Difficilmente verrà chiamata “Nato asiatica“. Né avrà uno statuto messo nero su bianco con specifici articoli e meccanismi ben definiti. Nei fatti avrà però lo stesso compito dell’Alleanza atlantica, con l’unica differenza che il suo raggio d’azione non coinciderà con l’Europa bensì con l’Indo-Pacifico.
L’architettura diplomatica alla quale stanno lavorando gli Stati Uniti sta lentamente prendendo forma grazie ad un insieme di alleanze asiatiche tenute insieme – e ideate – in virtù dello stesso obiettivo: arginare l’avanzata della Cina.
La “sicurezza” della Nato non è “regionale” ma “globale”, perché “quello che succede oggi in Ucraina può succedere domani nel Mar Cinese Meridionale” dove c’è Taiwan, ha recentemente dichiarato il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg. Parole chiare, che sottolineano l’esigenza dell’organizzazione di giocare di sponda con quanti più partner asiatici possibili.
La strategia degli Usa
Vietato, dunque, parlare di Nato Asiatica, visto che una simile accezione scatenerebbe la reazione della Cina (supportata quasi sicuramente da Corea del Nord e Russia, con quest’ultima sempre più interessata a partecipare alle dinamiche del continente asiatico) ma anche l’imbarazzo degli alfieri occidentali nella regione.
Dal Giappone alla Corea del Sud, dalle Filippine all’Australia, nessuno di questi Paesi avrebbe convenienza nel dichiarare esplicitamente di far parte di una rete diplomatica a trazione Usa creata per frenare Pechino. Il motivo è semplice: il Dragone resta un partner economico troppo importante, e una sua risposta avrebbe il potere di generare serie conseguenze commerciali.
La via che sta seguendo Washington coincide quindi con una somma di più alleanze, così da non far insospettire troppo Xi Jinping (che pure qualcosa ha già intuito). Gli Usa, ad esempio, hanno trascorso gli ultimi mesi smussando l’ancestrale rivalità che separa Corea del Sud e Giappone. L’azione silenziosa dell’amministrazione Biden ha dato i suoi frutti lo scorso agosto, quando nel Maryland, nella residenza presidenziale di Camp David, è andato in scena un inedito trilaterale tra il padrone di casa Joe Biden, il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol e il primo ministro giapponese Fumio Kishida.
In quel momento aveva appena preso vita una sorta di triplice alleanza ufficiosa volta al contenimento delle “minacce rosse” regionali, incarnate dalla Cina di Xi Jinping e la Corea del Nord di Kim Jong Un. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, visto che, allargando lo sguardo all’intera Asia, emerge una rete di alleanze non ancora messe a sistema, ma che indicano la volontà statunitense di dare vita ad un ampio trattato collettivo di sicurezza. A breve, infatti, Biden accoglierà a Washington il leader delle Filippine, Ferdinand Marcos Jr., e il citato Kishida, per un altro vertice trilaterale.
L’altra Nato
Il Giappone potrebbe inoltre giocare molto presto un ruolo chiave nell’Aukus, il patto di difesa nato nel 2021 con la partecipazione di Stati Uniti, Regno Unito e Australia, che potrebbe costituire il primo nucleo fondativo della nuova Nato del Pacifico. L’intesa ruota intorno a due pilastri: la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare all’Australia e la cooperazione in campo militare, con particolare riferimento all’intelligenza artificiale e alle tecnologie missilistiche.
Per quanto riguarda la Corea del Sud, Washington ha rinnovato l’impegno a difendere Seoul dalle minacce della Corea del Nord. Al di sotto del 38esimo parallelo troviamo i sistemi missilistici Thaad (che tanto fastidio hanno generato a Pechino) nonché un contingente di circa 28mila militari, in aggiunta agli oltre 50mila presenti in Giappone.
Diverso, invece, il discorso relativo all’India. Delhi ha relazioni tesissime con la Cina, ha da poco rafforzato i rapporti con gli Usa e fa parte del Quad, insieme ad Australia e Giappone, che però resta una piattaforma di dialogo e non un’alleanza militare come lo è Aukus. Il gigante indiano, tuttavia, non ha alcuna intenzione di sposare una causa prettamente occidentale sacrificando il suo storico ruolo di leader dei Paesi non allineati. In ogni caso, mettendo insieme le prime tessere del puzzle, non è difficile individuare i contorni di una ipotetica “Nato asiatica”.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

