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Sessant’anni di Nutella, il boom economico spalmato sul pane

Che mondo sarebbe senza Nutella? Sicuramente un mondo con Ferrero, l’azienda produttrice della celebre crema spalmabile italiana che ha conquistato i mercati globali, meno dominante nel settore dolciaria. Ma forse anche un mondo con un segmento di Made in Italy...

Che mondo sarebbe senza Nutella? Sicuramente un mondo con Ferrero, l’azienda produttrice della celebre crema spalmabile italiana che ha conquistato i mercati globali, meno dominante nel settore dolciaria. Ma forse anche un mondo con un segmento di Made in Italy in meno.

Compie oggi 60 anni la commercializzazione di un prodotto che dal 1964 a oggi é stato uno dei reparti di sfondamento del “Made in Italy” dell’industria alimentare nel mondo. Diciamo industria perché su molti prodotti la scala delle nostre imprese alimentari è stata minore, ma sulla Nutella l’Italia ha giocato una partita di prima fascia. Creando non solo un’icona di sapore ma anche se non soprattutto una filiera produttiva virtuosa. Oggi di Nutella si producono mille tonnellate al giorno, 365mila ogni anno. L’equivalente di 2.039 Boeing 747 o se preferite, un peso tre volte e mezzo superiore a quello della USS Gerald Ford, la più grande portaerei al mondo, ogni anno.

La tenace ostinazione di Pietro Ferrero, capostipite del gruppo di Alba, ha rinverdito nei decenni il rapporto tra il Piemonte, terra di nascita della Nutella, e il mondo dei dolci. Il 20 aprile 1964, giorno dell’inizio della commercializzazione, gli italiani iniziarono a acquistare un prodotto che divenne un simbolo della nuova propensione al consumo nazionale. Non più sussistenza, ma anche voluttà: alla fine del boom economico, la Nutella come altri prodotti, dalle motociclette Vespa agli elettrodomestici, iniziava a rappresentare il simbolo di un’italica volontà di alimentare di consumi privati lo sviluppo.

Ferrero inizió gli esperimenti con il Giandujot nel 1946 e diciotto anni dopo arrivò a un prodotto di commercializzazione di massa, nazionale e non solo. Facendo, del resto, della piccola città di Alba un capoluogo del capitalismo familiare italiano.

“Chi è nato in Italia negli anni Sessanta del Novecento ricorda i bicchieri della Nutella che occhieggiano dai pensili della cucina, usati per dar da bere ai bambini assetati, in quanto più sacrificabili rispetto al servizio buono di cristallo, tenuto gelosamente sotto chiave nella credenza della sala da pranzo”, hanno scritto “Gli Stati Generali”, sottolineando il portato di marketing del successo della Nutella.

Oggi, sessant’anni dopo, il prodotto è ancora cavallo di battaglia di un gruppo che fattura 14 miliardi di euro, e traina con acquisizioni e investimenti l’industria intera a livello internazionale. Il cui cavallo di battaglia resta quella crema spalmabile che ha unito le generazioni col suo logo e il suo barattolo inconfondibile.

La Nutella dal boom alla globalizzazione segna l’industria italiana e, a suo modo, anche il rapporto tra l’Italia e il suo sistema economico. L’Italia in cui Ferrero lanciava la Nutella era un Paese in crescita in cui l’eccellenza alimentare era parte di un tutto più ampio. Quella del 2024 vede l’industria in questione reggere mentre in tanti settori industriali e di manifattura il Paese perde quote di mercato. Anche se nemmeno la casa madre ha resistito alla tentazione di cavalcare le regole della globalizzazione.

La NNutella resta italianissima, Ferrero un po’ meno. “Per quanto riguarda la casa madre, dal 2019 l’azienda ha sede legale, domicilio fiscale e amministrativo a Findel di Sandweiler in Lussemburgo. Formalmente, il gruppo è la Ferrero International S.A. Sempre lussemburghese è il veicolo finanziario Teseo Capital. La holding di Giovanni Ferrero, ad del gruppo e con 40 miliardi di dollari di patrimonio uomo più ricco d’Italia, si chiama Fedesa ed è basata in Lussemburgo”, si è scritto su True News. I proventi della Nutella sono, ora come ora, un po’ meno italiani. L’eccellenza industriale e gastronomica di un prodotto che ha conquistato il mondo resta. Il romanticismo delle origini meno. Ma dai tempi pioneristici a oggi forse era inevitabile andasse così.

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