Singapore, una minuscola città-Stato abitata da circa 6 milioni di persone distribuite in meno di 750 chilometri quadrati, è governata in maniera impeccabile. Il prezzo da pagare per vivere nell’Eden della finanza mondiale è però alto. Le leggi che regolano la vita nella megalopoli sono tassative – nel vero senso della parola – e includono aspetti da noi trascurabili, come la vendita di chewingum, il girare nudi per casa, il violare la quiete con schiamazzi, il fumare nelle aree non contrassegnate dalla dicitura Smoking Area e sputare per terra. Ma c’è dell’altro, perché a Singapore è vietato possedere, trafficare, vendere e distribuire droghe di qualunque tipo – sono reati che possono comportare la pena di morte – quello di importare, produrre, possedere o scaricare materiale pornografico (ma non c’è alcuna limitazione in merito al guardarlo) e pure quello di organizzare o partecipare un’assemblea/corteo pubblico – per commemorare eventi, supportare opinioni, governi o persone – senza aver prima ricevuto il permesso delle autorità.
Eppure, nonostante la durezza delle sue regole e leggi, in Occidente nessuno si sognerebbe mai di bollare la città-Stato asiatica come una dittatura o regime, alla stregua di una Cina o Russia qualsiasi. Anche perché Singapore – la patria dei paperoni: vi risiedono 244.800 milionari, 336 centimilionari e 30 miliardari – indipendentemente dai pensieri del blocco occidentale, ama definirsi una democrazia che funziona. È anche un crogiolo di culture ed etnie. La maggior parte della popolazione è di etnia cinese (più o meno il 77%), ma troviamo anche malesi (14%) e indiani (8%).
Per certi versi, Singapore è la concretizzazione della Repubblica di Platone riadattata al XXI secolo. In appena tre decenni, del resto, questo piccolo lembo di terra è passato dall’essere un inferno malarico di odori opprimenti al diventare un ingranaggio fondamentale del sistema economico-finanziario globale. Se, ancora, la vecchia Singapore ospitava baraccopoli, spazzatura e animali randagi, la nuova accoglie uomini d’affari e ricchi investitori, è pulita al punto di essere sterile ed è organizzata attorno a leggi ferree. Se negli anni ’60 Singapore era povera come molti Paesi dell’Africa, la nuova ha uno standard di vita superiore a quello dell’Australia. Singapore, inoltre, controlla lo Stretto di Malacca: uno snodo marittimo strategico dal quale, ogni anno, transitano circa 94mila imbarcazioni. Sono le stesse che trasportano circa il 30% di tutti i beni scambiati a livello globale.
Questo reportage è composto da 3 parti
Singapore: la legge prima di tutto
(Da Singapore) – Ma davvero non si può fare niente a Singapore? Seriamente in questa minuscola città-Stato, abitata da circa 6 milioni di persone distribuite in meno di 750 chilometri quadrati, è vietato importare e vendere chewingum, girare nudi per...
Singapore: tutti la vogliono
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Singapore, giungla urbana e umana
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