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Politica

Il vero obiettivo di Macron? Non far governare la sinistra

A quasi due mesi dal voto delle elezioni legislative, in cui il Nuovo Fronte Popolare (NFP) è arrivato primo senza ottenere la maggioranza assoluta, il presidente francese Emmanuel Macron non è ancora riuscito a individuare il prossimo capo del governo...
"L'Europa può morire": Macron suona la carica ma non sa dove andare

A quasi due mesi dal voto delle elezioni legislative, in cui il Nuovo Fronte Popolare (NFP) è arrivato primo senza ottenere la maggioranza assoluta, il presidente francese Emmanuel Macron non è ancora riuscito a individuare il prossimo capo del governo e continua a prendere tempo, attirandosi sempre più critiche dopo 12 giorni di trattative. La Francia è attualmente governata da un governo dimissionario guidato dal macronista Gabriel Attal e, secondo quasi tutti gli osservatori internazionali, la priorità di Macron è evitare la nomina di un premier di sinistra.

La Costituzione francese presenta forti ambiguità nella formazione del governo, portando le fazioni politiche a dibattere sull’interpretazione più corretta. È il presidente eletto a detenere i poteri più ampi, inclusa la nomina del primo ministro, mentre il governo è politicamente responsabile verso il parlamento. L’interpretazione prevalente ha rafforzato il potere presidenziale, riducendo il ruolo del primo ministro, tranne durante i periodi di “coabitazione” politica, a un mero esecutore. Le riforme del 2000/01 hanno ulteriormente consolidato questo ultra-presidenzialismo. Tuttavia, dal 2017, il sistema politico è diventato più frammentato, destabilizzando il tradizionale bipolarismo tra socialisti e gollisti e portando alla necessità di formare governi di coalizione per garantire la stabilità politica.

Così nacque il fronte repubblicano, un accordo di desistenza tra partiti che ha impedito al Rassemblement National di ottenere una maggioranza alle elezioni legislative del 30 giugno e 7 luglio. Tuttavia, il fronte presentava profonde divergenze sui programmi e il sistema si è bloccato dopo il voto. Macron ha scelto di recitare un ruolo da protagonista anziché limitarsi a fare da arbitro: cerca un primo ministro che non venga subito sfiduciato dalla nuova Assemblée Nationale, divisa in tre blocchi (macronisti, lepenisti e sinistra). Ma dietro la presunta ricerca di “stabilità” c’è soprattutto l’ostilità alle proposte di sinistra: la candidatura del socialista Bernard Cazeneuve, ex premier, è crollata quando Cazeneuve ha espresso l’intenzione di adottare un programma di discontinuità, in particolare sulla controversa riforma delle pensioni di Macron.

Al contrario, i macronisti avevano tentato un accordo con la destra liberista di Nicolas Sarkozy, che però è fallito poiché il leader di quella destra, Laurent Wauquiez, non vuole sostenere un governo di coalizione e preferisce preservarsi per la corsa all’Eliseo del 2027.

Secondo la segretaria degli Ecologisti, Marine Tondelier, Macron “intende appoggiarsi sulla destra dell’arco politico, con la compiacenza del Rassemblement National”. Per il campo macronista, il progetto del NFP è “pericoloso”, addirittura “molto pericoloso”. Il vero problema sembra essere che Macron e i segmenti centristi, imprenditoriali ed elitari che lo sostengono non vogliono cambiare le loro politiche, né riformarsi. Per lo stesso motivo è stata scartata anche la candidatura di Thierry Beaudet, maestro elementare vicino alla sinistra. Macron punta invece a una “grande coalizione repubblicana” che finga che nulla sia cambiato, che il presidente non sia stato bocciato, ma questa prospettiva è respinta sia dai populisti di sinistra che dalla destra nazionalista.

Nel frattempo, il tempo stringe. Si avvicina la scadenza per la nuova legge di bilancio, che dovrebbe essere presentata all’Assemblea Nazionale per l’approvazione il primo ottobre. Inoltre, entro venerdì 20 settembre, la Francia, sottoposta dalla Commissione europea alla procedura per deficit eccessivo, dovrà spiegare a Bruxelles quali misure correttive intende adottare per evitare sanzioni finanziarie.

Il quotidiano progressista Le Monde ha parlato di una “situazione inedita e pericolosa” e ha spiegato che “nulla è più dannoso che continuare a trascinare un governo dimissionario che si comporta come se alle urne non fosse avvenuto alcun cambiamento”. La sinistra si sta innervosendo e in parte già pentendo per l’accordo di desistenza. Persino il leader del Parti Socialiste, Raphaël Glucksmann, amato dai renziani italiani, che sembrava prima interessato a fare da quinta colonna macroniana nel NFP, sperando nel cedimento dell’opposizione, ha poi chiarito che “non parteciperà alla negazione della democrazia” né “ad alcun governo che non sia del Nfp”. Il concetto di “vittoria al centro” sembra sempre più al tramonto.

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