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Politica

Asse Svizzera-Vaticano per la pace: il Papa alla conferenza sull’Ucraina

Papa Francesco andrà al summit svizzero che si terrà a giugno per discutere della possibilità di una pace in Ucraina.

Papa Francesco andrà al summit svizzero che si terrà il 16 e 17 giugno per discutere della possibilità di una pace in Ucraina? Dopo che la presidente della Confederazione Elvetica, Viola Amherd, è stata ricevuta dal Santo Padre nel Palazzo Apostolico della Città del Vaticano a Francesco è giunto un invito ufficiale a Lucerna, città che sarà sede dell’incontro multilaterale che a metà giugno proverà ad abbozzare una proposta di pace nel conflitto fondata sulla visione dei Paesi che hanno mostrato sostegno concreto o solidarietà diplomatica, politica e morale al Paese invaso dalla Federazione Russa nel 2022.

La Svizzera dopo il G7 per il Papa?

L’invito di Amherd a Francesco può, potenzialmente, innalzare il livello di una conferenza che si terrà in scia al G7 italiano di Borgo Egnazia, dove Jorge Mario Bergoglio è stato invitato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sarà anche a Lucerna, per parlare di intelligenza artificiale e delle conseguenze delle sue applicazioni per la società, l’economia, i rapporti tra i popoli. E come sull’Ia Meloni punta a far sentire la voce di un Papa che è stato antesignano nei discorsi sul tema tra i leader globali, così Amherd, spingendosi a chiedere alla Santa Sede di presenziare al vertice di Lucerna, può permetterne la svolta da conferenza d’intenti generici a processo politico. Contribuendo a rafforzare una prospettiva negoziale andata via via logorandosi negli ultimi mesi, ma su cui il Vaticano non ha mai dato intenzione di voler demordere.

La conferenza della Svizzera e le sue spine

La Russia, lo ricordiamo, è stata invitata dal governo di Berna a partecipare ma si è rifiutata: “Il primo Paese con il quale abbiamo parlato, dopo naturalmente l’Ucraina, è stato la Russia, perché non ci può essere un processo di pace senza la Russia, anche se non ci sarà a questo primo incontro”, ha detto ad aprile il Ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis.

Con una palese sottovalutazione del peso reale di uno Stato che, va ricordato, è una potenza finanziaria ed economica di rango globale e uno Stato che fa della sua neutralità una leva di dialogo col mondo intero, di recente l’ex presidente russo Dmitrij Medvedev ha liquidato l’iniziativa svizzera come il frutto di un’iniziativa propria di un Paese noto solo per “il formaggio e gli orologi”. La proverbiale sicumera di Medvedev non può però nascondere il dato di fondo della conferenza, che fino ad ora rischiava di apparire come un primo passo troppo timido e morbido per risolvere la crisi scoppiata nel 2022 con l’invasione dell’Ucraina. Come ha scritto il direttore Fulvio Scaglione su queste colonne, infatti “l’idea di Zelensky e dei Paesi che appoggiano l’Ucraina (il cosiddetto “Occidente collettivo”) è di trattare solo sulla base del piano in dieci punti che lo stesso Zelensky ha presentato all’inizio del 2023 e che prevede, tra l’altro, restrizioni sul prezzo degli idrocarburi russi, restituzione di tutti i territori occupati dai russi (Crimea compresa) e ritorno ai confini del 1991, un tribunale speciale per giudicare i crimini di guerra dei russi e, naturalmente, riparazioni economiche per i danni di guerra subiti”.

La presenza del Papa sarà una svolta?

La presenza alla conferenza del Vaticano può portare un mediatore attivo e con capacità diplomatiche di taglia globale a capire quanto delle legittime richieste ucraine può essere inserita in un processo di pace avente come obiettivo una stabilizzazione politica e diplomatica della tormentata regione est-europea. “Il negoziato non è una resa”, ha ricordato a marzo Francesco parlando alla Radiotelevisione della Svizzera Italiana. Frasi che hanno suscitato scalpore, ma che hanno un indubbio valore politico, mostrando la reiterata spinta della Santa Sede a cercare accordi per riportare la pace in Europa. Da tempo, con parole chiare,

Papa Francescoe i suoi principali collaboratori hanno preso una linea precisa: è stata più volte esplicitamente stigmatizzata la futilità di ogni guerra d’aggressione come quella portata avanti dalla Russia e sottolinea il martirio del popolo ucraino. Ma al contempo la Chiesa cattolica, superpotenza “morale” senza proiezione alcuna di hard power, ha mostrato la sua lucidità geopolitica mettendo in evidenza sui rischi che la guerra indiretta tra Mosca e l’Occidente, in un mondo privo dei pesi e dei contrappesi dell’era della Guerra Fredda minacci di portare le classi dirigenti del pianeta, come sonnambuli, alla rovina collettiva. Invitando a non rassegnarsi a un futuro di guerra.

Dunque, occhio a Lucerna: se Francesco parteciperà o si farà rappresentare da un diplomatico d’alto rango come il Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin o l’inviato per l’Ucraina, il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, Cardinale Matteo Maria Zuppi, il Vaticano manderà un segnale preciso. Un “noi ci siamo” che tra tamburi di guerra sempre più fragorosi e una difficoltà politica a pensare la pace mostra la volontà della Chiesa di essere nel mondo, ma non del mondo, in questi tempi caotici. Ove mentre tutto rischia di crollare sono i pontieri che possono mettere le questioni a posto. La Svizzera lo ha capito. Il Vaticano pure. Sta a Ucraina e, soprattutto, Russia capire quale sia il non plus ultra di questa annosa e logorante guerra.

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