Alla Fortezza da Basso di Firenze si è respirata una grande freschezza. A prescindere dal giallo frizzante ed energetico del tema scelto dagli architetti che hanno allestito gli spazi: “Lemon”, limone, complice anche un momento “da bere” a cura di uno dei tanti main sponsor, la Tassoni, che l’anno scorso ha festeggiato
230 anni di storia. A Pitti Uomo 106, la fiera che si è tenuta dall’11 al 14 giugno, i compratori esteri sono stati in aumento: aumento lieve ma significativo per un comparto che ha vissuto dopo il Covid anni non troppo equilibrati. In crescita Germania, Olanda e gli altri mercati dell’Europa centro settentrionale, confermano i numeri Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, si consolida la ripresa asiatica.

Proprio a questo proposito, era ospite con un importante evento
proprio la Cina: nell’area speciale China Wave è stato presentato il meglio del contemporary menswear cinese, grazie alla collaborazione con la China National Garment Association. Otto collezioni per promuovere lo stile cinese di CHIC (China
International Fashion Fair). Gli stilisti emergenti del Celeste Impero hanno mixato tagli della tradizione asiatica (per lui non manca infatti il kimono), fantasie asiatiche ed eleganza contemporanea e sartoriale occidentale.

In tema di grandi partnership è da segnalare la presenza anche quest’anno del Main Sponsor di Pitti Immagine, Unicredit. La banca ha confermato il suo impegno a supporto del settore Moda e, più in generale, del tessuto produttivo nazionale, ponendosi come interlocutore attivo per accompagnare le imprese del comparto verso le nuove sfide della transizione ecologica e digitale. Un percorso che si arricchisce anche della parte formativa, grazie alla creazione del CFMI Academy, nata dalla partnership tra Centro di Firenze per la Moda Italiana, Pitti Immagine e, appunto, UniCredit. “La collaborazione con Pitti vuole essere una prova tangibile del nostro impegno a sostegno di uno dei settori chiave dell’economia italiana”, spiega Annalisa Areni, Responsabile Client Strategies di UniCredit Italia, “Oltre al supporto offerto alle imprese, cerchiamo di sostenere i giovani talenti della moda italiana anche con cicli di seminari di Fashion Design dedicati prevalentemente alla trattazione delle tematiche ESG”. La CFMI Academy, che ha debuttato lo scorso gennaio, è un progetto, che coinvolge 13 accademie italiane di Fashion Design, individuate grazie alla collaborazione con Piattaforma Sistema Formativo Moda e Polimoda.
La ventata di freschezza “al limone” di Pitti Immagine continua proprio nel segno del green e del riciclo, anche con la 3a edizione del progetto speciale che presenta l’approccio più contemporaneo e innovativo al mondo del vintage. La sezione Vintage Hub si presenta come un manifesto, per ridefinire il futuro della moda: una
selezione di brand ed espositori con collezioni upcycled o re- worked, servizi di co-branding con marchi vintage per modificare, rimodellare e regalare un nuovo stile e una nuova vita a oggetti e arredi del passato. Brand e aziende trovano in questo ambito anche delle opportunità per gestire e rivalutare gli archivi stilistici e creare
una rete di noleggio capi.

Sempre in tema di sostenibilità, il progetto espositivo della Fondazione Pitti Discovery S|STYLE #8, vetrina per marchi di tutto il mondo che si distinguono per creatività e si stanno interrogando su come rispondere alla trasformazione sociale e ambientale, in collaborazione con Kering Material Innovation Lab (Kering MIL). Il
centro di ricerca è nato a Milano nel 2013 all’interno del grande gruppo del lusso ed è impegnato a favore della riduzione dell’impatto ambientale complessivo attraverso la transizione di tutti i marchi del Gruppo Kering verso una catena di fornitura sostenibile.
Ogni designer ha presentato a Pitti Immagine un look a partire dal tema di questa edizione: circular luxury ovvero l’utilizzo dell’expertise e il know-how di selezionati produttori, per creare filiere e network specializzati per la produzione di materiali tessili con contenuti riciclati di alta qualità e in mischia con fibre vergini
allineate agli Standard di Sostenibilità di Kering: denim, jersey, canvas, twill, materiali derivati da scarti agricoli e tessili pre- e post- consumer.

Insomma, da Pitti arriva ancora una volta l’impegno al cambiamento in un settore in cui parlare di sostenibilità risulta certo non facile. L’intenzione è perlomeno quello di educare un pubblico sempre più vasto alla necessità di conservare e proteggere, a livello globale, le risorse di terra e mare: ridurre i consumi d’acqua ed energia nelle produzioni, ma anche combattere i danni ambientali provocati dall’industria, dalle emissioni CO2 agli sprechi. Il futuro della moda si proietta sulle sempre più evolute pratiche virtuose di recupero e circolarità: dalle reti da pesca alle plastiche abbandonate nell’oceano, alla trasformazione di scarti tessili, rimanenze tessili o capi di collezioni passate.
“I primi dati sull’affluenza finale”, dichiara Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, “indicano una conferma di presenze dei buyers internazionali – quelli che fanno il mercato e indicano la direzione – regalando fiducia e prospettiva. Diminuiscono del 7% le presenze dei compratori italiani, ma questo era ampiamente previsto, considerata la chiusura di tantissimi negozi in questi ultimi due, tre anni e l’andamento poco dinamico dei consumi interni. L’idea che circola tra operatori e commentatori è che – contando su un relativo allentamento delle tensioni geopolitiche e sugli stimoli all’economia da parte delle istituzioni economiche e monetarie – dobbiamo attendere il 2025 per una vera
ripresa.”
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