Lo scorso 3 ottobre il sistema ferroviario dell’Italia è andato in tilt per ore. È bastato che un operaio di un’azienda di manutenzione piantasse un chiodo in un posto sbagliato, per la precisione in una canalina all’interno della quale passavano cavi elettrici, per mandare ko la stazione di Roma Termini, con conseguenti guasti alla rete e blocchi della linea principale e ad alta velocità.
Pochi giorni prima, per ironia della sorte, il Giappone festeggiava il “compleanno” degli shinkansen, i treni proiettile ad altissima velocità orgoglio della nazione asiatica. Nel Paese dove anche ritardare pochi secondi è considerato un sacrilegio, questi mezzi di trasporto, inaugurati il primo ottobre del 1964 sulla linea Tokyo-Osaka, hanno letteralmente cambiato il modo di viaggiare via treno.
Ancora oggi, mentre l’Italia si interroga sui suoi problemi gestionali di trasporto (che riguardano in realtà tutti i mezzi possibili e immaginabili), i bullet train giapponesi sono garanzia di massima efficienza.

L’avvento degli shinkansen
Erano le 6 del mattino del primo ottobre del 1964, pochi giorni prima dell’apertura delle Olimpiadi di Tokyo, quando il Giappone scrisse la storia delle ferrovie presentando al mondo la sua rivoluzionaria rivisitazione dei treni del futuro. Due treni proiettile bianchi percorsero le 320 miglia che separano Tokyo e Osaka, partendo uno da ogni stazione, arrivando esattamente quattro ore dopo, alle 10 del mattino.
Nei sei decenni trascorsi dai primi treni, la parola shinkansen, che significa “nuova linea principale”, è diventata sinonimo di velocità (questi mezzi raggiungono i 322 chilometri orari), efficienza di viaggio e modernità. Oggi Tokyo-Osaka è una delle tratte più battute dai bullet train, eleganti, comodi, puliti e puntualissimi, che impiegano poco più di due ore per arrivare a destinazione. “Lo shinkansen è ormai diventato iconico come una geisha o il Monte Fuji”, ha spiegato James Mundy, responsabile delle pubbliche relazioni di Inside Japan, un’ azienda specializzata in viaggi in Giappone.
Un altro modo di viaggiare
All’alba del loro lancio, gli shinkansen riflettevano il nuovo apice raggiunto dalla tecnologia ferroviaria giapponese, simbolo della ripresa e della reinvenzione del Giappone, tornato a ruggire nel dopoguerra e tornato, soprattutto, ad essere una superpotenza economica. La rete dei treni proiettile ha continuato ad espandersi in tutto il Paese, attraversando quasi l’intero arcipelago, dall’isola più settentrionale dell’Hokkaido alla regione più meridionale di Kyushu.
Viaggiare a bordo di un simile mezzo è un’esperienza unica nel suo genere. Basta citare due dati per capire di cosa stiamo parlando. Il primo: gli shinkansen, in 60 anni di onorata attività, hanno fatto registrare zero vittime e ritardi inferiori al minuto. Il secondo dato: la citata e battutissima tratta Tokyo-Osaka ha un ritardo medio di 0,9 minuti, cifra che include i possibili ritardi causati da terremoti e disastri naturali (che, di fatto, sono le uniche ragioni che possono impedire ai treni di essere puntuali).

Uno sguardo al futuro
Nonostante il sistema sia già efficiente, le autorità hanno fatto sapere che treni proiettile senza conducente potrebbero essere introdotti in Giappone a partire dalla metà degli anni 2030. Si parla, poi, della costruzione di una linea ad alta velocità a levitazione magnetica (maglev), congelata a lungo a causa dell’opposizione degli ambientalisti. I treni maglev, che possono viaggiare a 500 chilometri all’ora, avrebbero dovuto iniziare il servizio tra Tokyo e Nagoya nel 2027, ma il progetto è stato rinviato al 2034. L’obiettivo di Tokyo, tuttavia, è quello di creare un “sistema duale” tra quello degli Shinkansen e dei maglev.
Il Giappone, intanto, rimane un leader mondiale nella tecnologia ferroviaria, mentre i suoi conglomerati – come Hitachi e Toshiba – esportano ogni anno miliardi di dollari di treni e attrezzature in tutto il mondo.
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