Il conflitto tra Russia e Ucraina prosegue e, dopo l’autorizzazione da parte di Biden per Kiev di colpire il territorio russo attraverso i missili a lunga gittata ATACMS, e il successivo uso, in risposta, da parte della Russia, del missile balistico ipersonico “Oreshnik”, il rischio che la situazione degeneri in una “guerra globale” è sempre più alto, come del resto lo stesso Vladimir Putin ha recentemente detto nel discorso del 21 novembre scorso. Eppure, proprio in questo periodo di massima tensione, dopo gli avvertimenti del premier polacco Donald Tusk e quelli del vicecapo di stato maggiore della difesa britannica Robert Megowan, che accarezzano l’idea di un intervento europeo a sostegno dell’Ucraina contro la Russia, in uno scenario caratterizzato da equilibri politici instabili, attacchi e contrattacchi reciproci costanti, nessuno prende mai in considerazione il volere del ‘popolo’. Davvero è possibile pensare che la popolazione ucraina, così come quella russa, siano disposte a proseguire a tempo indeterminato questo conflitto, che va avanti già da oltre trenta mesi?
Oltre metà della popolazione vuole la fine della guerra: il sondaggio condotto in Russia
Gli esiti di due sondaggi condotti da enti di ricerca indipendenti hanno mostrato come, nonostante i messaggi poco rassicuranti veicolati dalla classe politica, oltre il 50% della popolazione, sia in Russia sia in Ucraina, veda come sempre più necessaria la prospettiva di avviare negoziati di pace.
L’ente di ricerca Russian Field ha in particolare condotto uno sondaggio tra il 7 e il 12 novembre 2024, raccogliendo i pareri di circa 1.600 persone, abitanti in diverse regione della Federazione Russa. Il dato assoluto che ne è emerso è che, a prescindere dal sesso e dall’età, il 54% degli intervistati vuole la fine della guerra e l’avvio dei negoziati di pace, con un’incidenza maggiore tra le persone tra i 18 e 44 anni, che hanno raccontato di temere seriamente per il proprio futuro. La ricerca ha infatti mostrato come, a causa degli sviluppi degli ultimi mesi, sempre più persone temano un coinvolgimento diretto, che si traduce nella paura di essere chiamati al fronte, di essere colpiti dagli attacchi missilistici e di perdere i propri cari. Cosa che ha fatto sì che, per la prima volta dal 24 febbraio 2022, la percentuale di persone ancora favorevoli a proseguire le ostilità sia scesa al 36%, il dato più basso di sempre, riscontrato soprattutto tra le persone che si informano prevalentemente attraverso la televisione russa, e che per questo vedono la prosecuzione del conflitto come giusta.
Il sondaggio in Ucraina mostra risultati quasi identici
Tuttavia, sono forse ancora più sorprendenti i dati raccolti da un altro sondaggio, condotto in questo caso in Ucraina, tra i mesi di agosto e ottobre 2024, da parte dell’ente di ricerca internazionale Gallup. La ricerca di Gallup ha infatti mostrato come, anche tra i cittadini ucraini, i favorevoli a proseguire il conflitto siano significativamente diminuiti nel corso dell’ultimo anno, tanto che, similmente alla Russia, il 52% vorrebbe l’avvio di negoziati di pace tra Kiev e Mosca il prima possibile. Mentre al contrario, i favorevoli a continuare il conflitto sono solo il 38%.
Un altro dato interessante emerso dal sondaggio condotto in Ucraina, è poi il fatto che il 70% degli intervistati vorrebbe che ad avere un ruolo attivo e determinante nella future trattative di pace fossero i Paesi dell’Unione Europea, anziché gli Stati Uniti. Dato che, considerato il coinvolgimento diretto degli Usa nel conflitto, appare emblematico, sintomo di uno stato generale di sfinimento di fronte alla prospettiva di essere vittime d’ingerenze straniere costanti, senza possibilità di decidere autonomamente, e soprattutto pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane.
Un segnale per la classe politica
I dati di queste ricerche non sono in realtà un’assoluta novità, anche visto che, proprio rispetto alla mobilitazione dei soldati in Ucraina, negli scorsi mesi erano circolati sul web diversi video che mostravano i reclutamenti apparentemente forzati da parte delle forze armate ucraine. Una situazione che, ancora una volta, mostra similitudini con quella della Federazione Russa, dove non si parla di reclutamenti forzati ma dove, d’altra parte, molti sono i soldati che, una volta partiti nel corso del 2022-2023, non sono tornati a casa per decine di settimane, quando non molti mesi. Fatto che ha portato anche alla creazione di Put’ Domoj (“La strada verso casa”), un movimento di protesta da parte delle mogli dei soldati mobilitati, che ne reclamano il ritorno a casa a gran voce, organizzando manifestazioni di piazza da mesi.
È indubbiamente difficile che la classe politica accolga concretamente la volontà popolare e, del resto, raramente essa viene presa in considerazione, quando si tratta di ripensare le strategie utili a modificare l’esito di un conflitto. Eppure, sia in Russia sia in Ucraina il dato è certo: la popolazione vuole la pace.
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