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Difesa

Il “conto” del Pentagono per gli F-35: 2mila miliardi di dollari

Costi in crescita per un sistema d'arma che prometti di allungare la sua vita operativa per diversi decenni.

Il caccia F-35 sarà in volo praticamente fino alla fine del secolo e costerà complessivamente agli Stati Uniti, al cambio attuale, 2mila miliardi di dollari. Lo riporta un calcolo del Government Accountability Office (Gao), un organo americano che analizza e certifica i costi dei programmi federali. Secondo il quale dal 2014 a oggi le stime per il costo del cacciabombardiere di punta dell’aeronautica Usa sono quasi raddoppiate.

“Le stime dei costi di sostegno sono aumentate del 44%, da 1,1 trilioni di dollari nel 2018 a 1,58 trilioni di dollari nel 2023”, scrive il Gao. Aggiungendo che una nuova rivalutazione a 2 trilioni di dollari del costo totale del programma si è resa necessaria dopo che il Pentagono ha deciso di prolungare dal 2077 al 2088 il termine della vita operativa dell’F-35. Che arriverà ad abbracciare, dall’ideazione del primo prototipo alla fine, per ora ipotizzata, della sua operatività oltre un secolo: fu negli Anni Ottanta che la United States Air Force (Usaf) iniziò a pensare al Joint Strike Fighter (Jsf).

I costi, si legge nel rapporto del Gao, lievitano nonostante il calo dei piani di volo: “i militari”, si legge nel rapporto, “hanno abbassato il numero di ore stimate per ciascun aereo riguardo a quanto debba, ogni anno, volare”. Nella stima dei costi annuali 2020, il Program Office del Pentagono ha riferito che la flotta di F-35 avrebbe volato 382.376 ore all’anno. Nella stima dei costi annuali del 2023, l’Ufficio del programma congiunto F35 ha riportato una stima rivista delle ore di volo di 300.524: una riduzione di quasi 82.000 ore di volo all’anno, pari al 21%”.

Chiara Rossi, attenta analista di questioni militari per StartMag, ha aggiunto un dettaglio importante: il fatto che a fronte di questi costi il caccia F-35, nelle sue varianti, non ha ancora raggiunto la piena operatività nella flotta Usa: “Il tasso di capacità di missione della flotta di aerei da combattimento F-35 del Pentagono – o la percentuale di tempo in cui un aereo può svolgere una delle missioni assegnate – era del 55% a marzo 2023, molto al di sotto dell’obiettivo del Pentagono dell’85-90%”. Un altro duro colpo per il programma, dopo che già la Lockheed Martin, la prime contractor del programma, si era trovata in difficoltà nella realizzazione dei nuovi velivoli per problemi legati all’approvvigionamento del materiale chiave dell’industria per gli F-35, il titanio.

Più che sulle capacità operative degli aerei in servizio o dell’efficienza dell’F-35 come sistema d’arma, il Gao si concentra sul fatto che sono alcune componenti meccaniche e tecniche a frenare le prospettive dell’aereo: problemi al sistema di avvio e raffreddamento potrebbero, sul medio-lungo periodo condizionare l’operatività dell’aereo e il Gao ha accolto con attenzione il proposito dell’F-35 Joint Program Office del governo Usa di studiare un adattamento del motore dell’aereo capace di far risparmiare 25,6 miliardi di dollari in costi di manutenzione per l’aereo da qui a fine secolo.

Il caso F-35 deve essere da lezione per ogni programma di approvvigionamento militare. Vista la “coda lunga” su cui insisteranno le strutture di fornitura di dispositivi militari sempre più complessi, più “piattaforme” che asset, nei prossimi decenni un investimento importante sui costi di progettazione può prevenire spese di gestione e mantenimento dei dispositivi sul lungo periodo. Scrivi F-35 e leggi Tempest: le aziende attive nello sviluppo del caccia di sesta generazione a cui partecipa anche l’Italia dovranno fare attenzione a questo particolare. Pena spendere, nei decenni futuri, quantità enormi di risorse per mantenere in pista i preziosi assetti che animano l’aeronautica di frontiera.

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