto sino-iberico, non condizionato dall’ansia della sicurezza nazionale come accade in altri Stati. Sanchez ha incontrato alla Moncloa, sede del Governo spagnolo, il presidente di Catl, Robin Zeng, nella giornata di lunedì per discutere degli investimenti in terra iberica di Catl, che nel Paese avrà il suo terzo impianto europeo dopo quelli in Ungheria e Germania. Il governo spagnolo favorirà con un generoso sussidio da 357,8 milioni di euro l’investimento di Stellantis e Catl.

All’apertura del socialista Sanchez si è sommata quella del conservatore Jorge Azcon, governatore dell’Aragona, regione di cui Saragozza è il centro principale, ed esponente del Partito Popolare, che ha salutato l’investimento di Catl e Stellantis come la “miglior notizia possibile” per re-industrializzare una regione che è il cuore di quella España vaciada (Spagna vuota) colpita negli anni precedenti la fine del franchismo da spopolamento e impoverimento e da allora a traino del resto del Paese.

Saragozza sale, Termoli scende

Vicino Saragozza Stellantis, al contempo, vanta l’impianto di Figueruelas, che è assieme a quello galiziano di Vigo il perno del suo sforzo produttivo in terra iberica. Qui si producono la Peugeot 208, la Opel Corsa, la Citroen C-4 e altri prodotti di punta di Stellantis, che senza possedere case spagnole ha prodotto nel Paese, nel 2023, un milione di autovetture contro le poco più di 500mila prodotte in Italia.

La ragione per cui Saragozza è stata preferita a Termoli sta nelle economie di scala vantaggiose che l’investimento garantisce e nel clima favorevole ai capitali cinesi che in Spagna emerge. Resta il dubbio su quanto potrà produrre ritorni sistemici un investimento tanto consistente in un settore altalenante come l’elettrico, attorno cui si combatte una vivace battaglia politico-economica. Il rilancio di Termoli come polo di una gigafactory autonoma, in quest’ottica, resta sul tavolo ma come un dossier secondario. E la sensazione è che in un quadro di graduale disimpegno di Stellantis dall’Italia il gruppo di Elkann non abbia gran fretta di approfondirlo.

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