Colpevole. C’è lo storico verdetto nel processo penale a Manhattan che vede l’ex presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump accusato di aver versato 130 mila dollari alla pornostar Stormy Daniels falsificando dei documenti aziendali. Il procuratore di Manhattan, Alvin Bragg, in 34 capi d’accusa, ha accusato il tycoon di aver ordinato il pagamento tramite il suo ex faccendiere, Michael Cohen, quando Daniels minacciò di rivelare la loro relazione all’indomani delle elezioni presidenziali del 2016. Trump si è dichiarato non colpevole di tutti i capi d’accusa dinanzi al giudice Juan Merchan. Ora, con il verdetto emesso dalla giuria, rischia fino a 4 anni di carcere.
Trump colpevole nel processo a Manhattan
A circa un mese dall’inizio del processo che vede Trump alla sbarra, la giuria ha dichiarato l’ex presidente colpevole delle accuse mosse contro di lui da Bragg. Durante l’arringa finale, il team legale dell’ex presidente ha ribadito la tesi dell’innocenza del magnate: “Il presidente Trump è innocente. Non ha commesso alcun crimine. Il procuratore distrettuale non ha soddisfatto l’onere della prova. Punto”. Questo caso, ha sottolineato il team legale del presidente, “non riguarda un incontro con Stormy Daniels avvenuto 18 anni fa. Non si tratta nemmeno di un accordo di non divulgazione firmato otto anni fa” ma di “documenti”.
Il pubblico ministero Joshua Steinglass ha altresì affermato che l’intento di Trump di frodare “non potrebbe essere più chiaro”, sostenendo che sarebbe stato molto più semplice per lui pagare direttamente Stormy Daniels. Invece, secondo il pm, ha escogitato uno schema elaborato per “occultare” il pagamento alla pornostar avvenuto tramite Cohen, che ha confermato durante il processo di aver ricevuto i soldi dal tycoon. “Tutte le strade portano inevitabilmente all’uomo che ne ha beneficiato di più, l’ex presidente Donald Trump”, ha detto Steinglass.
La reazione dell’ex presidente: “Una disgrazia”
Rabbiosa la reazione del tycoon. “Non solo il giudice Juan Merchan mi ha impedito di presentare il fatto che non ho preso una detrazione fiscale per la spesa legale (che era stata contrassegnata, correttamente, come spesa legale), ma il giudice non ha nemmeno permesso ai miei avvocati di ottenere i documenti fiscali dall’ex avvocato, il cui nome non posso menzionare a causa dell’ordine di bavaglio anticostituzionale che mi è stato imposto. INTERFERENZA ELETTORALE! CACCIA ALLE STREGHE!” ha dichiarato su Truth Social.
“I miei diritti civili – ha aggiunto in un altro post – sono stati totalmente violati con questa caccia alle streghe politica, incostituzionale, che interferisce con le elezioni. La nostra nazione in crisi viene derisa in tutto il mondo!”. “Questo è stato un processo vergognoso truccato, ma il vero verdetto sarà emesso il 5 novembre dal popolo e loro sanno cosa è successo qui e tutti sanno cosa è successo qui”, ha infine aggiunto.
Le ripercussioni sulla campagna presidenziale
E ora? Nessuna norma costituzionale vieta a Donald Trump di candidarsi anche ora che è stato giudicato colpevole. In quanto candidato a una carica federale, nota Politico, Trump è limitato solo dai requisiti della Costituzione degli Stati Uniti. Tali requisiti sono chiari: il presidente deve avere almeno 35 anni, deve essere un cittadino americano nato per natura e deve aver vissuto negli Stati Uniti per almeno 14 anni. Non vi è alcun riferito a condanne penali. Qualora venisse condannato al carcere o agli arresti domiciliari, la sua condanna potrebbe essere sospesa per consentirgli di governare, in attesa di un probabile processo d’appello. Per il tycoon è un duro colpo, così come per l’America, ma la battaglia è ancora lunga. ‘We’ll keep fighting” ha promesso Trump, che tenta di sfruttare la sua – non facile – situazione a suo vantaggio.
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