Donald J. Trump, vittima di un attentato durante un comizio elettorale tenutosi sabato nella contea di Butler, in Pennsylvania, sta “bene”. L’ex presidente, ferito all’orecchio destro, è rimasto cosciente e si è subito rialzato: l’immagine del tycoon che mostra il pugno con il volto insanguinato tra gli agenti del servizio segreto che lo sostengono, è diventata in poco tempo virale ed è già entrata nella storia degli Stati Uniti. Se l’ex presidente Usa e candidato repubblicano fortunatamente non ha riportato gravi ferite dopo che il ventenne Thomas Mathew Crooks – l’attentatore identificato dall’FBI – ha tentato di ucciderlo, lo stesso non si può dire della malconcia democrazia statunitense, che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con una serie di eventi che ne hanno minato la credibilità e le fondamenta.
“La democrazia americana non sta bene”
La democrazia americana non sta bene. Ne è convinto Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group. Il presunto tentativo di assassinio si è verificato mentre il Paese era già “profondamente polarizzato”, con molti americani convinti che i loro avversari politici siano determinati a distruggere la democrazia negli Stati Uniti, ha spiegato Bremmer in un video pubblicato su X. “Questo è il peggior tipo di evento che può accadere in un tale contesto, e temo profondamente che questo preannunci molta più violenza politica e instabilità sociale in futuro,” ha aggiunto.
Quando eventi simili si sono verificati in altri Paesi, spesso non sono finiti bene, ha avvertito l’esperto di Eurasia Group. Secondo lo stesso Bremmer, gli Stati Uniti si trovano in una delle fasi più delicate della loro storia e la volontà di usare la violenza potrebbe essere “più alta che in qualsiasi altro momento dal 1968”, anno in cui furono assassinati Martin Luther King Jr. e Robert Kennedy, e forse dalla Guerra Civile. Anche se le dichiarazioni di queste ore – dal presidente Joe Biden all’ex presidente Barack Obama – fanno pensare che un’unità nazionale sia possibile, saranno cruciali le prossime settimane per comprendere se la situazione interna evolverà tragicamente verso un’ulteriore polarizzazione del dibattito politico.
Lo spettro della Civil War
L’incubo della guerra civile aleggia negli Stati Uniti, a maggior ragione dopo l’attentato alla vita dell’ex presidente Donald Trump. “La prima cosa a cui ho pensato è che eravamo a un pollice da una potenziale guerra civile. Penso che se Donald Trump oggi avesse subito ferite mortali, il livello di violenza a cui abbiamo assistito finora non sarebbe stato nulla in confronto a quello che sarebbe successo nei prossimi due mesi. Penso che avrebbe scatenato un nuovo livello di rabbia, frustrazione, risentimento, ostilità che non vedevamo da molti, molti anni negli Stati Uniti”, sottolinea in un’intervista rilasciata a The Conversation il politologo Arie Perliger. “La democrazia non può funzionare se i diversi partiti, i diversi movimenti, non sono disposti a lavorare insieme su alcune questioni. La democrazia funziona quando più gruppi sono disposti a raggiungere una sorta di consenso attraverso negoziazioni, a collaborare e a cooperare” sottolinea l’esperto di estremismo politico.
Lo scenario di una possibile “guerra civile” è preso seriamente in considerazione anche nei Paesi confinanti. Il rapporto Disruptions on the Horizon di Policy Horizons Canada, citato dalla rivista Politico, include un’ipotesi secondo cui il Canada dovrebbe prepararsi per una possibile guerra civile negli Stati Uniti. Questo scenario inquietante si basa su “potenziali escalation nelle divisioni ideologiche, erosione democratica e disordini interni negli Usa”. Anche se menzionata brevemente in un documento di 37 pagine, l’inclusione di questo scenario sottolinea le crescenti preoccupazioni per la stabilità politica e sociale negli Stati Uniti e il suo impatto sui paesi vicini come il Canada.
Molto più di un film
Come già osservato su InsideOver, se si parla di “guerra civile” non si può non menzionare la fortunata pellicola Civil War – con Kirsten Dunst nei panni di una reporter di guerra – che ha incassato più di 100 milioni di dollari al botteghino in tutto il mondo, dello sceneggiatore e regista Alex Garland. Il film ha il merito di sfatare il tabù di un’inimmaginabile guerra civile, descrivendo un’America del futuro dilaniata dal conflitto domestico e dalla violenza delle milizie, con un leader autoritario alla Casa Bianca, un tentativo di colpo di Stato e americani che si sparano a vicenda in strada.
Anche gli americani sono seriamente preoccupati. Secondo sondaggio di Rasmussen Reports già citato da InsideOver, sebbene la maggioranza degli intervistati si dichiari scettica rispetto a tale eventualità (49%), il 41% degli americani teme che una guerra civile possa scoppiare nei prossimi cinque anni, compreso il 16% che afferma che l’ipotesi è “molto probabile” nello stesso arco di tempo. Il 10% si dichiara incerto sul futuro ma è un dato di fatto che la “possibilità che l’America possa presto affrontare un’altra guerra interna non è troppo remota per molti elettori”, come hanno notato i sondaggisti di Rasmussen. E dopo l’attentato a Donald Trump è probabile che tali preoccupazioni, fino a qualche anno fa remote, possano ulteriormente crescere.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

