“Qualcuno può farci una foto?”. “Fantastico, grazie Sahra, sei la migliore”. Sono queste le parole che si sentono da un uomo nella piazza centrale di Dresda, mentre tante altre voci si uniscono in un coro di suppliche e desiderata che scandiscono “Sahra, aspetta. Per favore aspetta!”. Non si tratta di fan in visibilio per l’arrivo di una star dello spettacolo, ma di militanti politici o più semplicemente cittadini interessati alla vita pubblica che smaniano dal desiderio di stringere la mano o di fare un selfie con una protagonista della politica tedesca: Sahra Wagenknecht.
La Wagenknecht si trovava nella capitale della Sassonia, in occasione delle elezioni regionali che si sono tenute domenica 1 settembre anche nel Land della Turingia, per presentare il suo programma e progetto politico, Bündnis Sahra Wagenknecht (Alleanza Sahra Wagenknecht), che in entrambe le regioni ha riscontrato un ottimo successo, posizionandosi terzo con l’11,8% in Sassonia e il 15,8% in Turingia. Il giorno dopo le elezioni, Wagenknecht ha così commentato i risultati: “Per il nostro partito ieri è stata una giornata grandiosa. Siamo diventati un fattore di potere in Germania”. Certamente, per la sua creatura politica si tratta di un traguardo importante considerando che non ha neanche un anno di vita, ma dato ancora più consistente è il fascino dell’elettorato per una formazione del tutto inedita e dirompente nel panorama politico teutonico; un partito che si pone oltre gli steccati ideologici di destra e sinistra, proponendo ricette economiche della tradizione socialista e valori culturali peculiari della tradizione conservatrice per dare voce ai “disperati” posti ai margini dalla globalizzazione.
Chi è Sahra Wagenknecht
Per i detrattori è la regina di ghiaccio a causa del suo aplomb austero e dei suoi modi scostanti, per gli estimatori è una diva del cinema anni Settanta per via dell’impeccabile eleganza che la accompagna nelle aule parlamentari e nei duelli televisivi, mentre per gli abitanti dei quartieri popolari è “Sahra, die Kommunistin”, ovvero “Sahra, la comunista”. Wagenknecht è nata nel 1969 a Jena – all’epoca città della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), – e a 11 anni si trasferisce a Berlino Est dove negli anni della giovinezza ha modo di avvicinarsi e di approfondire le tesi marxiste e di apprezzare la figura di Walter Ulbricht, presidente del Consiglio di Stato della RDT dal 1960 al 1973. Diventa attivista politica partecipando alle iniziative della Libera Gioventù Tedesca, la giovanile del Partito Socialista Unificato di Germania (SED in tedesco).
Dopo la riunificazione delle due Germanie, il SED cambiò denominazione in Partito del Socialismo Democratico e Wagenknecht aderì alla componente comunista con lunghe radici piantate nel terreno del marxismo-leninismo ortodosso. Negli anni post-Guerra Fredda, la politica tedesca guardò sempre con sguardo nostalgico all’esperienza della RDT che definì “la comunità più pacifica e umana che i tedeschi abbiano mai creato nel corso della loro storia”. In un’intervista rilasciata recentemente al Corriere della Sera, ha cambiato il tenore delle dichiarazioni sull’argomento affermando: “Per me la caduta del Muro è stata una liberazione. Avevo difficoltà nella Germania dell’Est, volevo le riforme, avevo criticato i vertici, la pianificazione centralizzata”.
Nel 2009, dopo una parentesi all’Europarlamento, venne eletta al Bundestag tra le file della Die Linke, formazione di sinistra nata dalla fusione tra il Partito del Socialismo Democratico e della formazione Lavoro e Giustizia Sociale. Nel 2010 diviene vicepresidente del partito, anche se le frizioni con i dirigenti nel corso degli ultimi anni si sono acuite a causa delle diverse vedute sulla società globalizzata. In politica estera, nel 2017, Wagenknecht aveva auspicato lo scioglimento della Nato e la nascita di un nuovo patto di sicurezza tra Germania e Russia. Non a caso, nei suoi discorsi al Bundestag si è sempre scagliata contro l’imposizione delle sanzioni economiche (mentre il suo partito ha votato a favore) e l’invio di armi in Ucraina accusando il governo federale di “lanciare una guerra economica senza precedenti contro il nostro più importante fornitore di energia”.
Altro tema scottante, che ha allargato le distanze tra lei e la dirigenza di Die Linke, è il tema dell’immigrazione. Wagenknecht ha più volte puntato il dito contro l’eccessivo numero di stranieri nel Paese e contro le politiche di accoglienza propugnate dall’allora cancelliera Angela Merkel per le ragioni addotte nella già citata intervista al Corriere: “I problemi nascono quando sono in troppi ad arrivare e mancano le infrastrutture. L’altro punto critico è quando l’identità di alcune comunità di migranti si fonda sul rifiuto della cultura del Paese ospitante”. Per tale presa di posizione, l’esponente della die Linke ricevette una torta in faccia da attivisti antifascisti nel 2016.
L’Alleanza Sahra Wagenknecht
Nel gennaio di quest’anno, appurate le fratture insanabili con i suoi colleghi di partito, Sahra Wagenknecht ha annunciato la fondazione di un nuovo soggetto politico, Bündnis Sahra Wagenknecht, con il contributo di 44 persone, quasi tutte provenienti dalla Die Linke. Durante la presentazione della piattaforma programmatica, la Wagenknecht ha detto di volersi rivolgere alle persone a basso reddito che non possono permettersi la casa green e l’auto elettrica e che rifuggono dal politicamente corretto e dalla cultura woke per l’attuazione di un conservatorismo di sinistra.
Con queste parole Wagenknecht ha presentato la natura della sua creatura politica: “Credo che rappresentiamo e incarniamo semplicemente ciò che molti partiti non rappresentano più: conservatorismo illuminato nel senso di preservare le tradizioni, la sicurezza nelle strade e nei luoghi pubblici, ma anche posti di lavoro, assistenza sanitaria e pensioni. Il bisogno di sicurezza, pace e giustizia ha trovato una nuova casa politica con noi”.
Già nel 2021, Wagenknecht aveva pubblicato un libro dal titolo “Gli ipocriti”, un manifesto politico contro la sinistra neoliberale a cui rivolge l’accusa di aver abbandonate le istanze dei reietti e di aver abbracciato le cause delle élite occidentali. Secondo diversi osservatori, il saggio fu anche prodromico del connubio tra istanze sinistrorse e destrorse lanciato otto mesi fa e che scompagina le categorie classiche della scienza politica, almeno in Germania (in Europa c’erano già esperimenti simili come il M5S in Italia).
Secondo stimati politologi, la BSW ha riempito un vuoto che mancava e può avere una duplice funzione: entrare in competizione con l’estrema destra di Alternative für Deutschland, dato che si contendono lo stesso elettorato, oppure cooperare con altre forze politiche considerate del “sistema” – come parte dei vertici della CDU ha già ipotizzato dopo le elezioni regionali – dato che né Wagenknecht né i suoi colleghi hanno legami con un sottobosco di personaggi sotto sorveglianza dei servizi segreti come invece nel caso di Afd. Certamente, Sahra Wagenknecht farà parlare molto di sé in vista delle elezioni politiche previste per l’autunno 2025.
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