Dopo l’ascesa dei movimenti sovranisti in tutta Europa nel decennio scorso, trainati dalla vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti e dalla Brexit nel Regno Unito, la destra europea si presenta a questo appuntamento elettorale delle elezioni europee grande favorita ma divisa e frammentata. Da una parte il Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei (Ecr) presieduto dalla premier Giorgia Meloni di cui fanno parte, tra le voci di spicco, Diritto e Giustizia (PiS) dell’ex primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e del presidente Andrzej Duda, i Democratici Svedesi oltre agli spagnoli post-franchisti di Vox; dall’altra Identità e Democrazia (Id), i cui due partiti con più eurodeputati – e dunque più rappresentativi – del gruppo sono la Lega di Matteo Salvini e il Rassemblement National di Marine Le Pen dopo l’addio tra le polemiche di Alternative für Deutschland (AfD).
L’appello all’unità
Negli ultimi giorni, Le Pen ha lanciato un appello all’unità delle destre. Intervistata dal Corriere della Sera, la leader del Rassemblement National ha sottolineato che “adesso è il momento di unirsi, sarebbe davvero utile”. L’alleata di Salvini in Ue ha invitato Meloni a formare un’alleanza al prossimo Parlamento europeo in grado di scardinare gli equilibri. “Se ci riusciamo – ha osservato Le Pen – possiamo diventare il secondo gruppo del Parlamento europeo. Penso che un’occasione così non dobbiamo lasciarcela sfuggire”. Secondo il Financial Times, la reazione di Meloni all’appello della leader francese potrebbe cambiare il destino del Vecchio Continente. “Il modo in cui la premier Giorgia Meloni risponderà” all’appello di Marine Le Pen ad unire le forze – osserva il quotidiano – potrebbe essere decisivo per il futuro dell’Europa”.
Cosa può succedere dopo le elezioni europee
Benché la Commissione europea abbia in capo l’iniziativa legislativa e l’influenza che il Parlamento europeo ha sulla politica estera sia messa in ombra dal Consiglio europeo – che è composto dai leader dei 27 Stati membri e ha l’ultima parola sulle scelte di politica estera dell’unione – i 720 deputati del nuovo Parlamento avranno il potere di definire le politiche comunitarie su clima, migrazione, industria, difesa e sicurezza, oltre a votare il bilancio dell’Ue. Secondo i sondaggi, i due più importanti gruppi parlamentari – il Partito popolare europeo (Ppe) e, soprattutto, i Socialisti e Democratici (S&D) – sono destinati a perdere voti e seggi a scapito della destra, anche se il Ppe dovrebbe rimanere il gruppo più numeroso e quindi conservare la possibilità di indicare il prossimo presidente della Commissione europea. Una coalizione di cristiano-democratici del Ppe di centrodestra, conservatori di Ecr e centristi potrebbe così ottenere la maggioranza in Parlamento, mentre è più complesso che della stessa compagine possa far parte Id di Salvini e Le Pen, probabilmente destinati a rimanere ai margini.
Secondo l’European Council of Foreign Relations, i sondaggi indicano che il Parlamento europeo probabilmente “prenderà una brusca svolta a destra dopo giugno 2024” e “il risultato principale delle elezioni in molti Stati membri sarà il successo dei partiti populisti anti-establishment”. E se il partito ungherese Fidesz, come annunciato, dovesse aderire a Ecr – visto il legame tra Giorgia Meloni e Viktor Orban – allora i conservatori e riformisti diventerebbero il terzo gruppo più numeroso del Parlamento europeo superando sia i centristi di Renew Europe (Re), sia Identità e Democrazia di Salvini e Le Pen, che nel frattempo ha dovuto fare i conti con lo strappo con i tedeschi di Afd dopo gli scandali che hanno segnato il partito della destra tedesca nell’ultimo periodo.
Cosa divide la destra in Europa
A dividere i due blocchi di destra non sono solo le strategie politiche. Meloni, ad esempio, ha un ottimo rapporto con la presidente uscente della commissione europea, Ursula von der Leyen, mentre Le Pen e Salvini hanno dichiarato che non appoggeranno la sua candidatura alla presidenza per un secondo mandato. A pesare sono anche le divisioni sul sostegno incondizionato alla guerra per procura in Ucraina contro la Russia. Come nota il Financial Times, “Meloni e la Le Pen hanno molto in comune” e “condividono basi ideologiche, inclusa la fede in un’Europa di stati nazionali piuttosto che in un’unione federale più strettamente integrata”, ma vi sono temi su cui le due leader hanno visioni diverse, a cominciare dalle relazioni con la Nato e il sostegno all’Ucraina.
Come dichiarato in forma anonima da un deputato di ID a Politico, “tra l’affetto amichevole e autentico della Le Pen e quello della presidente della Commissione che distribuisce miliardi di euro, chi pensate sia il più rilevante? Se la von der Leyen o il suo successore aprono le porte a un buon rapporto con la Meloni, dove quest’ultima ha più interesse? Se Meloni può scegliere, opterà la strada più utile per l’Italia. Ora, Le Pen offre un piano di riserva”. Giorgia Meloni per ora lascia aperte tutte le strade ma è chiaro che per il Presidente del Consiglio italiano al momento la priorità è la cooperazione e l’alleanza con il Ppe, che sarà con ogni probabilità il gruppo più numeroso del prossimo Parlamento europeo e perno dell’alleanza conservatrice. Queste destre, così vicine e così diverse – una più “populista” (Salvini-Le Pen) e l’altra più “istituzionale” e accettata dall’establishment (Meloni) – potrebbero essere d’accordo su molti temi ma divise dopo le elezioni europee, nonostante gli appelli dall’unità. Un dilemma che segnerà il futuro della destra in Europa anche per i prossimi anni.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

