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Era dagli accordi di Oslo, nel 1993, che in Cisgiordania non si assisteva ad un furto di terra così massivo e spudorato. Il 2023 era stato già di fatto un anno da record per Israele, che aveva fatto man bassa di annessioni di avamposti, un tempo illegali e ora divenuti proprietà dello Stato. Ebbene, il 2024 non è da meno, anzi, rischia di fare anche meglio, per la gioia dei coloni israeliani – e peggio per i palestinesi della West Bank.

La scorsa settimana, come riporta Haaretz, “il consiglio supremo di pianificazione israeliano ha approvato l’avanzamento della costruzione di 5.295 unità abitative in diversi insediamenti in Cisgiordania”. Certo, per chi segue approfonditamente la questione israelo-palestinese, questa non è una novità. Eppure, qualcosa è cambiato. Per la giornalista Yael Freidson si tratta del fatto che mai come quest’anno, dall’inizio della guerra in poi, e nel totale silenzio mediatico, Israele ha spadroneggiato così su questa terra, quella ad Ovest del fiume Giordano.

Al di là delle case che saranno costruite a breve, il governo Netanyahu ha annesso anche oltre “3.100 acri nella parte settentrionale della Valle del Giordano”.

C’è da chiedersi, considerando i ritmi serrati di questa avanzata israeliana, quanti dei 5.800 chilometri quadrati resteranno alla West Bank, la regione dove vivono tre milioni di palestinesi. Intanto la famosa area C, l’area palestinese sulla quale Israele ha il controllo sia amministrativo che militare (controllo che doveva essere temporaneo), si sta estendendo sempre più.

Smotrich e il piano per governare la Cisgiordania

Il ministro più attivo in questa opera di annessione, insieme al suo sodale, ma di altro partito, Itamar Ben-Gvir, è Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e membro del gabinetto di sicurezza che, coerentemente con le sue posizioni estremiste, vive con la sua famiglia fuori dall’insediamento di Kedumim, un avamposto illegale e che viola le leggi internazionali.

Il New York Times ha ottenuto una lunga registrazione audio in cui Smotrich rivela il suo progetto per rafforzare il controllo israeliano sulla Cisgiordania, con il fine ultimo di contrastare “qualsiasi tentativo di far nascere lo Stato della Palestina”. Nell’audio, il leader di Sionismo Religioso parla del piano perfetto per “cambiare DNA alla Cisgiordania”. Senza giri di parole, Smotrich va dritto al punto, dichiarando che, per coronare il suo sogno e quello degli altri coloni, “è necessario strappare gradualmente il controllo della West Bank dalle mani dell’esercito israeliano e consegnarlo ai funzionari civili”. Tali funzionari, peraltro, sono sottoposti allo stesso Smotrich, in quanto, già dagli inizi del 2023, a lui fa capo il ramo del ministero della Difesa che si occupa delle colonie ebraiche in Cisgiordania.

Dunque, si tratta a tutti gli effetti di una pianificazione che contrasta nettamente con quanto sostiene anche la Corte Suprema di Israele, secondo la quale l’attuale controllo della Cisgiordania è “un’occupazione militare temporanea supervisionata da generali dell’esercito e non un’annessione civile permanente”. 

Il trucco di duplicare gli organi di controllo della Cisgiordania per poi passare da un controllo militare a uno civile è necessario, secondo Smotrich, “per sviare il monitoraggio internazionale”. E infatti, il leader estremista spiega che “è stato creato un sistema civile separato. Il governo ha permesso al ministero della Difesa di rimanere coinvolto nel processo, in modo da far sembrare che l’esercito abbia ancora il pieno controllo della Cisgiordania”. Un piano perfetto per salvare la faccia nel contesto internazionale, affinché “non dicano che qui stiamo facendo l’annessione”, ha concluso Smotrich.

Ovviamente, gli ingranaggi della macchina annessionista sono stati oliati con il benestare di Benjamin Netanyahu che, secondo quanto afferma il ministro delle Finanze, “è con noi a pieno regime”.

Ma c’è di più. Bibi, non solo appoggerebbe questo piano scellerato, ma, scrive il NYT, “ne conosceva già i dettagli, che rientravano in un accordo di coalizione tra i loro partiti”, cioè Likud e Sionismo Religioso. L’osservanza di tale patto conservaNetanyahu al potere.

Insomma, la guerra si sta consumando appieno su due fronti: quello di Gaza, sotto i riflettori del mondo che se ne interessa, e quello della West Bank, dove silenziosamente, ma con ferocia, si continua a tramare nell’ombra per coronare il sogno del “Grande Israele”.

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