Skip to content
Politica

La Georgia spaccata dalle proteste. Ma non è questione di alleanza con la Russia…

Le proteste che da diversi giorni animano la Georgia riaccendono i fari su Tbilisi, capitale da diverso tempo a cavallo tra Occidente e Oriente. Ovvero tra un percorso di integrazione al blocco euroatlantico avviato dopo la guerra con la Russia...

Le proteste che da diversi giorni animano la Georgia riaccendono i fari su Tbilisi, capitale da diverso tempo a cavallo tra Occidente e Oriente. Ovvero tra un percorso di integrazione al blocco euroatlantico avviato dopo la guerra con la Russia del 2008 e un richiamo a un appeasement con il grande ex dominatore d’epoca imperiale e sovietica con cui le relazioni sono inevitabili. Il partito al governo, Sogno Georgiano, ha promosso un disegno di legge sugli “agenti stranieri” che impone agli apparati attenti alle questioni politiche che ricevono più del 20% dei fondi in sovvenzioni straniere a registrarsi come attori esterni. Una mossa che l’opposizione contesta come autoritaria e filo-russa.

La legge ha già passato due dei tre voti necessari per entrare in vigore. Le proteste si sono quindi incrementate. “Le misure della legge si applicheranno alle ONG, ai media e ai gruppi elettorali che ricevono più del 20% dei finanziamenti dall’estero”, nota Politico.eu. Che aggiunge: “Tra gli obiettivi principali della legge c’è la filiale georgiana di Transparency International, che ha una lunga esperienza nel denunciare la corruzione e la cattiva gestione delle risorse pubbliche. Secondo un deputato del Sogno georgiano , l’approvazione della legge sugli agenti stranieri farebbe “scomparire” dalla vita pubblica il direttore della ONG, Eka Gigauri”.

Sogno Georgiano governa il Paese dal 2015 e ha espresso gli ultimi sei premier, tra cui l’attuale leader dell’esecutivo Irakli Kobakhidze. Le cancellerie occidentali hanno contestato la svolta del partito di governo, avente come segretario generale una figura nota in Italia: Kakhaber Kaladze, sindaco di Tbilisi e già calciatore attivo in Italia con le maglie di Milan e Genoa.  “La Georgia è a un bivio”, ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Ricordando come il processo di adesione di Tbilisi all’Ue e alla Nato possa essere compromesso da queste decisioni. Ma è possibile definire “filo-russa” la Georgia odierna proprio sulla base di una singola legge? La questione è più complessa.

Partiamo dai fatti: sicuramente la legge georgiana ricorda molto le analoghe legislazioni promosse dal governo di Vladimir Putin per additare al pubblico la presenza di attori finanziati da fondi stranieri, soprattutto occidentali. La partita sembra però combattuta più sul fronte interno che su quello internazionale. E rispondere a un tentativo di Sogno Georgiano di blindarsi come formazione di potere in una fase critica per il Paese. Le accuse di corruzione e autoritarismo, ha sottolineato Emanuel Pietrobon su X, sono la vera questione da sottolineare.

Il partito di governo, al contempo, appare la classica formazione desiderosa di auto-perpetrarsi nelle istituzioni cavalcando il vento politico del momento. Il partito in passato, ad esempio, promosse leggi per avvicinare la Georgia all’Ue e alla Nato, ma guardandosi bene dal fatto che potesse con queste scelte provocare una rottura con la Russia. Anche il Carnegie Endowement for International Peace, organizzazione americana legata alla promozione dell’interesse Usa e dei diritti liberali e democratici nel mondo, ha invitato alla cautela, ricordando che già in passato Sogno Georgiano si è fatto fautore di un approccio moderato verso Mosca: el 2015, quando in Georgia fu aperto un centro di addestramento della NATO, l’allora primo ministro Irakli Garibashvili affermò che “il centro di addestramento per il personale militare non è in alcun modo diretto contro la Russia. […] Siamo chiamati a mantenere un approccio pragmatico nelle nostre relazioni con la Russia”. Con Mosca sempre più assertiva alle sue porte, la Georgia ha fatto calare le sue ambizioni di unione al campo euroatlantico per pragmatismo e timore di essere trascinata in una più ampia conflittualità geopolitica. In questo marasma, un partito nato come proiezione della volontà d’influenza del miliardario Bidzina Ivanishvili ha furbescamente preso la palla al balzo per cercare di stringere le sue maglie sul Paese. Ma appare difficile pensare a una mossa etero-diretta da Mosca in un contesto che vede Russia e Georgia prive di formali relazioni dirette dal 2008 e in cui dal 2022 a oggi nessun passo è stato fatto per rilanciarle. Sogno Georgiano, più che filo-Cremlino, è per il potere. Come molti altri partiti nell’ex Unione Sovietica, ivi compreso l’ucraino Servitore del Popolo, mira a perpetrarsi nelle istituzioni. Sfruttando i vuoti che le incerte democrazie dell’ex impero socialista ancora presentano nella loro corsa alla democrazia. Voragini più preoccupanti per una saldatura con l’Occidente di altre, incerte questioni geopolitiche.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.