Il Pacific Islands Forum (PIF), giunto alla sua 53ª edizione e svoltosi a Tonga dal 26 al 30 agosto 2024, ha posto l’accento sulle crescenti tensioni geopolitiche nel Pacifico. L’incontro, che ha riunito i leader di 18 nazioni insulari strategicamente importanti, ha messo in evidenza i principali temi di preoccupazione per la regione: l’impatto del cambiamento climatico, la crisi in Nuova Caledonia e la competizione tra le grandi potenze, con un occhio di riguardo agli sforzi occidentali per contrastare l’influenza cinese.
Il governo della Nuova Zelanda ha proposto di integrare il Pacific Islands Forum con lo South Pacific Defence Ministers’ Meeting (SPDMM), un organismo difensivo allineato con gli interessi occidentali. Questo tentativo di unione mira a rafforzare la cooperazione nella sicurezza regionale, collegando un organo politico come il PIF con una struttura di difesa mirata a mantenere l’influenza occidentale. La proposta riflette la preoccupazione di Wellington per la crescente influenza cinese e l’idea che un legame più stretto tra il PIF e il SPDMM potrebbe garantire una maggiore coordinazione nelle risposte alle sfide di sicurezza.
Un documento del Ministero della Difesa neozelandese, ottenuto tramite l’Official Information Act, rivela che il governo vede nel collegamento tra queste due strutture un mezzo per migliorare la discussione sulla sicurezza regionale, garantendo al contempo che l’architettura politica del PIF e quella di difesa del SPDMM possano lavorare in sinergia. Tuttavia, rimane incerto quanto tale proposta sarà discussa e accolta durante il summit.
La Nuova Caledonia, territorio francese nel Pacifico, è un punto focale delle discussioni, riflettendo la complessità delle questioni coloniali ancora irrisolte. La regione ha assistito a tensioni crescenti tra la popolazione indigena Kanak e le autorità francesi, aggravate dalle recenti modifiche elettorali che ampliano il diritto di voto agli espatriati francesi. Queste modifiche sono percepite come un tentativo di limitare l’influenza dei Kanak, riducendo le possibilità di un referendum favorevole all’indipendenza.
Dal punto di vista strategico, la Nuova Caledonia rappresenta un baluardo contro l’espansione dell’influenza cinese nella regione. La Francia mantiene una significativa presenza militare nell’isola, considerata cruciale per il controllo e la stabilità del Pacifico. La presenza di truppe francesi è vista come un deterrente contro il rafforzamento dei legami tra la Cina e i movimenti indipendentisti locali, come il Front de libération nationale kanak et socialiste (FLNKS).
La Cina ha notevolmente ampliato la sua presenza nel Pacifico attraverso investimenti in infrastrutture, sviluppo economico e accordi di sicurezza. Iniziative come la Belt and Road Initiative hanno visto la Cina coinvolgere numerosi paesi insulari in progetti di costruzione di porti, aeroporti e reti di telecomunicazione. Ad esempio, le Isole Salomone e la Cina hanno firmato accordi di sicurezza che prevedono la possibilità di stazionare forze di polizia cinesi nel paese, suscitando preoccupazioni tra gli alleati occidentali.
L’Occidente teme che la crescente presenza cinese possa alterare l’equilibrio di potere nella regione, limitando l’influenza degli Stati Uniti e dei loro alleati. La Cina è vista come un rivale strategico che potrebbe utilizzare la sua influenza economica per stabilire una presenza militare nel Pacifico, compromettendo la sicurezza delle rotte marittime e la stabilità regionale.
Per contrastare l’influenza cinese, gli Stati Uniti e i loro alleati, tra cui Australia, Nuova Zelanda e Francia, hanno intensificato i loro sforzi per rafforzare la cooperazione con le nazioni del Pacifico. Attraverso iniziative come il Pacific Quadrilateral Defense Coordinating Group (P-QUAD), questi paesi cercano di migliorare la sorveglianza marittima e la sicurezza regionale, collaborando con le nazioni insulari per monitorare e controllare i movimenti navali.
Inoltre, accordi come il FRANZ, un’intesa tra Francia, Australia e Nuova Zelanda, mirano a coordinare gli sforzi di risposta ai disastri naturali, offrendo assistenza in caso di calamità. Questi accordi, sebbene presentati come gesti di cooperazione umanitaria, garantiscono di fatto diritti di accesso strategici a porti e aeroporti nei paesi del Pacifico, consolidando la presenza occidentale nella regione.
Il Pacific Islands Forum ha evidenziato come la regione del Pacifico sia diventata un campo di battaglia geopolitico tra potenze occidentali e la Cina. La competizione per l’influenza si riflette nelle iniziative di sicurezza, nelle relazioni commerciali e negli sforzi diplomatici. Il futuro della regione dipenderà dalla capacità dei paesi insulari di navigare in questo complesso panorama geopolitico, mantenendo la loro indipendenza e sovranità senza cadere preda delle dinamiche di potere delle grandi potenze.
Il summit della SPDMM previsto per novembre potrebbe fornire ulteriori indicazioni sulla direzione che prenderanno le strategie di sicurezza occidentali nel Pacifico. Con il crescere delle tensioni, sarà cruciale per le nazioni del Pacifico trovare un equilibrio tra la necessità di sicurezza e il rispetto della loro autonomia, garantendo che la regione rimanga una zona di pace e cooperazione piuttosto che un terreno di scontro tra potenze globali.

