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Società

Gli zama zama del Sudafrica: mesi nascosti sotto terra per un’oncia d’oro

Gli zama zama, minatori illegali, sfidano rischi estremi e pericoli nelle miniere d'oro abbandonate del Sudafrica.

Nella notte di domenica 24 novembre, 14 uomini, tra cui un adolescente di quattordici anni, sono riemersi dalla miniera d’oro di Stillfontein, in Sudafrica. Uno di loro ha raccontato di non aver visto la luce per due mesi. Dopo il sole, sono arrivate le manette.

Il Sudafrica è stato per secoli il più grande produttore di oro al mondo, tant’è che il centro economico di Johannesburg era conosciuto come “Egoli”, la “città dell’oro”. Oggi la maggior parte delle miniere è chiusa, almeno formalmente. Sono decine di migliaia, infatti, i minatori illegali che si calano nei pozzi di estrazione dismessi per recuperare l’oro rimasto. Il loro nome è zama zama, un’espressione che significa “continuare a provarci”, ma anche “giocare d’azzardo”.

Chi sono gli Zama Zama

Quella degli zama zama non è solo una scommessa su quanto oro riusciranno a prelevare dalle miniere durante “la giornata di lavoro”, che per loro può significare anche mesi sottoterra, scavando a mani nude, senza ventilazione e con un semplice led da bicicletta per illuminare il buio più pesto. La loro scommessa è più temeraria: è una scommessa sulla vita. Oltre al rischio di crolli improvvisi o di esposizione a sostanze tossiche, vi è anche quello della violenza tra gang. Ndumiso, uno zama zama di 52 anni che si racconta alla BBC, spiega che “molti vengono uccisi da membri di gruppi rivali; altri muoiono schiacciati da massi enormi durante le frane”. Lui ha perso un amico, derubato del suo oro e ucciso con un colpo di pistola alla tempia.

Tuttavia, c’è un motivo se, nonostante il pericolo, gli zama zama continuano a scommettere. Quando non si è tra i cadaveri e si riesce a raggiungere la superficie con il proprio bottino, questo lavoro sfama. Ndumiso racconta di lavorare per conto di una gang, il che gli permette di avere “le spalle coperte” nei labirinti sotterranei. Guadagna almeno 1.100 dollari ogni due settimane dal boss e riesce a rivendere da sé parte dell’oro. È così che ha permesso a tutti e tre i suoi figli di andare a scuola, uno persino all’università.

I minatori del Sudafrica

Negli ultimi giorni, la vicenda dei minatori illegali del Sudafrica sta ricevendo un’attenzione mediatica maggiore. Questo è dovuto alla nuova operazione messa a punto dal Governo sudafricano: operazione Vala Umgodi, “tappare il buco” in zulu. Gli zama zama di Stillfontein sono intrappolati da settimane nei tunnel, accerchiati dalla polizia che ha bloccato loro le forniture di cibo e acqua. L’obiettivo è costringere i cercatori d’oro a risalire in superficie, così da poterli arrestare. Un ex zama zama, dopo essere riemerso, ha raccontato ciò a cui aveva assistito: “Mangiavano Colgate, mescolandolo con aceto e sale nel palmo della mano. Alcuni prendevano la carta igienica, la mescolavano con il dentifricio e la mangiavano”. Le proteste dei familiari crescono, ma il governo non intende cedere. La ministra Khumbudzo Ntshavheni rimane categorica: “Non invieremo aiuti ai criminali. Li staneremo. Verranno fuori”.

Il governo sudafricano sta cercando da anni di combattere questa attività, ma gli sforzi sembrano vani. Il fenomeno degli zama zama è solo una delle tante manifestazioni di ingiustizie storiche mai risolte. Le miniere d’oro hanno svolto un ruolo cruciale nella consolidazione delle politiche segregazioniste e del sistema di oppressione lavorativa basato sulla schiavizzazione del lavoro nero. Anche quando queste sono state dismesse, il problema non ha trovato soluzione. Anzi, si è amplificato a causa della massiccia disoccupazione. La disoccupazione genera povertà, e la povertà produce disperazione. Quella disperazione che spinge Ndumiso e tutti gli altri zama zama a “continuare a provarci”, o meglio, a “giocare d’azzardo”.

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