Nei giorni in cui si ricorda l’anniversario della Strage di Capaci, in cui nel 1992 uccidendo Giovanni Falcone Cosa Nostra alzò a livello decisivo lo scontro con lo Stato segnando, col senno di poi, non tanto la sua forza ma, piuttosto, l’inizio della sua fine è bene riflettere su quanto da allora in avanti la rete di potere nel mondo delle mafie sia cambiata. E, anzi, la globalizzazione abbia cambiato anche la gerarchia e le strategie nel sistema criminale internazionale.
Capaci, assieme a Via D’Amelio, ha scosso l’opinione pubblica e la memoria italiana. Ai tempi, assieme alla successiva stagione delle bombe di Cosa Nostra del 1993, sembrava la manifestazione dell’inviolabilità della Mafia siciliana. In realtà quel biennio segnò l’autodistruzione definitiva del potere di Cosa Nostra. A livello della proiezione geo-strategica delle Mafie è, sostanzialmente, più significativa un’altra strage, quella di Duisburg del 2007, un regolamento di conti intorno alla ‘ndrangheta che però palesò, agli occhi del mondo, la ramificazione della mafia che più di tutte ha capito la globalizzazione.
Un paragone spesso citato tra gli esperti del settore è che “Cosa Nostra è alle altre organizzazioni criminali internazionali quello che Michelangelo è ai Manieristi“, come ha ricordato il professor Giuseppe Gagliano. La ‘ndrangheta oggi porta su scala globale quello che Cosa Nostra ha sperimentato tramite strategia come la Pizza Connection e la triangolazione tra Palermo e centri di spaccio come Marsiglia nel decisivo settore del traffico di droga, fonte primigenia di capitali per ogni organizzazione criminale.
La ‘ndrangheta ha ereditato molti dei vecchi traffici di Cosa Nostra e, protette dal Santuario di Polsi, le ‘ndrine calabresi hanno potuto definire la strategia che ha portato alla proiezione globale della Mafia della Statale 106 e alla formazione di un’alleanza strategica con i nuovi cartelli colombiani, sempre più interessati a costruire alleanze finanziarie transnazionali. “I nuovi cartelli colombiani sono addirittura desiderosi di creare joint-venture con la ‘Ndrangheta perché sanno che tale collaborazione sarà proficua per entrambe le parti”, osserva Eurispes. “Da parte sua, la ‘Ndrangheta rafforza la sua posizione di monopolio nei grandi traffici di cocaina in Europa. I colombiani, d’altro canto, ottengono dai loro nuovi partner la possibilità di penetrare nel mercato europeo minimizzando i rischi”.
Marco Giaconi, politologo e analista geopolitico scomparso nel 2020 ha scritto nel 2000 il fondamentale saggio “Le organizzazioni criminali internazionali. Aspetti geostrategici ed economici” in cui ha evidenziato un’ulteriore potenzialità della globalizzazione nell’abilitare una divisione del lavoro delle Mafie su scala globale.
“I gruppi criminali, vecchi e nuovi, si sono avvantaggiati (anche diversificando e specializzandosi negli illeciti) a motivo del capitale che hanno accumulato tramite la facilità di riciclarlo in mercati finanziari e immobiliari globali poco regolamentati; ma pure per le opportunità offerte dalle innovative tecnologie informatiche e delle comunicazioni (in particolare, cellulari e internet) anche per criptare messaggi, occultare i traffici e accedere a mercati di massa e globali, anche per effettuare truffe telematiche”, scriveva con grande anticipazione nel 2014 Francesco Occhetta su La Civiltà Cattolica. In quest’ottica, “ulteriori «fattori facilitanti» (enablers) del crimine transnazionale sono stati le modalità globali di trasporto per mare, terra e aria, in particolare sfruttando i vantaggi dei container e la nascita di innumerevoli zone franche sia legali, per favorire gli investimenti riducendo il carico fiscale e burocratico (ovvero i controlli), sia illegali (come isole, territori secessionistici o di confine)”
La ‘ndrangheta, forte di una struttura a rete che rende ogni cellula una “metastasi” semi-autonoma dal centro ma rispondente allo stesso criterio di affiliazione identitaria, valoriale e di origine territoriale, ha potuto coordinare la “divisione del lavoro” dei traffici. Creando non tanto una filiera di interessi quanto una catena del valore capace di abilitare un giro d’affari di 150 miliardi di dollari l’anno e una ramificazione su cinque continenti. La ‘ndrangheta è la mafia più globalizzata perché è passata dal coordinare traffici al creare un’architettura di rete dei sistemi criminali. Passano dalla ‘ndrangheta rapporti che vanno dai cartelli colombiani, artefici della nuova invasione di cocaina in Europa, Nord America e nel resto del mondo, alle organizzazioni della “finanza nera” attive nei paradisi fiscali per arrivare all’uso delle criptovalute e al rapporto coi gruppi jihadisti e militanti dell’Africa per il traffico di rifiuti.
Dalla corsa al controllo del territorio, propria di Cosa Nostra, alla focalizzazione sul governo dei flussi, che fa la fortuna della ‘ndrangheta: questa la sintesi di trent’anni di storia delle mafie. Adattatesi alla globalizzazione. E, forse, tra le sue parti costituenti più minacciose. Oggi ancor più di ieri, anche e soprattutto perché ora si spara di meno e si lavora, anche nel crimine, con le logiche del commercio e della tecnologia di frontiera.
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