Due giorni in Francia, il 5 e il 6 maggio, per parlare di affari e politica estera. Poi una tappa in Serbia, presumibilmente il 7 maggio, in concomitanza con il 25esimo anniversario del bombardamento della Nato sull’ambasciata cinese a Belgrado, avvenuto nel 1999. Infine la chiusura del viaggio in Ungheria, ormai diventata strategica e ben felice di attirare ingenti investimenti in settori quali l’automotive e la costruzione di batterie per veicoli elettrici. È partito il conto alla rovescia per il tour in Europa di Xi Jinping. Una missione, quella del presidente cinese, che si materializzerà in un periodo di fuoco, tra ricorrenze storiche simboliche, l’avanzamento militare della Russia in Ucraina e l’escalation delle tensioni commerciali lungo l’asse Pechino-Bruxelles.
Il dialogo con la Francia
Quello a Parigi sarà il primo viaggio di Xi Jinping in Europa da cinque anni a questa parte. Il dialogo che il capo di Stato cinese avrà con Emmanuel Macron verterà in primis su tematiche economiche. Si vocifera che Airbus, il secondo produttore mondiale di velivoli commerciali dopo Boeing, sia in trattative con la Cina per inviare un maxi ordine di aerei oltre la Muraglia. Il pacchetto potrebbe riguardare centinaia di velivoli ma le discussioni tra le parti sarebbero ancora in una fase preliminare, e non è da escludere che il vis a vis Xi-Macron possa accelerare l’iter. Nell’aprile 2023, in ogni caso, Airbus ha accettato di costruire una seconda catena di montaggio cinese, con la chiara intenzione di rafforzare l’accesso al secondo mercato aeronautico più grande del mondo. La diplomazia degli aerei, quindi, riavvicina Cina e Francia. E questo nonostante le scintille commerciali tra il Dragone e l’Unione europea, con Bruxelles spaventata da un’ipotetica invasione di auto elettriche made in China a basso costo, e da altre presunte altre pratiche sleali. Se, dunque, il governo cinese ha scelto l’Eliseo come interlocutore europeo prediletto per affrontare i dossier regionali più scottanti, allo stesso tempo il gigante asiatico ha trasformato la Germania nell’interlocutore economico-commerciale di spicco.
Gli obiettivi di Xi
Sono almeno tre gli obiettivi di Xi. Il primo: consolidare i rapporti con Macron, e dunque con la Francia, ormai considerata dal gigante asiatico – e a discapito dell’Italia – l’attrice di punta dell’Ue con la quale interloquire per i dossier regionali.
Il secondo: convincere Bruxelles, per gentile intercessione di Parigi, che cooperare economicamente con la Cina non è un rischio bensì un vantaggio. Detto altrimenti, il leader cinese proverà a cercare una mitigazione del rischio giocando di sponda con l’ego di Macron. Al quale, va da sé, Pechino dovrebbe concedere il via libera ad interessanti accordi commerciali. E l’Italia? Fuori dai giochi che contano dopo la decisione del governo Meloni di accantonare la Nuova Via della Seta.
Il terzo: rafforzare le relazioni con Serbia e Ungheria, ovvero due continue spine nel fianco dell’Ue, entrambe desiderose di continuare a far parte della Belt and Road Initiative e a calamitare investimenti cinesi. Belgrado è stata accostata ai Brics e vanta attivissimi rapporti con Pechino.
Budapest ha invece annunciato a febbraio un accordo sulla sicurezza con la Cina – che potrebbe prevedere pattuglie di polizia cinesi nel Paese – e ha ancora in ballo il famigerato progetto ferroviario Budapest-Belgrado finanziato dal Dragone. BYD, uno dei maggiori produttori di auto elettriche sulla piazza, costruirà una maxi fabbrica a Szeged, mentre la cinese Catl, il più grande costruttore di batterie elettriche al mondo, dirotterà oltre 7 miliardi di euro a Debrecen per costruire una struttura di produzione all’avanguardia. Affari d’oro e investimenti a pioggia.
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