Sul perché la cronaca nera attiri tanta attenzione si sono spesi fiumi di parole. Probabilmente le cause variano da persona a persona, ma ci sono senz’altro dei tratti comuni: le storie di omicidi e serial killer stimolano parti nascoste della nostra coscienza, ci fanno identificare tanto con le vittime, quanto con i carnefici, obbligandoci a porci sempre la solita domanda: io – in una situazione simile – cosa avrei fatto?
Satanismo e dintorni
Se poi la cronaca nera incrocia il satanismo, il successo di pubblico è assicurato. E parlando di satanismo qui in Italia non si può prescindere dal parlare della vicenda delle Bestie di Satana. Certo, di storie legate al satanismo ce ne sono state altre. Pensiamo alla storia ambientata tra il 1997 e il 1998 nella Bassa Modenese, riportata alla ribalta dal lavoro di Pablo Trincia che con un podcast, Veleno, ha richiamato alla memoria l’oscura epopea di 16 famiglie e di altrettanti bambini sottratti alla tutela dei genitori per un presunto giro di pedo-satanismo. Ricordiamo anche il controverso caso di Fabio Rapalli, il trentenne scomparso nel maggio 1996 e trovato mummificato pochi mesi dopo in un dirupo nei pressi di Pontremoli. Anche per questa vicenda si parlò di un’affiliazione dell’uomo alla cosiddetta “Setta delle Bestie”, recentemente salita agli onori delle cronache per una serie di presunti abusi sessuali in Lombardia. Ricordiamo infine il brutale omicidio di suor Maria Laura Mainetti, accoltellata 19 volte da tre ragazze di 17 e 16 anni, che si giustificarono dicendo di aver compiuto un sacrificio a Satana.
L’orrore in provincia
Tuttavia, a occupare un posto privilegiato nell’immaginario collettivo sono appunto le Bestie di Satana, il gruppo di ragazzi e ragazze appassionati di musica metal che seminarono morte tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila nel varesotto. Tre omicidi accertati e un suicidio indotto, ma anche il sospetto di aver avuto in ruolo in una lunga serie di morti misteriose e cruente. Andrea Volpe, Nicola Sapone, Mario Maccione, Paolo Leoni, Elisabetta Ballarin, Eros Monterosso. Sono alcuni dei nomi divenuti tristemente famosi. Giovani sbandati, che sotto l’effetto di droghe pesanti e alcool diedero forma concreta agli orrori evocati nel corso di sedute spiritiche e riti satanici iniziati come un gioco, come un modo un po’ bizzarro e alternativo di rompere la monotonia delle giornate di provincia, e finiti in tragedia.
La vicenda degna di un film horror cominciò il 24 gennaio del 2004, quando i carabinieri trovarono malamente seppellita nel fango Mariangela Pezzotta, ferita con una fucilata e finita a badilate poche ore prima da Volpe e Sapone, alla presenza della Ballarin. Da quel momento, grazie anche al pentimento subitaneo di Volpe, si venne a scoprire l’esistenza delle Bestie di Satana, il cui esordio omicida risaliva al 17 gennaio 1998, quando due membri del gruppo, la diciannovenne Chiara Marino e il sedicenne Fabio Tollis vennero massacrati a coltellate e martellate in un bosco da Volpe, Sapone e Maccione.
Un brand di successo
Da quel momento iniziò per tutta Italia un viaggio all’inferno, dove il diavolo è solo un pretesto per dare sfogo agli istinti più bassi, dove la vita vale meno di niente. Una storia che colpì allo stomaco l’opinione pubblica e che ancora oggi, a distanza di vent’anni, attira un’attenzione difficile da spiegare se non con il fascino perverso esercitato in generale dalle vicende di sangue e, in particolare, dalle vicende di sangue che coinvolgano dei ragazzi qualunque, ragazzi che potrebbero essere i nostri figli, i nostri fratelli.
A dimostrazione dell’interesse che non cala, la recente produzione di un fortunato podcast targato One More Time in cui protagonista è Mario Maccione, minorenne all’epoca degli omicidi Marino-Tollis. In un’intervista intima e non priva di dettagli truculenti, Maccione racconta il delirio che portò lui e il suo gruppo di amici a macchiarsi di crimini orribili. Tutt’ora in produzione è poi un altro podcast di Antonio Cristiano e Marco Maisano, dal titolo “Bestie“, che ripercorre l’intera vicenda affidandosi a interviste e stralci del processo che ha portato a pesanti condanne, tra cui due ergastoli (per Nicola Sapone e Paolo Leoni).
Non è esagerato definire quello delle Bestie di Satana un brand di successo. Al pari di altre vicende di cronaca nera come quelle legate al mostro di Firenze, ai crimini della Uno bianca, a Ludwig e ai crimini in generale. La spettacolarizzazione del male passa attraverso prodotti curati al dettaglio, dove a parlare sono i protagonisti delle vicende, gli investigatori, i magistrati, i parenti delle vittime, i carnefici stessi. E il segreto del successo è un mistero. Dopotutto, cosa rende una storia di sangue più interessante di un’altra? Per quale motivo alcune vicende di cronaca nera salgono agli onori delle cronache e altre restano nell’ombra? Non c’è una risposta. Di certo, nel caso delle Bestie di Satana, oltre l’orrore dei crimini commessi resta la suggestione di un livello superiore più volte paventato ma di cui non è mai stata trovata traccia, la presenza di un capo carismatico che abbia guidato le azioni di un gruppo di ragazzi allucinati e pronti a tutto e che sia rimasto nell’ombra.
Sicuramente ascoltando le voci dei protagonisti di allora, ci sembra di sfiorare il male con le dita. Ma è un male generato da qualcun altro, un male che in fondo non ci riguarda. E che ciononostante ci attrae come un canto di sirena, sussurrando alla nostra coscienza parole che non abbiamo il coraggio di ascoltare fino in fondo. Parole che, forse, ci spiegherebbero la ragione per cui siamo tanto attratti da quel male.
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