Skip to content
Guerra

L’offerta Usa ad Assad prima dell’avanzata degli islamisti

Una proposta arrivata curiosamente sul tavolo del governo di Bashar al-Assad prima della recente e implacabile avanzata dei ribelli islamisti in Siria. Secondo un’inchiesta del New York Times, Washington avrebbe infatti proposto un ritiro delle proprie truppe dalla Siria orientale...

Una proposta arrivata curiosamente sul tavolo del governo di Bashar al-Assad prima della recente e implacabile avanzata dei ribelli islamisti in Siria. Secondo un’inchiesta del New York Times, Washington avrebbe infatti proposto un ritiro delle proprie truppe dalla Siria orientale e un possibile allentamento delle sanzioni economiche in cambio della rottura dei legami del governo siriano con Iran e Hezbollah. Si sarebbe trattato di una strategia congiunta con Israele e gli Stati del Golfo volta a isolare Damasco e a ridurre l’influenza iraniana nella regione.

La tempistica dell’offensiva e il ruolo di Hezbollah

Damasco, a quanto pare, avrebbe declinato l’offerta degli Stati Uniti: troppo stretto il legame con Hezbollah e la Repubblica Islamica dell’Iran, che hanno combattuto a fianco dell’esercito arabo siriano sin dall’inizio della guerra civile, scoppiata nel 2011. Senza contare il legame religioso: Assad è un alauita, una setta islamica sciita. Il resto è storia. L’offensiva degli islamisti di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), a proposito di curioso tempismo, è stata lanciata lo stesso giorno dell’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Libano e Israele, a dimostrazione di quanto la situazione in Medio Oriente sia interconnessa. Hezbollah, indebolito dal recente conflitto con Israele e obbligato dall’accordo di tregua a ritirare le proprie forze armate dal Libano meridionale, ha temporaneamente ridotto il suo coinvolgimento militare in Siria.

Questo ritiro parziale ha creato un vuoto nelle forze pro-governative siriane, che i ribelli jihadisti hanno sfruttato per lanciare un attacco impensabile fino a qualche tempo fa. Hezbollah, che aveva giocato un ruolo chiave nell’aiutare Assad a riconquistare terreno durante la guerra civile iniziata nel 2011, si è così trovata impossibilitata a fornire quell’aiuto fondamentale ai governativi. E il governo siriano, senza l’aiuto esterno, sta crollando come un castello di cartapesta.

L’escalation di Israele

Se Assad crollerà, è anche per il frutto degli intensi bombardamenti di Israele degli ultimi mesi. Dal mese di ottobre 2023, infatti, Tel Aviv ha intensificato i bombardamenti sul territorio siriano, conducendo oltre 220 attacchi. Secondo il New York Times, Israele, con il sostegno degli Stati Uniti, ha sfruttato la situazione per aumentare la pressione su Damasco e avviare una campagna militare mirata a colpire i rifornimenti iraniani e a indebolire ulteriormente l’alleanza tra Siria, Iran e Hezbollah. Secondo Reuters, l’attacco di HTS rappresenta una dimostrazione di debolezza nella coalizione tra Assad e l’Iran, debolezza che Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti sperano di sfruttare. Strategia che, a quanto pare, sta dando i suoi frutti.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.