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Nazionalismi

L’islamofobo Wilders contro le condoglianze europee a Raisi: “Solidarietà col male”

Geert Wilders attacca la solidarietà europea all’Iran per la morte di Ebrahim Raisi. E la notizia sarebbe di quelle rubricabili a un second’ordine se non parlassimo del leader del Partito per le Libertà olandese (Pvv) che ha appena concluso un...

Geert Wilders attacca la solidarietà europea all’Iran per la morte di Ebrahim Raisi. E la notizia sarebbe di quelle rubricabili a un second’ordine se non parlassimo del leader del Partito per le Libertà olandese (Pvv) che ha appena concluso un accordo di coalizione con le formazioni di destra e liberali per dare a Amsterdam un nuovo governo in cui proprio il Pvv sarà l’azionista di maggioranza. Wilders su X ha ripreso le dichiarazioni del presidente del Consiglio Europeo Charles Michel in cui si esprimevano le condoglianze europee di rito dichiarando: “Non nel mio nome”.

In precedenza, il leader della destra sovranista, populista e islamofoba olandese aveva messo in chiaro la sua posizione rispondendo a Janez Lenarcic, Commissario Ue per la gestione delle crisi, che aveva dichiarato di aver reso disponibile all’Iran il servizio satellitare Copernicus per geolocalizzare l’elicottero di Raisi, schiantatosi ieri nella provincia dell’Azerbaijan Orientale. “Solidarietà col male” il commento di Wilders, che non guiderà il governo di cui si è trovato la quadra e per la cui leadership manca solo il nome del successore di Mark Rutte (in carica dal 2010), ma sarà l’uomo forte di un’atipica alleanza tra destra populista, agrari (il partito “dei trattori” Bbb è al governo), centristi e liberali avente il baricentro spostato sul mondo conservatore. E sui cavalli di battaglia di Wilders su molti temi: l’agenda migratoria, in testa, con il Pvv che ha chiesto “le più strette politiche di asilo che i Paesi Bassi ricordino” come base della negoziazione per il governo. A cui si aggiunge una spinta politica sul contrasto alla penetrazione dell’Islam e di tutti i suoi riferimenti politici.

Riprendendo i concetti di Oriana Fallaci sul paragone tra Islam politico e totalitarismo, Wilders in passato ha definito “ideologia fascista” la religione di Maometto. Wilders, che ha portato il Pvv a vincere le elezioni come primo partito a novembre ” ha costruito la sua carriera politica sulla base della sua retorica anti-islamica”, ha scritto Trt World: “Dal tracciare parallelismi tra il Corano e il Mein Kampf di Hitler all’organizzazione di concorsi per vignette sacrileghe sul profeta Maometto, ha una storia di provocazioni nei confronti dei musulmani da quando ha fondato il suo Partito per la Libertà (PVV) di estrema destra nel 2006”. Wilders, aggiunge Politico.eu, “è noto per le sue proposte di vietare il Corano e le moschee, e una volta è stato trascinato in tribunale per aver incitato una folla a cantare “meno marocchini”. Il suo attacco all’Iran si inserisce in un frame interpretativo chiaro: l’Olanda deve essere capofila del contrasto all’Islam politico. E lo deve essere su ogni fronte. Non a caso Wilders, come gli altri leader dei partiti sovranisti membri del gruppo di Identità e Democrazia, è stato uno dei più accorati sostenitori di Israele nella sua guerra a Gaza e nel suo contrasto all’Iran e agli alleati regionali dopo i massacri di Hamas del 7 ottobre 2023. Il nuovo governo olandese potrebbe, in quest’ottica, addirittura spostare l’ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, in una gara con la Repubblica Ceca a render il Paese il primo dell’Ue a far ciò.

In quest’ottica, Wilders potrebbe diventare il primo esponente di punta di un governo dell’Ue a spingere per una decisa contrazione dei contatti con Teheran e della fine dell’equilibrismo diplomatico del Vecchio Continente. Il politico olandese, in quest’ottica, coniuga conservatorismo sul tema etnico-migratorio, orientamenti libertari in campo economico e sociale e occidentalismo geopolitico per giustificare l’atavica ostilità contro l’Iran e i Paesi islamici. Che ora arriva molto vicina alla stanza dei bottoni europea, sulla scia di un occidentalismo estremista che appare simile a quello di leader come il presidente argentino Javier Milei. In una strumentale dialettica “buoni contro cattivi” a cui si lega un sostanziale pregiudizio verso il diverso e un’idealizzazione di realtà, come Israele, solo per il loro ruolo spendibile per fini politici di fronte all’elettorato. Tutto questo in una dinamica ove predomina un sostanziale infantilismo dicotomico nella lettura del mondo. Con buona pace della necessaria analisi della complessità che servirebbe in casi del genere.

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