Centinaia di bambini sono nati e morti durante la mattanza in corso a Gaza. Fino a pochi giorni fa non si conoscevano neppure i nomi di questi 710 neonati che non hanno mai visto il primo compleanno. Nel dettagliato dossier pubblicato dal ministero della Salute palestinese sono servite ben 14 pagine per elencare tutti i nominativi di quei bambini venuti al mondo sotto le bombe e morti nello stesso e identico scenario. Scorrendo quella lista infinita, che funge da necrologio per le oltre 34mila vittime di Gaza identificate finora, si deve arrivare a pagina 215 prima di scorgere il nome di un adulto.
In tutto, i minorenni uccisi e di cui ora si conosce l’identità sono 11.355, le donne 6.297 e 2.955 gli anziani.
Il documento, che è stato divulgato il 16 settembre, contiene le informazioni personali di 34.344 palestinesi uccisi nella Striscia negli ultimi undici mesi. Una cifra enorme, difficile da scrivere e da immaginare ma ancora incompleta. Già, perché all’appello dei morti certi, che attualmente sono 41mila, mancano altri 7.613 individui ricompresi nel bilancio delle vittime, ma che non sono identificabili per via delle condizioni in cui versano i loro corpi (consegnati ad ospedali e obitori).
E poi ci sono i morti ancora sepolti sotto le macerie di Gaza. Di quelle vittime uccise nei raid dell’IDF, diecimila secondo le stime dei funzionari sanitari palestinesi, non c’è traccia, e il perché è presto detto. L’80% degli edifici dell’enclave palestinese è stato raso al suolo e al momento, nella Striscia, non vi sono né mezzi pesanti né carburante a disposizione per scavare tra le rovine di acciaio e cemento.
The Guardian: “I dati sono attendibili”
Così, per quanto questo dossier ricostruisca parte della narrazione della guerra, non racconta di certo tutta la storia delle perdite palestinesi. Il documento è intriso di numeri, cifre spietate e necessarie per comprendere fino in fondo, qualora ci fossero ancora dubbi, la vera natura di una mattanza malamente travestita da “guerra al terrorismo e ad Hamas”. Israele, dal canto suo, continua a negare e, nella migliore delle ipotesi, a sminuire i dati diffusi dal ministero della sanità palestinese. Lo ha fatto anche dopo la pubblicazione del documento succitato, nonostante questi “numeri” ora abbiano un nome, un cognome, una data di nascita e una di morte.
Tuttavia, come riporta il The Guardian, “i medici e i funzionari pubblici del territorio hanno una comprovata credibilità dai conflitti passati. Tra il 2009 e il 2021, [durante i vari scontri con Israele] gli investigatori delle Nazioni Unite hanno registrato le vittime riscontrando che corrispondevano perfettamente con quelle documentate dalle autorità di Gaza”. Il portavoce del segretario generale dell’ONU, Farhan Haq, ha dichiarato quanto segue: “Purtroppo, abbiamo la triste esperienza di confrontarci con il ministero della Salute sui numeri delle vittime. Nel corso degli anni, le cifre da loro indicate si sono dimostrate generalmente accurate”.
In merito a quanto pubblicato nel report, Israele prende le distanze e “afferma di aver ucciso 17.000 militanti”, senza tuttavia fornire alcuna prova. In quasi 365 giorni di guerra, “l’esercito israeliano non ha mai rivelato una stima dei civili uccisi a Gaza”. Persone che, forse, per Benjamin Netanyahu non esistono o sono da includere arbitrariamente nel novero dei terroristi, qualunque sia il loro sesso o la loro tenera età – ricordiamo, in proposito, la surreale dichiarazione fatta dal premier al Congresso Usa, “nessun civile è stato ucciso a Rafah”, nonostante le bombe da due tonnellate sganciate sul campo profughi della città il 27 maggio scorso [solo in quell’attacco, nella tendopoli di Tal al-Sultan, morirono bruciati tra le fiamme almeno 50 sfollati e oltre 250 rimasero gravemente feriti].
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