La guerra dei chip tra gli Usa e la Cina potrebbe inasprirsi qualora Washington definisse nuove sanzioni sulla fornitura di tecnologie critiche alla Repubblica Popolare. Potenzialmente in grado di colpire anche le aziende di due Paesi alleati di Washington e cruciali nella filiera dei semiconduttori: Giappone e Paesi Bassi.
Il Bureau for Industry and Security dell’amministrazione sarebbe pronto a chiedere alla rappresentante degli Usa per il commercio, Gina Raimondo, l’applicazione ai settori chiave dei macchinari funzionali alla produzione di chip ad alta complessità tecnologica della regola Foreign Direct Product. Una delle massime vette del potere sanzionatorio Usa. Secondo la regola Fdp le aziende, anche straniere, che volessero esportare prodotti contenenti componenti made in Usa a mercati terzi dovrebbero chiedere l’autorizzazione agli Stati Uniti prima di procedere.
Asml al centro della guerra dei chip
Un’altra escalation potrebbe esser rappresentata dall’inserimento di determinate tecnologie sotto un focus di maggiore visibilità da parte degli apparati federali, nella cosiddetta “Unverified List” del Dipartimento del Commercio. “Questo elenco”, nota il portale di tecnologia Tom’s Hardware, “richiede alle aziende di ottenere licenze per la spedizione di determinate tecnologie soggette a restrizioni. Ampliando questo elenco, gli Stati Uniti mirano a segnalare che le aziende che continuano a servire clienti cinesi ritenuti a rischio per la sicurezza potrebbero dover affrontare controlli aggiuntivi, che potrebbero impedire alle aziende cinesi di aggirare le attuali restrizioni affidandosi ad attrezzature e competenze straniere”.
La testata cita due aziende come potenzialmente impattate: Tokyo Electron, nipponica, e soprattutto l’olandese Asml, divenuta nei fatti l’azienda più strategica d’Europa, che produce macchinari di litografia ad altissima precisione. Nel primo trimestre, la Cina ha rappresentato un mercato fondamentale per i macchinari di Asml, coprendo il 49% dei suoi ricavi, con 2 miliardi di euro tra gennaio e marzo. Peter Wennink, ex Ceo di Asml, ha avvertito che accelerare il contrasto alla Cina potrebbe, paradossalmente, incentivare Pechino a sostituire con tecnologia propria e più avanzata quella fornita dal colosso olandese. A Tokyo e Amsterdam sanzioni di questo tipo sono definite “draconiane” nei corridoi dei ministeri economici.
Wennink, in particolare, ha definito “ideologica” una competizione sui chip che da manager dice di aver affrontato per un quarto di secolo con forza, specie sul fronte della tutela dei brevetti e della proprietà intellettuale nei confronti di aziende cinesi di cui conosce forze e furbizie. Ma il vento imponente della competizione economica e geopolitica per la tecnologia non accenna a esaurirsi.
Washington vuole tagliare la strada a Pechino
Del resto, ricorda The Register, Washington ha dato grande attenzione a Asml negli ultimi mesi: tramite operazioni commerciali Usa “all’azienda è stato impedito di fornire apparecchiature per raggi ultravioletti estremi (EUV), utilizzate per realizzare i chip più avanzati, ma in seguito tale divieto è stato esteso anche ad alcuni dei suoi vecchi prodotti tecnologici per raggi ultravioletti profondi (DUV), e quest’anno Washington ha insistito affinché ASML si astenesse dall’onorare i contratti di manutenzione con le aziende cinesi produttrici di chip, in base ai quali fornisce assistenza per il kit”.
Per contenere la capacità cinese di giocare un ruolo dominante nelle applicazioni civili, industriali e militari delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, chip di memoria potenti sono decisivi e il collo di bottiglia industriale è rappresentato, in quest’ottica, dalla manifattura di base di Taiwan e dai macchinari giapponesi e, soprattutto, olandesi. Perno di un paradosso che può vedere gli Usa chiamati a esercitare pressioni e sanzioni di fatto su aziende di Paesi loro alleati pur di contenere la corsa di Pechino alla frontiera infinita dell’innovazione.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

