Proseguono le nomine per il secondo Governo del premier russo Mikhail Mishustin. Lui è un tecnocrate, un esperto di informatica che agli alti livelli cominciò a essere apprezzato per la riforma del servizio fiscale russo, e con lui si è accentuata una tendenza peraltro cronica del sistema sovietico e poi putiniano: il governo amministra ma la politica si fa al Cremlino. Così il giudizio politico va dato in base a certi sommovimenti interni, un po’ come un tempo si intuivano i cambiamenti di linea dalla posizione occupata dai notabili sovietici sul mausoleo di Lenin durante gli eventi ufficiali.
Da questo punto di vista, per ciò che riguarda strettamente le nomine governative, la novità di rilievo è l’ascesa di Dmitrij Patrushev, da sei anni ministro dell’Agricoltura, al rango di vice-premier, compiuta proprio mentre suo padre Nikolaj, sanpietroburghese come Putin, ex KGB come Putin e fedelissimo di Putin, lascia il posto di segretario del Consiglio di sicurezza occupato fin dal 2008 per diventare assistente del Presidente (insieme, tra l’altro, con un volto emergente della nomeklatura putiniana, l’ex governatore della regione di Tula Aleksej Djumin). Comunque sia stato deciso quest’ultimo provvedimento, non si tratta certo di una disgrazia politica familiare. E in ogni caso è il riconoscimento del lavoro di Dmitrij Patrushev e della realtà che il presidente della Duma, Vjaceslav Volodin, ha descritto a voce alta davanti a tutti i parlamentari: oggi l’agricoltura garantisce alla Russia l’autosufficienza alimentare e un export più redditizio della vendita di armi che, come ha appunto detto Volodin in aula, “non è certo diminuita”.
Detto questo, il punto focale di questo rimescolamento delle carte è di certo il ministero della Difesa. Come ormai si sa, Sergej Shoigu, alla Difesa dall’ormai lontano 2012, è stato spostato al Consiglio di sicurezza. Ruolo comunque prestigioso ma poco operativo, soprattutto per uno come lui che, prima di gestire le forze armate, gestì a lungo le “truppe” del ministero delle Situazioni di emergenza. È difficile vederlo nel ruolo che fu di Patrushev, lui sì un perfetto consigliere del principe, anzi dello zar. Putin ha sempre protetto Shoigu, anche quando la campagna d’Ucraina sembrava andare male, anche di fronte alla ribellione di un altro suo fedelissimo, Evgenyj Prigozhin, ma ora lo sposta a fare un mestiere che chiaramente non è il suo, affidandogli per di più l’incarico di sovrintendere al funzionamento del complesso militar-industriale ma come vice di Dmitrij Medvedev, presidente dell’apposita Commissione. E per di più alla Difesa è andato Andrej Belousov, un civile esperto di economia e informatica. Il tutto mentre l’offensiva al fronte è in pieno svolgimento.
si dice che tre indizi facciano una prova. Qui ne abbiamo quattro. Lo scambio Shoigu-Belousov. Il ritorno (ampiamente pubblicizzato) del generale Sergej Surovikin dall’Africa, dov’era stato misteriosamente esiliato pur dopo aver costruito quella “linea Surovikin” che ha permesso ai russi di respingere l’offensiva ucraina della primavera scorsa. L’arresto con accuse di corruzione di Timur Ivanov, vice ministro della Difesa responsabile dell’edilizia militare, finito clamorosamente in manette il giorno dopo una riunione cui partecipava lo stesso ministro Shoigu. E ieri l’arresto di un altro pezzo grosso, Yurij Kuznetsov, capo del personale dello stesso ministro della Difesa. Comincia a essere abbastanza per parlare di una zacistka, un repulisti ai vertici delle forze armate.
Perché Putin ha preso queste decisioni proprio in questo momento? Certo, le cose al fronte vanno bene. Ma non si dice che squadra che vince non si cambia? Forse è proprio il buon andamento della guerra, paradossalmente, a preoccupare il Cremlino. Putin prende molto sul serio gli impegni Nato e occidentali a sostenere l’Ucraina “finché sarà necessario” e la sua prospettiva è quella di uno scontro destinato a prolungarsi nel tempo, se non a cronicizzarsi. In questo quadro, le spese per la Difesa stanno crescendo esponenzialmente: quest’anno raggiungeranno i 110 miliardi di euro pari al 6% del Pil, mentre ancora nel 2022 erano 86 miliardi pari al 4,06% del Pil. Risorse preziose, che la Russia sotto sanzioni deve reperire (ecco una buona ragione per promuovere il ministro dell’Agricoltura Patrushev, vedi sopra) e sottrarre ad altri settori e che quindi non può permettersi di sprecare. Fin dai tempi di Eltsin il ministero della Difesa, da questo punto di vista, è stato un secchio bucato (il ministro di allora, Pavel Graciov, al tempo della guerra in Cecenia era soprannominato “Pasha Mercedes” per la passione per le auto di lusso) e gli ultimi arresti per corruzione, in un Paese in guerra dove al ministero affluiscono sempre più quattrini, dimostrano che i manolesta sono sempre numerosi e non perdono il vizio. C’è stato, in questi mesi, uno stillicidio di ufficiali e funzionari finiti in tribunale per aver allungato le mani nel portafoglio pubblico. Ma se gli arresti arrivano fino a un vice-ministro come Ivanov, vuol dire che il ministro o è complice o non è più in grado di controllare i sottoposti. Nel caso di Shoigu, rimosso e promosso, e personalmente mai sfiorato finora da accuse di malversazione (almeno non in pubblico), l’ipotesi più probabile sembrerebbe la seconda.
Al suo posto arriva ora Belousov. Un civile dal curriculum impeccabile anche dal punto di vista accademico (ne abbiamo già parlato qui), uno che una volta arrivato alla prima posizione nel Governo si era dimesso da ogni altro incarico. Pare che alla Difesa sia arrivata l’ora di mettere un po’ d’ordine di tappare i buchi.
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