Nasce il von der Leyen bis ed appare già vecchio. La seconda Commissione di Frau Ursula passa al Parlamento Europeo con 370 voti a favore e 282 contrari, superando la maggioranza semplice di 360 “Sì” di un soffio e nonostante molte uscite dai ranghi della sua maggioranza, come dimostrato dal No di Marco Tarquinio, euro deputato del Partito Democratico. Decisivi per il passaggio della seconda Commissione von der Leyen due passaggi: da un lato il compattamento a suo favore di un’ampia fetta dei Verdi, che hanno operato provando a blindare il Green Deal; dall’altro, decisivi, i 24 voti a favore garantiti da Fratelli d’Italia, che fa parte del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, dopo l’ok a un ruolo nella Commissione per Raffaele Fitto.
Il sommarsi di queste due possibilità ha permesso la nascita del von der Leyen bis. Entrambe condizioni necessarie ma da sole non sufficienti, l’approvazione dei Verdi e quella di Fdi hanno dato il via libera al nuovo esecutivo UE. Ma mostrano perché il bis di Frau Ursula nasca fragile. E dunque rende già remoto pensare che possa esserci concretezza nel discorso di Ursula von der Leyen con cui la giornata al Parlamento Europeo si è inaugurata.
La politica tedesca chiede più spazio per gli investimenti in Difesa e sicurezza. Dovrà vedere se riuscirà a convincere gli ecologisti, in larga parte contrari. Chiede un Clean Industrial Act e il rafforzamento del Green Deal, in un contesto in cui le destre si riuniscono solo quando si tratta di annacquarlo. Spinge per un rafforzamento delle strategie comuni europee in un campo che vede i Paesi dettare legge con la loro politica interna nel voto Ue: e così Fdi vota a favore per blindare Fitto, mentre il Partito Popolare spagnolo seconda forza del Ppe si schiera contro per non metter la sua firma su Teresa Ribera, vice di Pedro Sanchez promossa commissario. In quest’ottica, von der Leyen intende guidare da donna sola al comando una Commissione che sarà ostaggio dei veri incrociati. Nasce, questo bis, con una componente di aleatorietà legata all’assenza di concretezza nei rapporti tra poteri europei e di una mancanza di realismo.
L’idea che bastasse cristallizzare tutto, dopo elezioni europee tempestose, per rafforzare l’Ue si è rivelata fallace. Ora restano Ursula e le sue parole. E un Parlamento europeo pronto a diventare un Vietnam a ogni proposta di visiva, mentre il mondo la fuori accelera. E l’Europa resta indietro.
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