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Politica

Erdogan soffre sempre di “gulenite”: centinaia di arresti e lo spettro permanente del golpe

Altre centinaia di arresti in Turchia per l'incubo ricorrente di Erdogan: un golpe organizzato dall'ex amico Fetullah Gulen.

Nelle ultime settimane le autorità turche hanno annunciato l’arresto di 544 persone sospettate di essere legate a Fethullah Gulen, il predicatore che un tempo era un grande alleato di Recep Tayyep Erdogan e che nel 2016, invece, fu ritenuto responsabile del tentato golpe contro il presidente, che avrebbe ordito dagli Usa dove vive ormai dal 1999. Erdogan se la cavò per il rotto della cuffia (si dice, anche, grazie agli allarmi dei servizi segreti russi) e la sua vendetta fu pesante: decine di migliaia di persone arrestate, 140 mila rimosse dagli incarichi e quasi tremila condannate all’ergastolo. Non solo: l’estradizione dei seguaci di Gulen fu anche una delle condizioni che Erdogan cercò di porre per dare l’assenso all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato, richiesta poi abbandonata.

La “gulenite”, peraltro, è ormai una malattia cronica per Erdogan, che non riesce proprio a guarirne. L’ultima ondata di arresti, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Interni Ali Yerlikaya, si è sviluppata in 62 delle 81 province del Paese, a dimostrazione di quanto sia stata profonda e massiccia. E, ha detto il ministro, si è sviluppata contro “individui penetrati a diversi livelli nell’amministrazione pubblica”. E proprio questo, l’infiltrazione dei gulenisti negli organi dello Stato, è il vero incubo di Erdogan e dei suoi.

L’incubo è tornato ad agitare i sonni del regime turco nello scorso dicembre, quando la procura di Istanbul ha ordinato l’arresto di decine di persone tra le quali nomi importanti della nomenklatura turca: i figli dei ministri degli Interni, dell’Economia e dell’Ambiante e Urbanistica, famosi uomini d’affari legati all’edilizia come Reza Zarrab, Ali Ağaoğlu e Süleyman Aslan, general manager della banca statale Halkbank, oltre a una pletora di funzionari e alti burocrati. Per tutti accuse di corruzione e abusi edilizi. Un duro inatteso colpo per Erdogan e i vertici del suo partito, l’Akp, sempre più convinti che i seguaci di Gulen siano riusciti a infiltrare l’amministrazione statale ma anche la magistratura e i servizi segreti. Da qui l’ondata repressiva che, per non sbagliare, ha preso l’avvio con la rimozione di diversi dei poliziotti e dei magistrati che seguivano le indagini.

Lo scandalo, comunque, non ha potuto essere soffocato e ha provocato turbolenze all’interno dello stesso Akp. Il caso di maggior risalto mediatico è stato quello dell’ex calciatore (visto anche in Italia nel Torino e nell’Inter) Hakan Sukur, noto per le sue simpatie guleniste. Deputato dell’Akp, si è dimesso dall’incarico in occasione degli arresti, denunciando l’intenzione del Governo di chiudere le scuole del movimento di Gulen. La punta di un iceberg di frizioni politiche all’interno del partito erdoganiano che potrebbero prima o poi emergere.

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