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Eventi

In Puglia un festival per coltivare l’arte della consapevolezza

Manca ormai poco all’inizio della prima edizione di TERRAE: International Film Festival, che si terrà dal 28 al 30 agosto a Patù, nel Salento. Un evento che celebra il connubio tra le varie discipline con una programmazione ricca, per tre...

Manca ormai poco all’inizio della prima edizione di TERRAE: International Film Festival, che si terrà dal 28 al 30 agosto a Patù, nel Salento. Un evento che celebra il connubio tra le varie discipline con una programmazione ricca, per tre giorni di emozioni e scoperte culturali tra le piccole stradine del borgo. L’obiettivo è quello di far convergere in un unico contenitore culturale tante piccole storie locali dal forte impatto globale. 

In occasione dell’avvio di questo progetto pilota, abbiamo scambiato qualche parola con Daniele Cagnazzo, l’ideatore e direttore artistico del Festival: “L’idea del Festival – ci ha spiegato – nasce dalla voglia di creare un contenitore culturale che potesse in qualche modo racchiudere diversi stili e linguaggi. L’idea di partenza era intrattenere, siamo partiti dal cinema, con delle proiezioni internazionali per cercare di raccogliere storie da diverse parti del mondo”.

Il festival, infatti, presenterà una selezione di film internazionali presentati nelle rassegne più prestigiose, da Cannes a Toronto, mettendo in luce opere di registi emergenti e affermati in tutto il mondo. Ogni proiezione sarà un viaggio cinematografico che esplorerà diverse culture, tematiche sociali e artistiche, offrendo al pubblico un’esperienza unica e coinvolgente. Il festival verte infatti su una serie di tematiche globali che spaziano dall’ambiente e alla crisi climatica fino alla tutela dei diritti umani in ogni forma. 

Uno dei temi cardine di TERRAE è anche quello dell’Overtourism, ovvero il turismo fuori controllo, quello che si riversa in massa in territori non strutturati per sostenerlo adeguatamente. Un tema molto sentito in Salento: “In questo caso, il film di riferimento sarà Magaluf Ghost Town, dello spagnolo Miguel Angel Blanca, dove si parla di questa cittadina delle isole Baleari che durante l’inverno conta poche migliaia di abitanti, mentre d’estate diventa un vero e proprio carnaio”.

Magaluf, tanto per intenderci, è il luogo dove è nata la discussa “disciplina” del balconing, ovvero il saltare da un balcone all’altro o da un balcone dentro una piscina, con tutte le conseguenze – legali e fisiche – del caso. Movida sfrenata, dunque, a discapito di luoghi e persone. Un parallelismo con il Salento, dove nel corso della stagione estiva i piccoli borghi vengono presi d’assalto.

Come dice il nome, TERRAE: International Film Festival parte dal cinema come traino principale, ma affronta altri temi importanti anche con il fotogiornalismo. Saranno allestite mostre dal mondo che porteranno i visitatori in un percorso visivo attraverso storie dal forte impatto emotivo e che documentano la realtà nelle zone più critiche del pianeta, dall’Africa fino in Amazzonia. Queste esposizioni offriranno uno sguardo profondo e autentico su temi attuali, immortalati dagli scatti di Marco Gualazzini, vincitore del World Press Photo 2019, attraverso il progetto Resilient, e di Daniele Cagnazzo stesso, con il progetto Amazonas: “Un mio lavoro a lungo termine dove si parla di resilienza delle comunità indigene verso i soprusi dei Narcos e dei taglialegna, dove si raccontano microstorie per poi sviscerare quello che accade lì con il relativo impatto internazionale che ha quella singola azione”.

Spazio anche alle istallazioni artistiche, con cui artisti locali e nazionali cercheranno di tradurre questi temi in forma concettuale: “Per fare un esempio, un allestimento prevede la sistemazione in un angolo di alcune sedie vuote. Apparentemente non significa nulla, ma in realtà c’è una ragione profonda: La sedia messa fuori d’estate era sinonimo di convivialità, comunione. Ora invece la sedia vuota rappresenta lo spopolamento. Passate le vecchie generazioni, c’è un vuoto demografico e culturale, di tradizioni che si dissolvono”.

Un progetto pilota, questo, che ha visto la partecipazione, oltre a Daniele Cagnazzo, di Jannik Spidboel, Federico Picci, Silvia De Nuccio, Salvatore Coppola, Sandra Sammai e Valentina Picci, reso possibile dal supporto del comune di Patù e alcuni sponsor locali. Un evento che sta generando fermento e che promette di attirare un buon numero di pubblico, sia di residenti, sia di turisti.

“Oltre all’aspetto culturale – conclude Cagnazzo – c’è anche l’intrattenimento, il “dopo festival”: ogni sera un live per creare una situazione di networking, far incontrare i protagonisti del festival con le persone. Concerti di gruppi locali e gastronomia, un’offerta completa per passare una serata all’insegna dell’inclusione”.

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