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Politica

Francia: la Le Pen può anche non vincere ma Macron perde di sicuro

Dopo il primo turno, al via adesso la girandola di apparentamenti voluta da Macron per isolare Marine Le Pen.
Francia

Tutto come, forse, ampiamente previsto: quando il 9 giugno scorso il presidente francese Emmanuel Macron in diretta televisiva, nel momento dell’annuncio dello scioglimento del parlamento, ha parlato di “fiducia accordata agli elettori” probabilmente alludeva alla fiducia accordata al sistema elettorale. Del resto, era impensabile ribaltare la situazione nel giro di tre settimane: il Rassemblement National di Marine Le Pen, forte del 32% ottenuto a inizio mese alle europee, ha confermato e in parte aumentato il proprio consenso.

Ma questo, per l’appunto, era stato messo in conto dallo stesso Macron. Tuttavia, a differenza che per le europee, per le legislative in Francia non vige il proporzionale ma un maggioritario a doppio turno. Ed è questo probabilmente il momento più delicato del piano dell’Eliseo: attuare cioè lo sbarramento contro Le Pen in vista della seconda tornata, stringendo accordi con Melenchon, i socialisti e tutti coloro che non vorrebbero vedere a Matignon, sede del governo, un esponente dell’estrema destra.

La girandola di apparentamenti

Il principio del doppio turno francese è molto simile a quello che si vede in Italia a proposito dell’elezione dei sindaci: in ognuno dei 577 collegi uninominali, viene eletto al primo turno chi ottiene il 50%+1 dei voti. Diversamente, ci sarà per l’appunto quello che dalle nostre parti viene chiamato ballottaggio. E lì, si sa, tutto viene deciso dagli apparentamenti. Ossia dalla scelta di uno dei candidati sconfitti di appoggiare uno dei candidati ancora in corsa.

Il piano ideato da Macron già prima delle europee, quando aveva avvertito il sentore di un vigoroso tonfo della sua coalizione centrista e liberale, prevede la nascita di quello che in Francia viene chiamato “sbarramento repubblicano“. Stringere cioè apparentamenti soprattutto con il Nuovo Fronte Popolare, la coalizione di centrosinistra che al suo interno ingloba socialisti, sinistra radicale, verdi e comunisti.

Un modo per isolare Marine Le Pen e tutto il fronte del Rassemblement National. Una strategia adottata nell’esagono già agli albori del nuovo secolo, quando repubblicani e socialisti hanno unito le forze per isolare Jean Marine Le Pen, padre di Marine, nelle presidenziali del 2002. Con soltanto 61 seggi assegnati al primo turno, di cui almeno 38 andati al Rassemblement National, tutto si giocherà fra sette giorni. Quando, nell’idea di Macron, gli apparentamenti dovrebbero mettere in minoranza i vari candidati vicini a Le Pen.

Macron sarà comunque sconfitto

Non mancano però le incognite per l’Eliseo. A cominciare proprio da un cavillo della legge elettorale che, specialmente agli occhi di Macron, potrebbe rappresentare un ostacolo per i suoi ultimi anni di mandato come presidente. Al secondo turno infatti, non vanno i due principali candidati ma tutti coloro che hanno raggiunto almeno il 12.5% dei voti al primo turno. Vuol dire cioè che, con i vari apparentamenti che saranno portati avanti nei prossimi giorni, uno tra i candidati della sinistra o della coalizione di Macron dovrà fare un passo indietro.

E spesso questo sacrificio dovrà essere chiesto proprio ai candidati vicini al presidente. In molti collegi infatti, è il rappresentante della sinistra a essere al secondo posto e dunque in posizione più utile per sfidare il candidato di Rn. Non è un caso se già domenica sera dal quartier generale di Ensemble, la coalizione di Macron, è stato chiesto il ritiro dalla corsa elettorale a 60 candidati. Ma potrebbero essere molti di più coloro che al secondo turno non ci saranno per lasciare spazio al centrosinistra.

Questo vuol dire che, a prescindere dalla buona riuscita o meno del piano anti Le Pen, il prossimo Parlamento vedrà una forte polarizzazione tra destra e sinistra. Lasciando a Macron solo le briciole, con il suo partito centrista stretto nella morsa delle altre formazioni. Da qui, la domanda cardine per capire l’andamento dei prossimi anni della Francia: come farà a governare Macron con pochi deputati in Parlamento? Il rischio stallo è dietro l’angolo: l’Eliseo dovrà convivere o con un premier vicino a Le Pen oppure con un governo espressione della sinistra, la stessa che ha attuato la più forte opposizione parlamentare a Macron in questi anni.

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