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Politica

Dal Russiagate al Chinagate, l’Europa sempre a caccia di spie

L'Europa sembrerebbe aver messo nel mirino la Cina. La caccia alle spie del Dragone si è improvvisamente inasprita. Tra azioni necessarie e inutili ossessioni.

Bruxelles, la porta d’ingresso per accedere al Parlamento europeo e alla sede della Nato. Londra, cuore dell’anglo-sfera nonché centro finanziario chiave della regione nonostante la Brexit. Infine Dresda, dove è appena stato arrestato un assistente dell’eurodeputato Maximilian Krah, principale candidato alle elezioni europee di giugno per il partito tedesco di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD).

Bruxelles-Londra-Dresda: sembrerebbero essere questi i vertici del presunto triangolo dello spionaggio costruito dalla Cina in Europa, almeno a giudicare dagli ultimi eventi finiti sotto i riflettori. Il più recente campanello d’allarme è arrivato dalla Germania, o meglio da Dresda.

Qui la polizia ha spedito in galera, con l’accusa di essere una spia al soldo di Pechino, tale Jian G., un membro dello staff dell’eurodeputato Krah. “L’imputato ha ripetutamente trasmesso informazioni sui negoziati e sulle decisioni del Parlamento europeo al suo cliente dei servizi segreti (cinesi ndr)”, ha spiegato la procura tedesca. In attesa che le indagini facciano il loro corso, Krah ha negato di essere a conoscenza delle presunte attività del suo assistente, mentre l’Afd – al secondo posto nelle preferenze di voto – è finito nell’occhio del ciclone.

La crociata contro le (presunte) spie cinesi

In principio c’erano le “spie russe“. Adesso il mirino delle istituzioni europee si è spostato più a est e punta direttamente su Pechino. La stagione della caccia alle “spie cinesi” è appena cominciata. Anzi: si è inasprita di pari passo al deterioramento delle relazioni diplomatiche tra l’Occidente e la Cina.

Prima dello scandalo Krah, sempre in Germania, le autorità tedesche avevano arrestato tre persone “fortemente sospettate” di aver fornito informazioni sulla tecnologia militare ai servizi segreti del Dragone. I protagonisti della vicenda? Herwig F., Ina F. e Thomas R. L’accusa ha descritto Thomas R. come un agente di un dipendente del Ministero cinese della Sicurezza dello Stato (MSS), mentre Herwig F. e Ina F. come marito e moglie che gestivano un’azienda a Düsseldorf.

Pare che, attraverso la loro società, la coppia avesse concluso un “accordo di cooperazione” con un’università tedesca che prevedeva la preparazione di uno studio per un partner cinese su parti di macchine strategiche per il funzionamento di potenti motori navali, compresi quelli utilizzati in contesti di guerra. Dietro l’impresario cinese si sarebbe però nascosto un dipendente del MSS che avrebbe dato gli ordini a Thomas R., mentre l’intero progetto sarebbe stato finanziato dalle agenzie statali cinesi. L’ambasciata cinese a Berlino ha negato tali accuse, esortando Berlino “a smettere di sfruttare l’accusa di spionaggio per diffamare la Cina”.

Nelle stesse ore, più a nord, nel Regno Unito, un ricercatore parlamentare britannico veniva intanto stato “accusato di spionaggio a favore della Cina”. Christopher Cash – impiegato come ricercatore dalla presidente della commissione conservatrice per gli affari esteri Alicia Kearns – è stato accusato di “fornire informazioni pregiudizievoli a uno stato straniero: la Cina”.

Dal Russiagate al Chinagate?

Lo spionaggio, si sa, è l’invisibile gioco delle parti al quale hanno sempre partecipato le grandi potenze. Nessuna esclusa. È quindi normale che, in presenza di casi eclatanti, avvengano arresti, indagini, inchieste. Il punto di non ritorno, tuttavia, viene superato quando la necessaria repressione di non meglio specificati agenti infiltrati al soldo di Paesi stranieri si trasforma in un’ossessionante caccia alle streghe. O peggio: in una crociata ideologica che non si limita a prendere di mira gli eventuali colpevoli, quanto tutto quello che può essere ricollegato al nemico del momento.

I Verdi europei (e non solo loro) insistono affinché la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, acceleri l’indagine sui legami tra deputati e potenze straniere. Mossa più che legittima, a patto però che questa non racchiuda solo ed esclusivamente un pretesto geopolitico.

Non c’è stato nemmeno il tempo per capire meglio i contorni del Russiagate che adesso i riflettori sono puntati su un fantomatico Chinagate. Dalla Russia alla Cina: non è da escludere che questo cambio di passo possa rispecchiare l’inizio di una nuova era. Quella nella quale il nemico principale dell’Occidente avrà i connotati di un Dragone e non più di un Orso.

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