Come riportato dal canale Telegram “Ram Reports” il 3 agosto, l’Iran avrebbe recentemente installato diversi sistemi di guerra elettronica di fabbricazione russa, tra cui quello a lungo raggio Murmansk-BN, in diversi siti sparsi per tutto il Paese.
Il Murmansk-BN è un sistema di guerra elettronica per il jamming, ovvero per l’attività di disturbo e soppressione dei segnali radio o radar avversari: è uno strumento chiave dell’attacco elettronico ed il suo scopo è emettere “rumore” in un segnale avversario abbastanza forte da sovraccaricare i ricevitori del nemico. Il risultato è un disturbo del segnale che il sistema ricevente sta cercando di rilevare, interrompendo del tutto le comunicazioni.
Secondo quello che sappiamo, il Murmansk-BN è un sistema EW (Electronic Warfare) progettato per effettuare il disturbo delle comunicazioni a lungo raggio ed è stato sviluppato come parte della rete strategica russa di guerra elettronica. Il sistema è entrato in servizio con l’esercito russo nel 2014 ed è stato schierato per la prima volta nello stesso anno in cui il 475esimo Centro EW indipendente della marina russa ha istituito un complesso in Crimea a sud di Sebastopoli. Il ruolo principale del sistema è eliminare le trasmissioni ad alta frequenza delle forze NATO, in particolare il sistema di comunicazioni globali degli Stati Uniti, insieme alle comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza. Secondo fonti militari russe, può bloccare i sistemi di comunicazione con un raggio compreso tra i 5mila e gli 8mila chilometri. Il Murmansk-BN è in grado di disturbare le comunicazioni tra navi da guerra, aerei e satelliti, in entrambe le direzioni, bloccando quindi il flusso di informazioni dai satelliti a specifiche unità di combattimento. Questo è molto importante perché i satelliti sono in grado di guidare con precisione i missili sul proprio bersaglio, pertanto l’impatto del sistema renderebbe inutili le armi intelligenti, mentre gli aerei da ricognizione e di allerta precoce non sarebbero in grado di fornire informazioni sugli obiettivi.
Se fosse confermato, il dispiegamento di uno dei più moderni sistemi di EW russi in Iran segnerebbe una netta scelta di campo di Mosca nel quadro dell’inasprirsi della tensione tra Tel Aviv e Teheran. Come sappiamo, l’uccisione del leader politico di Hamas Ismail Haniyeh nella capitale iraniana – probabilmente con una bomba piazzata nel suo appartamento mesi prima – da parte di agenti israeliani ha innescato un meccanismo di ritorsione già visto da parte degli Ayatollah, che hanno proclamato di essere pronti a colpire Israele.
Sempre per via dello stesso modus operandi, il governo iraniano si aspetta che le IDF (Israel Defense Forces) reagiscano all’attacco, pertanto risulta plausibile la ricerca del sostegno russo per cercare di rafforzare le difese in caso di attacco aereo israeliano.
Sappiamo infatti che funzionari iraniani affermano che la Russia ha iniziato a consegnare all’Iran equipaggiamento radar e di difesa aerea avanzato dopo che Teheran ha chiesto le armi al Cremlino, come ha riferito lunedì 5 agosto il New York Times.
La notizia, a quanto pare, è anche supportata dal viaggio lampo a Teheran dell’ex ministro della Difesa, ora segretario del Consiglio di Sicurezza, Sergei Shoigu, effettuato sempre nella giornata di lunedì per “espandere le relazioni strategiche” tra i due Paesi, ma più verosimilmente per cercare di trovare il modo di evitare un’escalation in Medio Oriente che metterebbe a rischio anche gli stessi interessi russi, avendo Mosca una forte presenza in Siria.
Sono stati giorni convulsi per la diplomazia di ambo le parti: gli Stati Uniti hanno fatto sapere, per voce del Segretario di Stato Anthony Blinken, che Washington difenderà lo Stato ebraico in caso di attacco iraniano. Una dichiarazione volutamente molto vaga, anche in considerazione del fatto che gli USA nel passato e primo storico attacco diretto iraniano verso il territorio israeliano, si sono attivati con diversi assetti che hanno nell’area come cacciabombardieri e cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, in grado di abbattere missili balistici a raggio medio e intermedio grazie al sistema da difesa aerea imbarcato AEGIS.
Intanto che si attende la ritorsione iraniana, con un attacco che potrebbe essere di tipo diverso e coinvolgere la Forza Quds dalla Siria col lancio di droni oltre a sistemi missilistici e altri UAV lanciati dal territorio iraniano, è interessante notare come Mosca abbia decisamente fatto un passo in sostegno del suo alleato iraniano con la decisione di inviare sistemi di difesa aerea, che molto probabilmente si limitano a radar e dispositivi EW.
La Russia solitamente ha sempre avuto un atteggiamento molto cauto nell’annosa questione mediorientale, considerando Israele un Paese “amico”: Mosca ha da sempre tollerato i raid aerei israeliani in Siria purché diretti a colpire le milizie filoiraniane. La prima crepa in questo rapporto si è avuta con l’abbattimento dell’aereo spia russo nei cieli siriani effettuato per errore dalla contraerea di Damasco nel 2018 durante un attacco aereo israeliano.
Allora i due Paesi avevano concordato di intrattenere maggiori rapporti che evitassero spiacevoli incidenti come quello, ma forse la frattura vera e propria è avvenuta con la guerra in Ucraina e il sostegno iraniano a Mosca che ha generato un avvicinamento strategico della Russia all’Iran, con anche la fornitura di tecnologia e sistemi d’arma se pur in modo non ufficiale. Ora questa pubblica ammissione forse segnala che tra Tel Aviv e Mosca qualcosa si è rotto definitivamente anche e soprattutto perché la lunga campagna militare nella striscia di Gaza e la minaccia di un’operazione in Libano mettono a serio rischio gli interessi russi in Medio Oriente.
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