Hanno fatto scalpore le parole che Donald Trump avrebbe pronunciato a un evento di finanziamento della sua campagna elettorale circa la possibilità di una risposta militare diretta contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina e contro la Cina in caso di invasione di Taiwan se fosse rimasto alla Casa Bianca dopo le elezioni del 2020. Quanto riportato da Reuters parla di un Trump, in particolare, che ha detto che avrebbe “bombardato Mosca un giorno dopo l’invasione dell’Ucraina” se avesse avuto il controllo dell’amministrazione.
The Donald non è nuovo a uscite roboanti. Ci ha abituato a ciò prima, durante e dopo il suo periodo alla Casa Bianca. L’uscita in questione è l’ennesima sull’Ucraina e la Russia dopo la presa di posizione sulla possibilità di prevenire, con la sua azione, l’invasione e l’invito a risolvere “in un giorno” la crisi dopo le elezioni di novembre, se sarà rieletto. Un Trump “pistolero” sulla Russia e sulla Cina parlerebbe, innanzitutto, al Partito Repubblicano e alla sua ala più “vecchia scuola”, ai nostalgici dell’America poliziotto del mondo che hanno pensato a Nikki Haley come loro candidata alle ultime primarie.
Ora la Haley ha giurato fedeltà a The Donald e Trump, mentre raccatta consensi nell’elettorato e si salda con i vecchi sostenitori dell’élite di Wall Street, ha bisogno del consenso del suo partito. Un partito che ha di fatto guidato, per quattro anni, nella versione inedita per gli States di “capo dell’opposizione”. E che deve tenere unito fino a novembre. Non sarà facile per Trump, che sfrutta però la capacità di prendere posizioni comode, e anche decisamente irrituali, garantita dalla sua assenza dalla stanza dei bottoni. In America la dialettica maggioranza-opposizione è più sfumata, in un contesto che spesso ha visto i partiti dialogare per una legislazione bipartisan a causa del controllo della Casa Bianca da parte di uno tra Partito Democratico e Partito Repubblicano e una maggioranza diversa alle camere. Il livello di polarizzazione istituzionale degli ultimi anni è ai massimi, e in quest’ottica è più facile salire sulle barricate.
Trump ragiona così, da capo dell’opposizione in perenne campagna elettorale. Una figura che, lo ripetiamo, negli Usa non è codificata. E anzi, è molto un-American, politicamente parlando.
Trump sull’Ucraina può comodamente dire al tempo stesso che Joe Biden sta svenando l’America per armare Kiev e che poteva atomizzare il Paese di Vladimir Putin in 24 ore dopo il 24 febbraio 2022. Così come sul conflitto a Gaza può ricordare a Benjamin Netanyahu di dover desistere da danneggiare l’immagine politica di Israele coi massacri in corso e attaccare ferocemente le proteste nei college, minacciandone la repressione in caso di rielezione. Trump è sempre stato questo, tutto e il contrario di tutto.
L’obiettivo? Coprire ogni nicchia elettorale. Nella consapevolezza che, oggigiorno, anche in un contesto di guerre e caos sarà l’economia, più che la politica estera, a far la differenza nel confronto elettorale. Il Partito Repubblicano si è ricompattato di fronte a questa necessità. Basta vederne la comunicazione, incentrata soprattutto sulla proposta di risolvere i problemi del carovita e dell’inflazione. Emblematico un tweet di recente pubblicato e dedicato al prezzo della benzina.
Prese di posizione radicali, da “pistolero”, sulla politica estera servono a Trump a presidiare determinate nicchie di elettorato. E a apparire, nei vari dossier, il presidente di…tutti i Repubblicani contemporaneamente. Nella società dello spettacolo è una mossa rischiosa ma che a un comunicatore come Trump può, nella sua spericolatezza, riuscire. A perderci è la capacità di giudizio di analisti e commentatori: la previsione di ciò che potrebbe essere un Trump 2.0 è sempre più aleatoria e indubbia. E questo dà l’idea di una confusione sulla futura traiettoria degli Usa che non riguarda, sui grandi temi globali, solo Joe Biden. Ma anche il suo predecessore e sfidante nella rivincita del 2020. Un testa a testa tra due anziani capi di partito che hanno difficoltà a comprendere il presente e i suoi sviluppi. E anche, di conseguenza, a programmare il futuro.
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