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Politica

Moldavia al voto: la complicata impresa di andare verso l’Europa ma senza strappi

Tra l'Ucraina in guerra, la Romania nella Nato e la Russia "presente" in Transnistria, la Moldavia affronta un voto decisivo.
Moldavia

La Moldavia si appresta a eleggere il nuovo presidente in un clima di forti tensioni ideologiche, con profonde implicazioni per il futuro europeo del Paese. C’è una doppia consultazione in ballo: quella elettorale, che ha come favorita l’attuale presidente Maia Sandu, 52 anni, ex economista della Banca Mondiale che ha battuto un presidente in carica sostenuto da Mosca nel 2020, accreditata del 36%, e un referendum per iscrivere oppure no l’obiettivo di aderire all’Ue nella Costituzione. Sono questioni che proiettano sulla Moldavia le aspirazioni e le aspettative di vicini e osservatori di qualsiasi tipo.

Sandu, leader del Partito d’Azione e Solidarietà (PAS), è il riferimento di chi è schierato su posizioni liberali e filo-europe. Sandu punta alla rielezione sostenuta dal Partito Popolare Europeo (PPE), e non dovrebbe essere impensierita dagli altri due protagonisti di queste elezioni: Alexandr Stoianoglo, esponente del Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldova (PSRM), e Renato Usatîi, presidente di “Nostro Partito”. Stoianoglo, populista di sinistra, si oppone fermamente all’integrazione europea, promuovendo invece un rafforzamento dei legami con la Russia. Usatîi, populista di destra e anch’egli russofilo, rappresenta un’alternativa di protesta. Difficilmente Sandu potrà raggiungere il 50% e così si prospetta un secondo turno, previsto per il 27 ottobre, che potrebbe rivelarsi un duello serrato tra Sandu e Stoianoglo.

La Moldavia, situata strategicamente accanto all’Ucraina e con una regione filorussa – la Trasnistria – de facto autonoma, ha fatto preoccupare a diversi analisti e anche a diversi segmenti della classe media per possibili tentativi di Mosca di destabilizzare il governo Sandu. All’indomani dell’invasione dell’Ucraina si è anche ipotizzato da più parti un colpo di Stato filorusso, basato sull’ipotesi che la Russia voglia rovesciare il Governo moldavo e sostituirlo con uno più favorevole ai suoi interessi.

Uno scenario improbabile, poiché la Moldavia ha due importanti vicini chiave: la Romania, paese NATO, e l’Ucraina, appunto, che dopo due anni è ancora lì a resistere, con un’opinione pubblica sempre più favorevole a negoziare la pace ma senza rinunciare alla propria sovranità. La situazione geopolitica e la mancanza di sostegno militare da parte della Russia renderebbero difficile la sopravvivenza di un governo insurrezionalista filorusso a Chisinau.

Un’altra possibilità è che la Russia aumenti la pressione sulla Moldavia per impedire la sua integrazione con l’Unione Europea e la NATO. Ma la Moldavia è ufficialmente neutrale secondo la sua Costituzione e la maggior parte dei moldavi si oppone ancora all’adesione al Patto Atlantico, poiché rischierebbe di incendiare ancora di più la politica di sicurezza del Paese. Conta anche il conflitto irrisolto nella Transnistria, una regione separatista sostenuta da Mosca. Sebbene non ci siano state vittime dal cessate il fuoco del 1992, i trasnistri vogliono mantenere uno status particolare che gli consente di commerciare sia con la Russia sia con l’Europa, e i moldavi sembrano rassegnati a questo stato di cose, senza particolari animosità.

Parallelamente alle elezioni presidenziali, i cittadini moldavi saranno chiamati a esprimersi su un importante referendum riguardante l’adesione del Paese all’Unione Europea. Nel dicembre 2023, il Consiglio Europeo ha dato il via libera ai negoziati di adesione con la Moldavia, con l’obiettivo di un’entrata formale nell’UE entro il 2030. Proprio la scorsa settimana, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un pacchetto di aiuti di 1,8 miliardi di euro per sostenere gli investimenti moldavi nel periodo 2025-2027, un segnale concreto dell’impegno europeo nel sostenere Chișinău.

Per Maia Sandu, la stabilità della Moldavia è cruciale non solo per il Paese, ma anche per l’Unione Europea e per l’Ucraina. “Immaginate per un momento come la Russia userebbe la Moldavia contro l’Ucraina se fosse instabile”, ha detto.

Dalla caduta dell’Unione Sovietica, circa un quarto dei moldavi ha scelto di costruirsi una nuova vita all’estero, anche se non si conosce la cifra esatta, scrive The Economist. Due decenni fa, circa la metà degli emigranti si dirigeva verso la Russia, ora il flusso migratorio è quasi tutto orientato verso Ovest. L’orientamento verso l’Unione Europea deve essere affrontato con realismo e tenendo conto delle minoranze nostalgiche.

In questo bivio geopolitico tra idealismo europeista e pragmatismo filorusso, segnato dalle pressioni imperiali multiple, dal desiderio di avvicinarsi al mondo “bianco” di una parte importante dei moldavi e dal desiderio di convivere con Mosca di un’altra parte importante, c’è l’ombra del vicino ucraino a ricordare alla Moldavia che strappi troppo bruschi, da una parte o dall’altra, possono costare cari, come ormai rischia di accadere ovunque nel mondo post-sovietico.

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