Prima dal viaggio in Cina e dagli incontri con Xi Jinping, il presidente russo Vladimir Putin si è detto convinto della bontà del piano di pace per la guerra in Ucraina proposto dalla Cina circa un anno fa. Allora, gli Stati Uniti si dissero decisamente contrari, l’Ucraina contraria senza voler compromettere i rapporti con la Cina, e la Russia stessa si mostrò poco entusiasta. Ora, invece, Putin lo approva, aggiungendo significativamente che “la Cina capisce la situazione in Ucraina”. Frase sibillina che non spiega granché ma segnala comunque un alto grado di interesse.
Vediamo, quindi, che cosa prevede questo famoso “piano cinese”. Si tratta di 12 punti che proviamo qui a riprodurre nella sostanza:
Uno: “… la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i paesi dovrebbero essere effettivamente garantite”.
Due: “I legittimi interessi e le preoccupazioni di sicurezza di tutti i paesi dovrebbero essere presi sul serio e adeguatamente affrontati… Dovremmo aderire a un concetto di sicurezza comune, globale, cooperativo e sostenibile”.
Tre: “Cessare il fuoco e smettere di combattere… impedire che la crisi ucraina si aggravi ulteriormente o addirittura vada fuori controllo, sostenere Russia e Ucraina affinchè si incontrino, riprendere il dialogo diretto non appena possibile… raggiungere infine un cessate il fuoco globale”.
Quattro: “Avviare colloqui di pace”.
Cinque: “Risolvere la crisi umanitaria… Sostenere il ruolo di coordinamento delle Nazioni Unite nell’assistenza umanitaria alle aree di conflitto”.
Sei: “Le parti in conflitto dovrebbero… astenersi dall’attaccare civili e strutture civili… La Cina sostiene lo scambio di prigionieri di guerra tra Russia e Ucraina”.
Sette: “Mantenere la sicurezza delle centrali nucleari”.
Otto: “Prevenire la proliferazione nucleare ed evitare una crisi nucleare.”.
Nove: “Garantire l’esportazione di grano. Tutte le parti dovrebbero attuare l’accordo sul trasporto di cereali nel Mar Nero firmato da Russia, Turchia, Ucraina e Nazioni Unite”.
Dieci: “Opporsi a qualsiasi sanzione unilaterale non autorizzata dal Consiglio di Sicurezza”.
Undici: “Garantire la stabilità delle filiere industriali e di approvvigionamento”.
Dodici: “Promuovere la ricostruzione postbellica… La Cina è pronta a fornire assistenza”.
È piuttosto evidente perché agli Stati Uniti questo piano non può piacere. Dando per scontato che gli Usa, almeno nel caso dell’Ucraina, siano d’accordo con le dichiarazioni di principio sulla sovranità di tutti i Paesi e sull’integrità territoriale, l’idea di ricondurre la gestione della crisi alle Nazioni Unite e di bloccare tutte le sanzioni non autorizzate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu (dove Cina e Russia hanno diritto di veto) sarebbe per loro come un pugno in un occhio. Inoltre, il piano cinese parla di cessate il fuoco e tregua ma non fa il minimo accenno a un ritiro delle truppe russe dall’Ucraina e alla restituzione dei territori occupati. Poco meno sgradita sarebbe l’idea di ritrovarsi la Cina tra i piedi, sia per l’aiuto umanitario sia per un’eventuale ricostruzione post-bellica. Per non parlare di un altro fatto: un anno fa, mese più mese meno, americani ed europei aspettavano la famosa controffensiva ucraina, convinti che avrebbe dato una mazzata ai russi che, l’inverno prima, si erano ritirati da una parte consistente dei territori prima occupati. E invece…
Resta da capire, invece, la ragione dell’accresciuto interesse russo per il piano cinese, espresso oltretutto in modo così evidente. Certo, il Cremlino ha tutto l’interesse a presentarsi come parte ragionevole che non esclude una soluzione negoziata. E nelle parole di Putin ci sarà anche l’intento di compiacere colui che oggi è un partner fondamentale per la stabilità della Russia, ovvero Xi Jinping. In più, la situazione al fronte in questo periodo non è sfavorevole alla Russia e Putin può forse pensare di tenere in caldo un’ipotesi di soluzione che in realtà, anche per le considerazioni appena fatte, sembra più adatta a ipotizzare un cessate il fuoco (e, se tutto va bene, una tregua) che non un negoziato di pace.
Ma al fondo di tutto, nel cervello peraltro imperscrutabile di Putin, c’è forse l’idea che gli Usa e i Paesi Ue non acconsentiranno a nessuna ipotesi di cessate il fuoco che non presupponga, di fatto, una resa della Russia. Gli americani lo hanno detto in ogni modo: al di là delle questioni ideali (reali o presunte), con il 3-5% del loro budget per la Difesa tengono impegnata e logorano la Russia, mettendola tra l’altro in difficoltà economica con le sanzioni. E poi c’è quel che gli americani non dicono: questa guerra ha consentito loro di staccare definitivamente l’Europa dalla Russia (anche fisicamente, vedi i gasdotti Nord Stream) e di mettere l’Europa in uno stato di soggezione politica ed economica come mai prima. Per finire, lo status dei Paesi Ue più legati agli Usa, come la Polonia e i Baltici, grazie alla guerra in Ucraina è molto cresciuto all’interno delle istituzioni comunitarie. Quindi, dal punto di vista degli Usa: perché affrettarsi a cercare una soluzione che non sia il cosiddetto “piano Zelensky”, ovvero la resa della Russia?
E per gli europei conta la preoccupazione, la convinzione che un’eventuale vittoria russa in Ucraina possa aprire la porta a problemi anche maggiori, e sul territorio Ue. È un’idea alla dottor Stranamore, non si capisce come la Russia, già così impegnata in Ucraina, potrebbe pensare di attaccare anche una piccola porzione della Ue, i cui confini ormai coincidono con quelli della Nato. Ma tant’è. E in ogni caso oggi la paura della Russia sembra il maggiore collante, se non l’unico, dell’Unione disunita.
Riportando alla ribalta il piano di pace cinese, quindi, Putin tenta di ri-coinvolgere la Cina e di agitarla sia davanti agli occhi degli americani, che in Asia e nel Mar Cinese meridionale giocano partite importanti, sia davanti a quelli degli europei, che possono anche fare la voce grossa ma dei commerci con la Cina continuano ad aver bisogno, come la recente visita di Xi Jinping ha dimostrato.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.
