Nella sera di domenica 18 agosto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato alla nazione spiegando gli obiettivi strategici dell’incursione di Kiev oltre il confine russo nella regione di Kursk. Non un obiettivo territoriale, ha detto Zelensky, ma bensì la costituzione di una “zona cuscinetto” da cui interdire future avanzate delle truppe di Mosca che, su altri teatri, continuano a muoversi con postura maggiormente offensiva.
La cattura di diversi villaggi, l’espansione su un’area di territorio russo grande approssimativamente due volte la città di Milano, la violazione dei confini nemici con gli scarponi dei soldati di Kiev e l’effetto-sorpresa di un’operazione studiata a lungo, hanno garantito a Kiev un successo tattico nelle prime battute che però ora si trova nella condizione di evitare il ribaltamento di fronte. Come spiegato su queste colonne, l’Ucraina schiera nel territorio di Kursk l’élite delle sue truppe e ha provveduto a far saltare i ponti e a consolidare le sue unità in loco con l’obiettivo di evitare che nuove puntate siano da lì portate verso Kharkiv e altri obiettivi nella regione.
“L’incursione ucraina nell’Oblast di Kursk ha spinto l’esercito russo a ridistribuire fino a 11 battaglioni dall’interno dell’Oblast di Kursk e quattro raggruppamenti di forze russe altrove nel teatro alla prima linea nell’Oblast di Kursk finora”, ha notato in un commento l’Institute for the Studies of War. L’obiettivo, spiega l’Isw, per l’Ucraina potrebbe essere una graduale interruzione del processo operativo che ha spinto Mosca, nell’ultimo anno, a detenere l’iniziativa nelle lente e graduali avanzate che contraddistinguono la guerra in Ucraina, come dimostrato in teatri come Adviivka e Bahmut.
La scommessa di Zelensky e del capo delle forze armate Oleksnadr Syrskyj, in quest’ottica è che con una puntura di spillo all’aggressore a Kursk si possa in prospettiva evitare il rischio di una zampata nell’oblast di Donetsk. Un “contro-logoramento” dopo l’avanzata metodica dei russi costruita consumando armamento occidentale, unità e posizioni ucraine, insomma. Una mossa che non è detto, però, possa funzionare.
Jack Watling del britannico Royal United Services Institue (Rusi) ha spiegato che il fattore-tempo gioca contro Zelensky in un’analisi sul Guardian: per Kiev “i rischi militari aumentano con il tempo. Avendo impegnato la sua riserva operativa, l’Ucraina avrà difficoltà a colmare le lacune nella linea e non è ancora riuscita a risolvere la minaccia posta dai droni da ricognizione russi, dalle bombe plananti, dall’artiglieria, dalla guerra elettronica e dai complessi missilistici operativi-tattici”. Watling ritiene che forse per Kiev sarebbe stato più sensato militarmente provare a colpire infrastrutture e piste di lancio piuttosto che buttarsi in una avventura in cui il dato politico, la dimostrazione della capacità di Kiev di continuare le operazioni ai Paesi che la sostengono, e quello strategico, legato alla “zona cuscinetto”, sembrano equivalersi come giustificanti.
Ma le capacità di Mosca di colpire, non solo via terra, l’Ucraina sono state solo scalfite dalle azioni ucraine. Nota Watling che “nel complesso, queste capacità stanno consentendo alla Russia di continuare un’avanzata costante verso Pokrovsk, Toretsk e altre città nel Donbass. Queste città saranno presto spopolate e difenderle richiederà molte risorse”. Le perdite non indifferenti di mezzi di trasporto, tank e altri dispositivi bellici nell’offensiva oltre confine sono un altro fattore di dubbio. Quando dalla tattica si passa alla strategia, insomma, anche il successo di un’incursione rischia di rovesciarsi nel suo opposto se non ben gestita. E per l’Ucraina ora l’obiettivo sarà capire quanto sia ragionevole utilizzare questo territorio come fattore d’interdizione ad attacchi verso zone da tempo non più minacciate mentre a Sud il fronte è ben più in movimento. E non è certamente Kiev all’avanzata.
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