Skip to content
Politica

Fulvio Scaglione: “Tutto ciò che avreste voluto sapere su Zelens’kyj e non avete mai osato chiedere”

Nel libro "Zelens'kyj - L'uomo e la maschera" il racconto dell'ascesa personale, artistica e politica del presidente ucraino.
zelensky

Perché, per parlare del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, ha usato l’espressione “l’uomo e la maschera”?

“Perché, a dispetto dell’enorme risonanza mediatica del personaggio, di Zelens’kyj si è parlato poco. Lo si è studiato poco, indagato poco. Nella prima fase, quella del suo arrivo sulla scena internazionale, ci si è accontentati di dire “che buffo, un attore è diventato presidente!”; nella seconda, quella dell’invasione russa e della guerra, lo si è surgelato nell’icona dell’anti-Putin, del leader che “combatte per noi”. In questo senso, dunque, l’uomo e la maschera. E sia chiaro: la maschera è quella che gli abbiamo messo noi, perché lui, Zelens’kyj, è sempre stato piuttosto trasparente nelle sue azioni”.

Fulvio Scaglione, direttore di InsideOver ma già corrispondente da Mosca, viaggiatore nell’universo post-sovietico (Ucraina compresa) e giornalista di lungo corso per le questioni internazionali, ha appena pubblicato “Zelens’kyj, l’uomo e la maschera” (Meltemi), la prima biografia personale e politica in lingua italiana del presidente ucraino. Un volume che, per così dire, ripercorre la parabola di Zelens’kyj dalla nascita alla data fatale del 24 febbraio del 2022, giorno dell’invasione russa. Intanto: perché questa scelta temporale?

“Perché quelli sono gli anni in cui Zelens’kyj cresce, si afferma nel mondo dello spettacolo, diventa ricco, mette le basi per la scalata al potere politico. Ma soprattutto perché quelli sono anni forse meno drammatici ma di certo meno esplorati e più interessanti. Lo Zelens’kyj post-2022 si capisce molto meglio se osservato alla luce dello Zelens’kyj pre-2022. Un solo esempio: il presidente delle continue “purghe” all’interno del Governo e tra i collaboratori degli ultimi due-tre anni è esattamente lo stesso che, prima della guerra, cambia cinque ministri della Sanità e quattro ministri della Difesa. Che nel 2019 si insedia, nomina un Governo di giovani tecnocrati dal forte tono anti-corruzione e alle prime difficoltà lo silura per nominare un primo ministro, Denis Shmyhal, che era stato un manager dell’oligarca Rinat Akhmetov, e così facendo si libera della tutela dell’altro oligarca, e suo socio in affari, Ihor Kolomois’kyj. Al contrario di quanto si è detto e scritto, Zelens’kyj è un politico nato. Della gestione del potere e della sopravvivenza al vertice conosce tutti i trucchi”.

Quindi l’immagine dell’attore portato alla presidenza dal successo della serie Servo del popolo non corrisponde alla realtà?

“In piccola parte corrisponde: Servo del popolo, con la favola del professore sempliciotto ma onesto che riesce a cambiare le cose, è stato in effetti un enorme successo in un Paese come l’Ucraina, tormentato dal malaffare e desideroso di respirare aria nuova. Ma Zelens’kyj aveva registrato un suo partito già nel 2016, cioè quasi tre anni prima del voto che lo avrebbe reso presidente. E il nome di questo partito viene cambiato in Servo del popolo già ai primi di dicembre del 2017. Zelens’kyj si era preparato a entrare in politica con largo anticipo”.

Ma questo è un libro “contro” Zelens’kyj? Per ridimensionarlo?

“No, questo è un libro di notizie, curiosità e fatti. Non credo che tutti sappiano che Zelens’kyj era milionario in dollari all’età di trent’anni, per dire una piccola cosa. Questo libro ha 157 pagine e 163 note, che a volte contengono molteplici riferimenti. Chi vuole verificare ciò che scrivo può farlo. Ma come dicevo, questo è un libro di notizie e di fatti, concepito soprattutto per colmare un buco informativo su un personaggio oggi cruciale nella storia d’Europa. Ovviamente non mancano mie considerazioni, per esempio sulla vicenda dell’Euromaidan (che fu tutt’altro che quella rivoluzione di “tutto il popolo ucraino” di cui solitamente si parla) o sul rapporto tra Zelens’kyj e gli oligarchi ucraini. Ma tutto appoggiato a fonti precise. Se poi a qualcuno tutto questo dispiace perché Zelens’kyj, come si diceva, “combatte per noi” e si deve dirne solo bene, non so che farci. I fatti sono fatti”.

Appunto, Zelens’kyj e gli oligarchi. I critici del presidente dicono che lui è una “invenzione” dell’oligarca Kolomoj’skyj…

“Come per altre cose: sì e no. E di nuovo: Zelens’kyj è così interessante perché non si presta (come peraltro l’Ucraina) ad affermazioni generiche e apodittiche. Se uno ripercorre l’ascesa di Zelens’kyj, come appunto ho fatto io nel libro, lo vede appoggiarsi prima agli oligarchi russi, poi agli oligarchi ucraini filorussi, poi al famoso pescecane Kolomojs’kyj. Sempre salendo, sempre conquistando posizioni, sempre cambiando cavallo al momento giusto. Cosa che fa, infine, con lo stesso Kolomojs’kyj. Questi aveva finanziato la sua società di produzione Kvartal 95, aveva appoggiato la sua corsa presidenziale (le Tv di Kolomojs’kyj arrivarono a trasmettere 7 ore al giorno di programmi di e con Zelens’kyj prima delle elezioni), ed era stato il primo a essere ricevuto da Zelens’kyj quando questi era appena diventato presidente. Ma pochi mesi dopo, con il cambio di Governo cui ho fatto cenno prima, anche il troppo ingombrante Kolomoj’skyj viene “silurato” a favore di Akhmetov, che a sua volta sarà silurato a fine 2021. Nel libro racconto tutto questo nei particolari, ed è fantastico vedere come Zelens’kyj riesca a destreggiarsi tra personaggi di questo calibro”.

Ma in definitiva, chi è Zelens’kyj?

“È un uomo piuttosto eccezionale, questo è certo. Ed è tante cose. Un ebreo che ha sposato una cristiana ortodossa, per esempio. Un milionario che, proprio mentre porta i capitali nei paradisi fiscali di mezzo mondo, inizia a scrivere Servo del popolo e se la prende con i corrotti e gli evasori. È il politico che a fine 2021 ha un indice di gradimento bassissimo ma che poi non scappa al momento dell’invasione russa. Ma credo che l’aspetto fondamentale sia ancora un altro”.

E cioè?

“Dentro Zelens’kyj c’è una duplice natura. Nato in territorio ucraino e cresciuto nella cultura russa. A dispetto di Maidan e del Donbass, lui gira il suo primo film (“Io, tu, lui, lei”) in ucraino con produttori ucraini solo nel 2018. E alla vigilia della campagna elettorale per le presidenziali del 2019, per evidenti ragioni, va a lezioni di ucraino da un noto linguista di Kiev. Zelens’kyj è uno che per ragioni pratiche e ideali a un certo punto ha deciso di amputare una sua metà e diventare solo e totalmente ucraino. E in questo rappresenta perfettamente il suo Paese”.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.