Skip to content
Ambiente

La prossima rivoluzione in Asia: il riso che sfama e non inquina

In Asia è in corso una silenziosa rivoluzione agricola dettata dalla necessità di rendere la produzione di riso un'attività sostenibile.

Il cambiamento climatico, i disastri naturali sempre più comuni, l’inevitabile trasformazione dei paesaggi, le tensioni internazionali che influenzano il commercio globale. Questi sono soltanto alcuni dei fattori che hanno spinto gli agricoltori dell’Asia – il continente che più sta soffrendo a causa dei fattori elencati – ad innovare le loro coltivazioni adottando nuovi metodi e, soprattutto, utilizzando le ultime tecnologie. Considerando che l’alimento chiave della regione è il riso – secondo l’Onu il 90% della sua produzione mondiale si trova qui – e che il consumo asiatico pro capite annuale è di circa 77 chilogrammi, le principali trasformazioni riguardano proprio il suddetto cereale, peraltro alimento base di quasi il 50% della popolazione del pianeta.

Dalla Thailandia all’India, dalla Cina al Vietnam, è in corso una silenziosa rivoluzione agricola dettata dalla necessità di rendere la produzione di riso un’attività sostenibile, redditizia, ma ancor più a prova di tifoni, tempeste e caldo record. Per migliorare la resa delle loro coltivazioni, i risicoltori asiatici devono rendere più efficiente la gestione dell’acqua e combattere le emissioni di metano. Dato che la coltivazione del riso ad alta intensità idrica rappresenta circa l’8% delle emissioni di gas serra agricoli, ridurre il metano – che è 28 volte più potente dell’anidride carbonica – è quanto mai urgente.

Coltivazioni più sostenibili

“In Asia, dove la produzione di riso contribuisce in modo significativo alle emissioni di metano, l’adozione di queste pratiche mitiga gli impatti climatici garantendo al tempo stesso la sicurezza alimentare per milioni di persone”, ha dichiarato a This Week in Asia Jaime Adams, co-responsabile della missione di innovazione agricola per il clima del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (Aim for Climate).

Stanno dunque emergendo pratiche interessanti per rendere più sostenibile la coltivazione di riso. Per esempio, tecniche come la coltivazione del riso a basse emissioni, oltre che la bagnatura e l’essiccazione alternative, stanno guadagnando spazio, così come l’uso di fertilizzanti organici sta migliorando la salute del terreno.

Ci sono tuttavia iniziative specifiche che vale la pena menzionare. In Vietnam, AHA Agrochem JSC ha introdotto Neorice, che combina tecniche di agricoltura biologica e strumenti digitali al fine di armonizzare obiettivi ambientali ed economici. Mentre la maggior parte della coltivazione del riso si affida ancora molto su sostanze chimiche e pratiche che danneggiano l’ambiente, Neorice promuove un metodo completamente biologico e a basse emissioni. Un passaggio del genere è fondamentale, visto che la capacità della regione di soddisfare la domanda globale di riso – nonché rispettare i programmi statali di distribuzione alimentare per i poveri – dipende proprio dall’adozione di pratiche sostenibili.

L’importanza del riso

“L’adattamento a metodi di coltivazione più sostenibili e l’accoglienza di nuove tecnologie aiuteranno i paesi del Sud-Est asiatico ad aumentare la produzione di riso e a mostrare resilienza durante i disastri del cambiamento climatico”, ha scritto il Center for Strategic & International Studies (Csis).

Il problema di dare sostenibilità e continuità alle colture di riso riguarda tuttavia l’intero continente. La rivista Nature ha acceso i riflettori sul Giappone, o meglio, sulla prefettura di Niigata. La regione è la famosa origine del riso koshihikari , una delle varietà più apprezzate al mondo per la sua consistenza appiccicosa e il sapore dolce. Il problema, qui, non è rappresentato da fenomeni atmosferici quanto dalla demografia. Semplicemente, le famiglie che si occupano di questa coltura stanno diminuendo anno dopo anno.

È un problema enorme perché le fattorie locali sono terrazzate e l’acqua arriva a loro direttamente dalle montagne. Significa che la chiusura di una sola attività potrà avere effetti a catena sulle fattorie più a valle. La soluzione? Nagoka, la seconda città più grande della prefettura, è stata riconosciuta come una delle sei cosiddette “città biocomunitarie“, concetto che rientra in un’iniziativa governativa più ampia chiamata Japan Bioeconomy Strategy. Riunisce 59 organizzazioni, tra cui istituzioni accademiche, industria e governo, con l’obiettivo di trasformare Nagaoka – e più in generale l’intera prefettura – in un’economia sostenibile, circolare e basata sulla bioeconomia.

Su questo si basa il progetto decennale KOME-DOKORO (o “regione produttrice di riso”) COI-NEXT finanziato dalla Japan Science and Technology Agency, iniziato nel 2022 e guidato da Ogasawara e dalla Nagaoka University of Technology. “Riunirà tecnologie provenienti da vari campi dell’università per affrontare gravi problemi regionali”, ha spiegato Shigeharu Kamado, presidente della Nagaoka University of Technology. Il riso del futuro sta arrivando…

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.