Tra il sostegno militare all’Ucraina della Germania e il suo futuro sviluppo c’è di mezzo il ritorno del rigore e dell’austerità. Manto trasversale che come una nevicata invernale si deposita su tutto il terreno dell’economia quando viene applicata. E che ha il suo custode in Christian Lindner, rigorista ministro delle Finanze tedesco e leader del Partito Liberal-Democratico (Fdp), che rappresenta la più piccola gamba dell’esecutivo “semaforo” di Olaf Scholz, esteso a socialdemocratici (Spd) e Verdi.
Lindner si dice a parole un grande sostenitore dell’Ucraina e un avversario della Russia, ma i dati per il bilancio del 2025 parlano chiaro: Berlino scenderà da 7,5 a 4 miliardi di euro nella sua assistenza militare al Paese invaso da Mosca nel 2022 e il rifiuto di Lindner di consentire nuovi extra-budget difficilmente permetterà di spuntare risorse. Ai due più strenui sostenitori delle armi a Kiev nel Governo, il socialdemocratico Boris Pistorius, titolare della Difesa, e la leader Verde Annalena Baerbock, ministro degli Esteri, Lindner ha comunicato che “nuove misure dovrebbero essere prese solo se si garantirà un finanziamento”. Ovvero tagliando altrove, nelle voci di programma care ai due partiti nell’anno in cui il governo, in crisi di popolarità e consenso, dovrà affrontare nell’autunno 2025 il rinnovo del Bundestag.
Di fronte a un’economia che langue, al buco di bilancio aperto nel 2023 dal rilievo della Corte dei Conti tedesca e alle competizioni elettorali che rischiano di colpire duramente i partiti di governo, ogni formazione porta acqua al suo mulino. E il sostanziale dimezzamento dell’appoggio a Kiev concordato nella bozza di manovra tedesca appare solo il primo passo.
Lindner, ricorda Politico.eu, col suo partito giustifica con la presenza dei beni congelati russi il distacco dalla spinta sui fondi pubblici per appoggiare Kiev: “A giugno, la Germania e altri paesi del G7 hanno raggiunto un accordo preliminare per utilizzare il valore di circa 300 miliardi di dollari di asset sovrani russi immobilizzati in istituzioni finanziarie occidentali per garantire un prestito di 50 miliardi di dollari all’Ucraina“, ricorda Politico.eu. Aggiungendo che però i negoziati su come ottimizzare l’uso degli asset sono ancora ben lontani dal completarsi.
La testata paneuropea ricorda che “le controversie sugli aiuti all’Ucraina avrebbero aggravato le fratture nella coalizione di governo a Berlino, già lacerata da settimane di lotte interne su una serie di questioni, dal bilancio al welfare. Il co-leader dei Verdi e ministro dell’Economia Robert Habeck ha dichiarato questa settimana che intende candidarsi a cancelliere come candidato dei Verdi alle elezioni federali del 2025, gettando dubbi sulla sopravvivenza dell’alleanza di governo di cui è membro”.
Le Europee in tal senso hanno già penalizzato nettamente i partiti tedeschi di governo. Ora Scholz e alleati sono attesi all’0rdalia del voto di tre laender orientali: Sassonia, Turingia e Brandeburgo andranno al voto a settembre e ci si aspetta pressoché ovunque un boom dell’ultradestra di Afd e dell’Alleanza Sahra Wagenknecht dell’omonima politica di sinistra radicale. Entrambe le formazioni fanno della critica all’assistenza a Kiev un cavallo di battaglia. Spd, Verdi e Liberali sono dati in singola cifra nei tre Lander. I cui voti rischiano di essere un messaggio durissimo per l’esecutivo di Scholz. E di far sentire i loro effetti anche a Kiev.

