La cyberguerra è generalmente considerata la guerra del XXI secolo e già nel 2021 i nostri “esperti” ci predicevano una cyberguerra russa contro l’Ucraina, che avrebbe dovuto neutralizzare l’economia, o addirittura distruggerla a tal punto che un intervento militare non sarebbe stato necessario. Ma uno studio del Center for Security Studies (CSS) del Politecnico federale di Zurigo ci riporta alla realtà. Gli esperti che pensano che la cyberguerra sia una realtà continuano a sottovalutare i limiti pratici degli attacchi informatici (chiamati anche operazioni ad effetto cyber) e, di conseguenza, a sovrastimare la loro portata strategica – nonostante numerose prove empiriche dimostrIno che gli attacchi informatici non sono molto efficaci per condurre azioni coercitive e distruttive.
Nel complesso, non c’è nulla che dimostri che le operazioni sponsorizzate dalla Russia o, addirittura, l’insieme delle operazioni legate a questo conflitto (comprese quelle dei vari ‘eserciti’ di hacktivisti che sono emersi) abbiano avuto un impatto o procurato vantaggi tattici osservabili – come il sabotaggio di equipaggiamenti militari o la perturbazione delle comunicazioni nemiche in combattimento – o abbiano generato un vantaggio strategico.
Il vero problema della guerra nel cyberspazio è che siamo incapaci di determinare con certezza l’origine degli attacchi. Le aziende sedicenti specializzate in cybersicurezza sono nell’incapacità materiale di farlo e le loro opinioni sui nostri media provengono quasi esclusivamente da fonti terze. In chiaro, queste aziende fanno il più delle volte parte del problema.
Nel dicembre 2016, CrowdStrike afferma che l’entità di hacker FANCY BEAR (presumibilmente associata all’intelligence militare russa) avrebbe penetrato la rete di condotta del fuoco di artiglieria ucraino per impiantarvi malware, causando così perdite importanti. L’informazione è un po’ “grossa”, ma alcuni media tradizionali la riportano comunque. Si rivelerà totalmente falsa.
In realtà, dall’inizio degli anni 2000, quella che viene chiamata “cyberguerra” è più una guerra tra “troll” che un mezzo per destabilizzare i paesi, come Hollywood ci annunciava. I nostri media amano amplificare gli eventi cyber e approfittare del fatto che i loro autori sono difficilmente identificabili per attribuirne la paternità alla Russia. Inoltre, se è certo che alcuni attacchi provengono dalla Russia, ciò non significa che il governo sia coinvolto.
Così, durante l’attacco informatico contro l’Estonia del 27 aprile 2007, i nostri media hanno immediatamente accusato la Russia, affermando che anche se il governo non era coinvolto direttamente, l’azione non avrebbe potuto aver luogo senza l’approvazione del Cremlino! Alcuni agitano persino lo spettro dell’Articolo 5 della NATO! Tuttavia, su 3.700 indirizzi IP che hanno scatenato l’attacco, 2.900 erano russi, 200 ucraini, 130 lettoni e 95 tedeschi. In realtà , c’è solo un indirizzo IP che porta a un computer governativo. È certamente possibile che un attacco sia stato lanciato anche da lì, ma la persona coinvolta può essere chiunque, dal portiere di un ministero a più in alto.
Quindi, non se ne sa nulla. Nulla dimostra un coinvolgimento di organi ufficiali russi e tutto indica che si tratti di un’azione della società civile. D’altronde, né la Commissione europea né la NATO confermano il coinvolgimento della Russia. Alla fine, un solo colpevole sarà identificato: un giovane russo, militante del movimento giovanile “Nashi” – un’organizzazione patriottica russa, che lotta contro “gli oligarchi, gli antisemiti, i nazisti e i liberali” -, che ha agito in modo indipendente. Decisamente, i nostri giornalisti sostengono sempre gli stessi!
Uno studio dell’università di Adelaide (Australia) sulle cyberattività all’inizio del 2022 in Ucraina mostra che gli ucraini erano chiaramente preparati a un’intensificazione delle operazioni militari. Dal 24 febbraio, le cyberattività dei bot ucraini sono state immediatamente a un livello molto elevato, e solo alcuni giorni dopo sono iniziate le cyberattività russe. Ciò indica che le reti ucraine avevano già preparato i loro cyberattacchi prima del 24 febbraio ed erano pronte a scatenarli molto rapidamente quel giorno.
Come abbiamo visto con TV5 MONDE, a proposito di quella che chiamano “guerra ibrida”, i nostri media e i nostri esperti ricamano a partire da eventi che nessuno è in grado di conoscere con precisione, una responsabilità della Russia. Tecnicamente parlando, fanno del cospirazionismo, ovvero la creazione di una narrativa a partire da elementi spesso reali, collegati da una logica arbitraria, con un presunto scopo malevolo.
Secondo il CSS, la grande maggioranza degli eventi noti e attribuiti alla Russia (il più delle volte senza alcun elemento di prova) ha avuto solo effetti limitati e localizzati, il cui impatto sul conflitto è stato trascurabile o nullo. C’è da scommettere che una grande parte di questi eventi attribuiti alla cyberguerra siano in realtà problemi a livello di gestione (come negli Stati Uniti, dove le compagnie che forniscono elettricità nascondono i loro problemi di gestione dietro presunti attacchi russi). Anche qui, la narrativa ufficiale su questi attacchi russi, amplificando artificialmente il loro impatto a fini di propaganda, contribuisce a minimizzare le capacità della Russia in materia.
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