Skip to content

Mohammed Bin Salman impugna il joystick e si compra i videogame

Il soft power dell'Arabia Saudita passa anche attraverso l'intrattenimento (virtuale) e i videogiochi. Ecco qual è il piano di Mohammed Bin Salman.

Il 2030 si avvicina e questo per Riad vorrà dire molto. La capitale saudita non solo ospiterà in quell’anno l’Expo, grazie alla vittoria della sua candidatura contro Roma e Busan, ma per l’intero regno saudita quella data indicherà uno snodo cruciale sotto il profilo politico ed economico. Nel 2015, quando il padre Salman salì al potere, il principe ereditario Mohammed Bin Salman ha lanciato il progetto Vision 2030. Un programma ambizioso in cui immaginare un’Arabia Saudita diversa entro quell’anno, in grado di sorreggere la propria economia guardando oltre il petrolio.

Nulla di diverso, a dire il vero, da quanto fatto, già almeno un ventennio prima, da molti suoi vicini: Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrein sono impegnati in iniziative di diversificazione dell’economia già dall’inizio di questo secolo. Tuttavia, il piano saudita, con il passare degli anni, è apparso più ambizioso: Riad ha messo infatti sul tavolo molti più fondi degli altri e ha in cantiere più progetti. La monarchia saudita ha inoltre nel mirino un obiettivo considerato alla portata: diventare definitivamente una potenza regionale, un attore con cui dover fare i conti in molti ambiti.

Il soft power saudita

La diversificazione dell’economia saudita non può che passare anche dal cosiddetto soft power: “I Saud puntano su questo – ha dichiarato una fonte diplomatica su InsideOver – come del resto hanno fatto prima di loro tutti i vari attori del Golfo”. Per soft power si intende la capacità di incidere in settori legati agli aspetti culturali ed economici: “Non un semplice rinnovamento della propria immagine – ha proseguito la fonte – come spesso si tende a dire. Ovviamente presentarsi come un Paese diverso rispetto alla visione comune che vede nell’Arabia un luogo chiuso e oscurantista, è importante ma è solo un primo passo”.

Per Mbs, così come viene soprannominato Mohammed Bin Salman, puntare sul soft power vuol dire aprire Riad agli investimenti stranieri, presentarsi come un Paese affidabile e dove poter puntare sotto il profilo economico: “Spesso si afferma – ha sottolineato la fonte diplomatica – che i sauditi vogliano rinnovare l’immagine per avere più turisti e proporsi come meta turistica in grado di competere con l’Egitto o con Dubai. Ma tutto questo è eccessivamente esemplificativo: Mbs vede nel turismo una delle nuove possibili fonti di reddito, ma non la principale. Credo che lui voglia fare del regno saudita un polo di attrazione per la finanza e per le nuove industrie tecnologiche”.

Tra riforme e grandi eventi

Per presentare in un certo modo il Paese, Mbs ha bisogno di importanti palcoscenici internazionali. E quale migliore occasione in tal senso se non quella legata agli eventi sportivi e fieristici, appuntamenti in grado di proiettare l’Arabia Saudita al di fuori dei propri confini: “Ogni evento per Riad è fondamentale per mostrare un volto diverso – ha aggiunto la fonte – ad esempio mostrare donne allo stadio fa sì che Mbs e chi per lui possa dire di aver cambiato il volto all’Arabia”.

Ovviamente si tratta spesso di pura propaganda: “I passi avanti sono solo presunti e comunque ancora molto poco incidenti sulla realtà sociale del Paese – ha voluto specificare la fonte da noi contattata – ci sono ancora evidenti problemi proprio riguardo la condizione delle donne, così come per il rispetto delle minoranze. Basti pensare alla questione del Qatif, la regione a maggioranza sciita dove le comunità locali denunciano continue intromissioni da parte del potere centrale”.

Ad ogni modo, i passi verso la diversificazione dell’economia e verso il progetto Vision 2030 sono segnati. Riad vuole portare avanti una nuova immagine, altre nuove riforme, ospitare grandi eventi per rilanciare investimenti e lasciarsi alle spalle la tradizionale dipendenza dal petrolio.

L’Arabia Saudita dal 2021 ospita un gran premio di Formula Uno a Gedda, città dove si stanno concentrando molti investimenti nel settore turistico e tecnologico. Dopo l’arrivo nel Paese della classe regina del motorsport, è stato un susseguirsi di altri eventi sportivi: dal calcio, dove si sta puntando anche sull’acquisto di campioni nel campionato locale, fino a campionati mondiali di svariate discipline olimpiche. Nel 2034 l’Arabia ospiterà i mondiali di calcio, quattro anni prima a Riad si terrà l’Expo: sport e intrattenimento sono quindi i principali settori su cui Mbs sta mettendo i propri occhi.  

Gli investimenti di PIF nel settore dei videogiochi

Il soft power dell’Arabia Saudita, dunque, passa attraverso l’intrattenimento. Anche quello virtuale. Nel mirino del Public Investment Fund (PIF, il fondo sovrano del Paese) sono infatti finite alcune tra le principali aziende tecnologiche impegnate nello sviluppo e distribuzione di videogiochi. Non certo un’industria da sottovalutare, visto che a livello mondiale vale 187 miliardi di dollari.

L’azione più eclatante di Riad è coincisa con un’operazione conclusa nel febbraio 2023, con l’acquisto da parte di PIF dell’8,26% delle azioni di Nintendo, trasformando il richiamato fondo saudita nel più grande investitore esterno nella multinazionale giapponese specializzata nella produzione di videogame e console.

Nel forziere di Mbs – che, dal canto suo, ha affermato di essere un appassionato videogiocatore – troviamo 2,9 miliardi di dollari di azioni di Activision Blizzard, 1,7 miliardi in Electronic Arts e 1,2 miliardi di dollari in Take-Two Interactive, ovvero tre importanti aziende statunitensi attive nell’ambito videoludico.

Il forziere dorato di Bin Salman

PIF gestisce un veicolo dorato, il Savvy Games Group, una multinazionale saudita che prevede di investire circa 38 miliardi di dollari nel settore dei giochi da qui ai prossimi anni, che mira a fondare 250 società di gioco in Arabia Saudita, nonché a creare 39.000 posti di lavoro.

Riad sogna in grande e, grazie ai ricchi proventi petroliferi, non pone alcun limite alle sue ambizioni. Compresa quella di diventare la regina mondiale dei videogiochi. Attraverso il Savvy Games Group il Paese ha messo le mani sullo sviluppatore di giochi per dispositivi mobili Scopely (costo: 4,9 miliardi) e sulle organizzazioni di eSport ESL e Faceit (1,5 miliardi). Sono inoltre stati stanziati altri 12 miliardi da destinare ad altri interventi analoghi.

Nel 2022 Savvy aveva annunciato di disporre di 38 miliardi da impiegare per rendere la nazione dipendente dall’export di olio nero in un hub per l’industria videoludica. Intanto, mentre nel resto del pianeta le sale giochi chiudono i battenti, True Games, una rete internazionale di lounge per eSport, ha annunciato l’intenzione di voler costruire in Arabia Saudita oltre 150 sale da gioco all’avanguardia entro il 2030, complete delle più recenti console, di simulatori e altri servizi annessi. Nessuno ha fretta e il tempo è dalla parte di Bin Salman.

Esport cinese e intrattenimento sudcoreano

Gli eSport possono dare vita ad interessanti forme di diplomazia. Nel dicembre 2022, poco dopo che il presidente cinese Xi Jinping aveva visitato l’Arabia Saudita, PIF, attraverso Savvy, ha sborsato 265 milioni di dollari per diventare azionista di maggioranza di VSPO, una delle società di eSport più importanti della Cina.

Nel dicembre 2023 Riad ha invece investito 500 milioni in Kakao Entertainment, una filiale del colosso tecnologico sudcoreano Kakao Corp. Il suo core business: produrre web novel e webtoon, trasmettere musica in streaming, gestire spettacoli K-pop ed essere coinvolta nella realizzazione di serie televisive e film. La società asiatica possiede Melon, il principale streamer musicale in Corea del Sud, e ha inglobato la società di produzione cinematografica locale Zip Cinema (per intenderci, la stessa che ha prodotto film come Parasite e la serie Netflix Kingdom). L’investimento, dunque, ha offerto a Bin Salman una prateria da occupare nel crescente mercato internazionale di anime made in Korea.

Alcuni sono sorpresi dell’interesse saudita nel settore dell’intrattenimento. A Joost van Dreunen, professore della New York University, autore del libro One Up. Creativity, Competition, and the Global Business of Video Games, lo strano fenomeno ricorda “le società immobiliari cinesi che all’improvviso hanno iniziato ad avere ambizioni cinematografiche”. La realtà potrebbe essere molto più semplice: Bin Salman, fan del gioco di strategia Age of Empires, intende rendere il suo Paese inseparabile da molte industrie. La partita videoludica è quindi soltanto una piccola parte di una strategia ben più ampia.   

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.