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Politica

Anche lo storico Pappè minaccia la sicurezza di Usa e Israele

Pappè è stato fermato in aeroporto a Detroit per due ore prima di ricevere il via libera per entrare negli Stati Uniti. "Sostiene Hamas?".

Due ore di interrogatorio in cui, come evidenziato dal diretto interessato, gli agenti hanno avuto modi gentili ma hanno al contempo portato avanti domande definite “fuori dal mondo”: è quanto accaduto a Ilan Pappè, uno storico israeliano atterrato a Detroit nei giorni scorsi e fermato alla dogana prima di ottenere il definitivo via libera per entrare negli Usa. A raccontare l’episodio è stato lo stesso Pappè in un lungo post scritto su Facebook nella tarda serata di mercoledì: “Sapevate – si legge – che i professori di storia settantenni minacciano la sicurezza nazionale americana?”

Chi è Ilan Pappè

Nato ad Haifa nel 1954, Pappè sia dagli estimatori che dai detrattori viene ritenuto uno dei massimi esperti di storia in Israele. In patria ha fondato nella sua città natale l’Istituto per la Pace e, sempre ad Haifa, ha ricoperto la cattedra all’istituto per gli studi palestinesi. Prima della pensione inoltre, ha insegnato all’Università di Exeter, nel Regno Unito. Lo storico però è famoso soprattutto per le sue posizioni sia politiche che relative alla nascita di Israele. In particolare, Pappè fa parte del filone della cosiddetta “Nuova Storiografia Israeliana“, un gruppo nato tra gli anni ’70 e ’80 che ha esaminato a fondo le vicende legate alla guerra del 1948/49. Quella cioè che ha portato alla nascita e all’estensione attuale dello Stato ebraico.

In questa veste, Pappè ha spesso criticato la ricostruzione storica ufficiale e ha preso delle posizioni considerate anti sioniste. Secondo lo storico, in particolare, la cosiddetta nakba, ossia la fuoriuscita dalle proprie case di almeno 700.000 palestinesi, non è stata figlia dei combattimenti ma ha rappresentato un preciso piano posto in essere dal primo premier israeliano, Ben Gurion. Una tesi quest’ultima che ha attratto su Pappè diverse critiche sia da parte di numerosi gruppi politici israeliani che da parte di molti colleghi storici. A partire da un altro storico israeliano, Benny Morris, il quale pur appartenendo anch’esso alla Nuova Storiografia Israeliana, ha più volte sottolineato come non esistano precise prove su presunti piani politici volti a organizzare una pulizia etnica in Palestina nel 1949.

Lo scontro con i colleghi è risultato evidente soprattutto nel 2000, quando Pappè ha preso pubblica posizione sull’episodio di Tantura. Un nome quest’ultimo che evoca il villaggio palestinese situato nei pressi di Haifa conquistato nel 1949 dalle forze israeliane. Riallacciandosi alla ricostruzione dello studioso israeliano Teddy Katz, secondo cui gli israeliani hanno deliberatamente ucciso fino a 250 cittadini inermi durante le fasi dell’occupazione, Pappè ha esplicitamente parlato di “massacro”. Contro questa tesi, diversi accademici dello Stato ebraico hanno sottolineato la presenza di alcune incongruenze nel materiale presentato da Katz, a partire dalla scorretta trascrizione di almeno sei delle 230 testimonianze raccolte dallo studioso.

Sul fronte politico, Pappè ha sempre sostenuto la trasformazione di Israele in uno Stato binazionale laico in grado di includere sia l’identità ebraica che quella araba. Una posizione sposata dal Maki, ossia il Partito Comunista Israeliano di cui lo studioso è stato in passato un attivista. In diverse occasioni infatti, Pappè si è candidato alla Knesset, il parlamento israeliano, con le liste dei comunisti senza però riuscire ad ottenere il seggio.

Le posizioni dello storico israeliano sulla guerra a Gaza

Più che per le sue posizioni espresse in passato, è probabile che l’interrogatorio a Detroit che Pappè sostiene di aver subito sia da ricollegare alle sue più recenti dichiarazioni sulla guerra a Gaza. Proprio nel giorno della sua partenza per gli Usa, su Al Jazeera è stata pubblicata un’intervista in cui lo storico israeliano ha duramente accusato il governo di Netanyahu: “Nel 1948 non c’era la televisione né gli smartphone – ha dichiarato – Era facile coprire la Nakba, la pulizia etnica. Credo che il livello di diniego oggi sia molto più sinistro e indecente”. Al Jazeera, è bene ricordare, è la tv qatariota accusata dallo stesso esecutivo di Netanyahu di fare propaganda a favore di Hamas tanto da essere messa al bando dalla Knesset.

Forse anche per questo, una volta atterrato a Detroit, gli agenti hanno voluto interrogare lo studioso. Tra le domande poste dalla polizia, anche quella relativa a un suo presunto sostegno accordato ad Hamas e ai movimenti islamisti palestinesi: “La buona notizia è che azioni come questa puzzano di puro panico e disperazione – ha concluso nel suo posto Ilan Pappè – in reazione al fatto che Israele diventerà molto presto un pariah state con tutte le implicazioni di tale status”. Un termine, quello di pariah state, che indica in gergo uno “Stato emarginato” a livello internazionale: un’altra accusa grave quindi verso l’attuale orientamento politico intrapreso dal governo di Tel Aviv.

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