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Crédit Agricole sfida Unicredit per Bpm, in palio il sistema bancario italiano

Una partita a scacchi che non riguarda solo il denaro ma il controllo del territorio e della sovranità economica del nostro Paese.

La partita per il controllo di Banco BPM, uno dei gioielli del sistema bancario italiano, si fa sempre più intricata. Al centro della scacchiera, due attori principali: il gruppo francese Crédit Agricole e Unicredit, capitanata dal suo amministratore delegato Andrea Orcel. Due visioni strategiche contrapposte, due logiche di potere che rischiano di ridisegnare il panorama bancario nazionale ed europeo. Crédit Agricole, dopo aver già acquisito il 9,2% di Banco BPM, ha deciso di aumentare la propria partecipazione fino al 15%, con l’intenzione dichiarata di salire al 19,9% previo via libera delle autorità. Un passo che, di per sé, non rappresenta un’offerta pubblica di acquisto, ma che suona tanto come un messaggio chiaro: “Non pensate di poter fare questa partita senza di noi”.

La contromossa di Orcel

Andrea Orcel, da parte sua, sta giocando d’anticipo con un’Offerta Pubblica di Scambio (Ops), un’operazione che ha tutto il sapore di un’acquisizione ostile. I francesi, che non hanno apprezzato l’iniziativa, sembrano voler blindare il proprio ruolo strategico in Banco BPM, sapendo che qualsiasi mossa futura passerà necessariamente dalla loro scrivania.

Orcel volerà a Parigi il 20 dicembre per incontrare il numero uno di Crédit Agricole, Philippe Brassac. Una mossa che potrebbe rappresentare tanto un tentativo di mediazione quanto una resa dei conti. La posta in gioco è altissima, soprattutto perché Crédit Agricole non è un semplice concorrente, ma un partner di Unicredit attraverso Amundi, la società di gestione del risparmio della banca francese, di cui Unicredit distribuisce i prodotti. Insomma, una partita in cui le linee tra alleati e avversari si fanno sempre più sfumate.

Strategie, alleanze e ritorni economici

La strategia di Crédit Agricole potrebbe essere duplice. Da un lato, l’aumento della partecipazione in Banco BPM rafforza il controllo sul capitale, limitando le manovre di Unicredit. Dall’altro, potrebbe essere una mossa per scommettere su un rilancio del prezzo dell’offerta. Gli analisti hanno giudicato poco generosa l’Ops di Unicredit, e i francesi potrebbero voler capitalizzare su un eventuale rialzo del valore del titolo. La questione centrale è il ritorno economico. Crédit Agricole non ha fatto mistero del fatto che la sua presenza in Italia è strategica: il nostro Paese rappresenta il secondo mercato per la banca francese, e Banco BPM sarebbe un tassello fondamentale per rafforzare la sua posizione sul territorio.

La politica, che non manca mai

Come in ogni partita economica che si rispetti, anche in questa non manca l’interferenza politica. Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, non ha perso occasione per lanciare strali contro Unicredit, definendola “poco italiana” e paventando un futuro di licenziamenti e chiusure di sportelli, soprattutto in Lombardia, dove Banco BPM ha una forte presenza. Salvini invoca l’utilizzo del golden power, lo strumento che consente al governo di bloccare operazioni che mettono a rischio asset strategici. Ma qui la situazione si fa paradossale. Perché invocare il golden power per bloccare Unicredit – un’azienda italiana – e favorire una banca francese, come Crédit Agricole, sarebbe quantomeno curioso. Forza Italia, non a caso, si oppone fermamente a questa ipotesi, mentre esperti ed economisti la giudicano azzardata e inopportuna.

Rischi e opportunità per l’Italia

La questione solleva interrogativi di ordine economico e strategico. L’acquisizione di Banco BPM da parte di Unicredit porterebbe a una concentrazione bancaria ancora maggiore in Italia, riducendo ulteriormente la concorrenza e aumentando il potere di un solo grande gruppo. Tuttavia, il rafforzamento di Crédit Agricole in Banco BPM spinge nella direzione di una maggiore presenza francese nel nostro sistema bancario, già pesantemente influenzato dai capitali transalpini. Il rischio, in entrambi i casi, è che l’Italia perda progressivamente il controllo sul suo sistema finanziario, un tema già sollevato in passato da analisti e politici. Mentre Unicredit cerca di consolidarsi come attore dominante, Crédit Agricole potrebbe agire per trasformare Banco BPM in un tassello di una strategia più ampia per il dominio del mercato europeo.

Conclusione: una partita aperta

Quella in corso tra Crédit Agricole e Unicredit non è solo una battaglia per Banco BPM, ma una sfida per il controllo strategico del sistema bancario italiano. La politica, come spesso accade, sta cercando di cavalcare questa disputa per fini elettorali, ma rischia di creare più confusione che soluzioni. Mentre Orcel vola a Parigi e Salvini brandisce il golden power, il futuro di Banco BPM rimane incerto. Una cosa è chiara: questa partita a scacchi non riguarda solo il denaro, ma anche il controllo del territorio, delle imprese, delle famiglie. E, in ultima analisi, della sovranità economica del Paese.

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